Le donne socialiste pioniere dei valori internazionalisti

Amara Amûdê e Sarah Marcha
Sulla base di due articoli originali pubblicati sul giornale Newaya jin (aprile-maggio 2022),
aggiornati a marzo 2026 nel presente articolo.

Preambolo

In occasione della 115ª Giornata internazionale delle donne, lo scorso 8 marzo, milioni di donne in tutto il mondo sono scese in strada, dimostrando ancora una volta il loro potenziale di mobilitazione, di lotta e di unione. In vista del 1° maggio, in occasione della 137ª Giornata internazionale dei lavoratori, i movimenti di sinistra si mobiliteranno nuovamente e le donne occuperanno un posto centrale nell’organizzazione delle azioni e delle manifestazioni. Tuttavia, affinché un movimento mondiale di liberazione delle donne possa effettivamente emergere nel XXI secolo e diventare una forza organizzativa per la rivoluzione delle donne, deve essere compiuto un nuovo passo. In questa prospettiva, le esperienze storiche di lotta delle donne costituiscono un’eredità essenziale per far avanzare il progetto di un confederalismo democratico mondiale delle donne. Appare quindi necessario valutare il ruolo di avanguardia svolto dalle donne nella costruzione e nella difesa dei valori socialisti e internazionalisti. Attraverso questo articolo, desideriamo quindi mettere in luce le lotte storiche delle donne socialiste a livello internazionale e riflettere sulle prospettive di prolungamento del loro progetto politico nella costruzione del socialismo democratico.

Flora Tristan e l’Unione operaia

Mentre la lotta contro il sistema capitalista si sviluppava a livello internazionale già dal XIX secolo, le donne socialiste hanno affermato che la liberazione delle donne costituiva una condizione indispensabile per l’emancipazione dell’intera società. Hanno così sostenuto che senza l’emancipazione delle donne, la costruzione di una solidarietà tra i popoli e le nazioni, necessaria alla libertà dell’umanità, non avrebbe potuto realizzarsi pienamente.

La militante e scrittrice Flora Tristan faceva parte delle donne che conducevano questa battaglia. Contro il nazionalismo e il sessismo, fu una pioniera nella formazione di una coscienza internazionalista e liberatrice presso le donne. Di origine peruviana e francese, nel 1843, nella sua opera “L’Unione operaia”, fu la prima a proporre un progetto di organizzazione internazionale dei lavoratori fondato sull’emancipazione delle donne. Per lei, “l’anima, il cuore, lo spirito e i sensi” delle donne costituiscono la forza primaria del bisogno di amare, agire e vivere dell’umanità. Per questo chiama le donne di tutte le classi, nazionalità, età e convinzioni a mobilitarsi, a sostenere e a compiere la loro missione di “predicatrici” per la costruzione dell’Unione operaia. Flora Tristan afferma inoltre che “l’unità umana” non può realizzarsi che attraverso “l’uguaglianza assoluta dell’uomo e della donna”. In questa prospettiva, interpella gli “operai”, che chiama suoi “fratelli”, affinché si impegnino nella lotta per l’emancipazione delle donne e riconoscano che l’oblio e il disprezzo dei diritti naturali delle donne costituiscono una delle cause maggiori delle ingiustizie e delle sventure del mondo. Li esorta così a iscrivere, nella loro carta e nella loro lotta, il riconoscimento dei diritti inalienabili delle donne, affinché queste non siano più sottomesse all’oppressione e che gli uomini rispettino, presso le loro madri e le loro compagne, la libertà e l’uguaglianza alle quali essi stessi aspirano.

Nella sua opera, Flora Tristan afferma inoltre che l’esistenza di una società composta da donne e uomini liberi — ciò che oggi potremmo qualificare come convivenza libera — suppone innanzitutto l’emancipazione delle “donne del popolo”. Secondo lei, questa emancipazione passa necessariamente attraverso l’accesso a “un’educazione morale, intellettuale e professionale”. Ella sottolinea infatti che le donne giocano un ruolo centrale nella trasmissione dei valori morali all’interno della società. In quanto “madri”, “amiche”, “associate” o “compagne”, esse esercitano un’influenza determinante sui bambini come sugli uomini e partecipano così alla loro educazione. L’emancipazione e l’educazione delle donne appaiono dunque come una condizione essenziale per trasformare la società nel suo insieme.

Flora Tristan difende inoltre l’idea di un’unione dei lavoratori fondata sul riconoscimento e sulla difesa della diversità degli individui e delle nazioni. In questa prospettiva, sviluppa una concezione profondamente internazionalista dell’umanità, che paragona a un grande corpo vivente. Secondo lei, il mondo deve essere compreso come un “grande corpo umanitario” nel quale le diverse nazioni rappresentano gli organi e le membra, mentre gli individui ne costituiscono le arterie, le vene, i nervi o le fibre. Attraverso questa metafora, Flora Tristan sottolinea l’interdipendenza fondamentale tra i popoli e gli individui: come nel corpo umano, nessuna parte può soffrire senza che l’insieme del corpo ne sia affetto. La sofferenza di un individuo o di un popolo concerne così l’umanità intera. Ella sostiene che questa idea di indivisibilità del corpo umanitario e di solidarietà tra le nazioni e gli individui dovrebbe essere trasmessa fin dall’infanzia attraverso l’educazione, e attribuisce la responsabilità della mancata integrazione di questa concezione nell’insegnamento, alle opinioni religiose e politiche che hanno storicamente contribuito a dividere le nazioni e gli individui.

Flora Tristan ha percorso la Francia per promuovere il progetto dell’Unione operaia e difendere la necessità di organizzare la classe proletaria a livello internazionale. La sua vita fu segnata da grandi sofferenze, in particolare legate al suo matrimonio, e morì nel 1844 a seguito di una malattia aggravata dalle violenze subite da parte di suo marito. Nonostante la sua scomparsa prematura, le sue idee hanno esercitato un’influenza importante sui movimenti socialisti e, nel 1864, la prima organizzazione internazionale dei lavoratori fu fondata a Londra. Questa organizzazione, che sarà poi conosciuta sotto il nome di Associazione internazionale dei lavoratori (AIT) — o Prima Internazionale — si dà per obiettivo di costruire un movimento operaio mondiale contro il sistema capitalista, fondato sulla solidarietà internazionale e sulla lotta di classe.

Clara Zetkin e l’Internazionale socialista delle donne

Anche Clara Zetkin ha giocato un ruolo fondamentale nell’organizzazione internazionale dei movimenti socialisti, sia sul piano generale che nell’organizzazione specifica delle donne. Membro del Partito socialdemocratico di Germania (SPD), si scontrò rapidamente con le posizioni iniziali del partito, allora fortemente segnate da concezioni sessiste. Lo SPD sosteneva infatti che le donne non dovevano diventare manodopera subordinata al capitalismo e che dovevano rimanere al focolare. A quell’epoca, l’opinione dominante all’interno del movimento operaio consisteva nel difendere l’idea che la lotta socialista dovesse garantire agli uomini un salario sufficiente per far vivere l’intera famiglia, affinché le donne non dovessero lavorare fuori casa. Clara Zetkin si è opposta a questa concezione. Ella ha costantemente difeso il diritto delle donne all’autonomia finanziaria e all’accesso al lavoro fuori dal focolare, considerando queste rivendicazioni come parte integrante dell’emancipazione sociale. Si è così impegnata attivamente per far riconoscere e applicare questi principi.

A quell’epoca, si sosteneva frequentemente che il lavoro delle donne fuori dal focolare avrebbe ridotto le possibilità di impiego per gli uomini. In realtà, essendo i loro salari nettamente inferiori a quelli degli uomini, la manodopera femminile a basso costo rappresentava un vantaggio per i proprietari delle fabbriche nel quadro dello sfruttamento capitalista. Di fronte a questa situazione, le donne socialiste cercarono di convincere i loro compagni uomini che il problema non risiedeva nel lavoro delle donne in quanto tale, ma nell’ineguaglianza tra uomini e donne, così come nelle logiche capitaliste e sessiste della borghesia. Per loro, la lotta di classe restava comunque la lotta fondamentale, mentre la lotta tra i sessi si inscriveva al suo interno. Tuttavia, data la condizione specifica delle donne nel sistema capitalista, ritenevano necessario sviluppare un’organizzazione delle donne all’interno dell’organizzazione generale del partito e dell’Internazionale socialista. Questo orientamento si scontrava con ostacoli importanti. In Germania, ad esempio, la legge proibiva allora alle donne di creare o di aderire a organizzazioni politiche. Inoltre, all’interno di alcuni movimenti socialisti — come nel Partito operaio belga — la necessità di un’organizzazione specifica delle donne non era riconosciuta.

A quell’epoca, le donne conducevano la loro lotta per l’uguaglianza tra i sessi su due fronti: da una parte, denunciavano il carattere sessista delle istituzioni dello Stato; dall’altra, si sforzavano di convincere i loro compagni uominii che l’emancipazione delle donne costituiva una questione essenziale del socialismo. All’interno dei movimenti socialisti, esse non si limitavano all’adesione a un partito o a un’organizzazione politica, ma rivendicavano anche l’uguaglianza giuridica tra uomini e donne e cercavano di promuovere questa uguaglianza nell’ambito economico così come in tutti gli aspetti della vita sociale.

È in questo contesto che fu fondata l’Internazionale socialista delle donne. La prima conferenza delle donne socialiste si tenne nel 1907 a Stoccarda, in Germania, riunendo 59 delegate rappresentanti 15 nazionalità. Altre conferenze furono poi organizzate nel 1910, 1915 e 1917, consolidando così il coordinamento internazionale delle militanti socialiste.

Gli obbiettivi principali di queste conferenze erano promuovere l’uguaglianza tra i sessi, lottare contro tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne e di difendere i loro diritti in quanto diritti umani fondamentali. Esse miravano anche a rafforzare i legami tra le organizzazioni membri, ad assicurare l’attuazione delle risoluzioni adottate, a sviluppare relazioni con altri gruppi di donne socialiste e a promuovere programmi d’azione per l’emancipazione delle donne e delle ragazze, operando al contempo per lo sviluppo, la pace e i diritti umani nel loro insieme. Tra le risoluzioni adottate, si affermava che i partiti socialisti dovevano difendere il diritto di voto delle donne, inscritto nel quadro del suffragio universale poiché, a quell’epoca, il diritto di voto era riservato agli uomini proprietari di beni. Le donne borghesi che rivendicavano il suffragio per se stesse, senza difendere l’uguaglianza delle classi e il suffragio universale, erano criticate dalle donne socialiste, poiché il loro approccio contribuiva a rafforzare il sistema capitalista. Inoltre, l’emancipazione completa delle donne esigeva la loro liberazione economica e politica, nonchè un impegno attivo a favore del movimento sindacale e cooperativo femminile, sensibilizzando al contempo i lavoratori sull’importanza dell’unità per raggiungere l’ideale socialista. Le militanti socialiste sottolineavano inoltre che gli interessi dei popoli erano comuni, e che era essenziale promuovere i sentimenti antimilitaristi e la fraternità internazionale. Infine, si reclamava la messa in opera di un sistema di aiuto economico per le madri indigenti al momento del parto e un sostegno continuo alle madri aventi figli a carico, affinché potessero crescere i loro figli senza dover ricorrere a un lavoro salariato.

Grazie alla sua determinazione e alla sua visione nella lotta per l’uguaglianza dei sessi e delle classi, Clara Zetkin fu eletta segretaria generale dell’Internazionale socialista delle donne e redattrice capo del suo giornale. In occasione della seconda conferenza tenuta a Copenaghen nel 1910, ella pronuncia la dichiarazione storica che proclama la creazione di una giornata internazionale di lotta delle donne, che sarà fissata all’8 marzo. Per Clara Zetkin, le donne potevano diventare la scintilla della rivoluzione, e lo furono effettivamente. In Russia, l’8 marzo 1917, la rivoluzione iniziò con uno sciopero delle operaie*. Allo stesso modo, durante le sollevazioni della Lega spartachista in Germania all’inizio del XX secolo, la storia mostra che, grazie all’organizzazione internazionale delle donne socialiste, le donne hanno giocato un ruolo di primo piano nell’avanguardia rivoluzionaria.

Rosa Luxembourg, Clara Zetkin e Alexandra Kollontaï

Nell’esperienza del socialismo reale, le donne hanno occupato un posto di primo piano e ottenuto conquiste significative all’inizio della rivoluzione. In Russia, Alexandra Kollontaï fu una di quelle militanti che si oppose anche al tradimento della rivoluzione sovietica. Infatti, il governo rivoluzionario, fondato su un’ideologia maschile dominante e un sistema statalista e burocratico, agiva come un’autorità centralizzata e controrivoluzionaria, frenando il progresso e l’emancipazione delle donne opponendosi al contempo ai movimenti libertari.

All’epoca della Prima Guerra mondiale, grazie alla loro coscienza politica e alla loro posizione radicale contro la guerra, il nazionalismo e l’imperialismo, le donne socialiste come Rosa Luxemburg hanno condotto una lotta storica. Le autorità statali cercavano allora di frammentare e indebolire il movimento operaio internazionale. La posizione nazionalista adottata da numerosi partiti socialisti, come lo SPD in Germania, di fronte al conflitto nascente, scosse la coscienza internazionalista che si era costruita nel corso degli anni precedenti. In questo contesto, diversi partiti tentarono di vietare la partecipazione delle loro militanti alla terza conferenza internazionale delle donne. Queste ignorarono tale divieto e mantennero la loro conferenza nel 1915. Le militanti dell’Internazionale socialista delle donne si posizionavano come le rappresentanti della morale e della pace. In Germania, Rosa Luxemburg e Clara Zetkin difesero la linea internazionalista per le donne e i popoli, giocando entrambe un ruolo di primo piano nella fondazione del Partito comunista tedesco, in opposizione all’atteggiamento ipocrita dello SPD.

Femminismo e internazionalismo

I movimenti femministi borghesi si organizzarono prima della nascita delle organizzazioni socialiste delle donne. Tuttavia, furono criticati per essersi limitati alla sola lotta tra i sessi. Flora Tristan considerava già la condizione delle donne come un problema complesso, che non avrebbe potuto essere risolto semplicemente attraverso l’accesso all’università o la partecipazione alle elezioni. Le donne socialiste percepivano così questi movimenti come una continuazione del sistema dominante e come uno strumento di legittimazione del liberalismo.

Congresso dell’Alleanza per il suffragio delle donne (Londra, 1909)

Nonostante ciò, dopo la Seconda Guerra mondiale, numerose donne impegnate nei movimenti socialisti, di liberazione nazionale e contro il razzismo iniziarono a definirsi “femministe”, sottolineando che senza la lotta per la liberazione dei popoli e delle classi, la liberazione delle donne non avrebbe potuto essere pienamente realizzata. Tuttavia, a causa della loro incapacità di risolvere le contraddizioni ideologiche, i movimenti femministi non sono riusciti, fino ad oggi, a costituire una forza significativa capace di fondare un’organizzazione internazionale delle donne che possa effettivamente far fronte al sistema capitalista.

Al di là del femminismo, nella storia dell’internazionalismo, le divergenze ideologiche tra i diversi movimenti sono sempre state fonte di divisione. Agli inizi dei movimenti operai, dalle organizzazioni marxiste ai proudhonisti, dai mutualisti ai collettivisti, dai socialisti utopisti alle repubblicane, tutti avevano aderito alla Prima Internazionale. Tuttavia, dopo la sconfitta della Comune di Parigi, si affermarono nuove strategie rivoluzionarie, accentuando i conflitti tra marxisti e anarchici. I marxisti, cercando di conquistare il potere statale, tentarono di costruire un’organizzazione internazionale e partiti politici fondati su un sistema centralizzato e una strategia unica. Bakounin e gli anarchici, al contrario, consideravano questo approccio come un centralismo autoritario e rivendicavano la creazione di un’organizzazione internazionale basata su un sistema che riunisse federazioni di lavoratori.

A causa di questi disaccordi, la Prima Internazionale non riuscì a raggiungere i suoi obiettivi, e i movimenti marxisti e anarchici, così come le donne che ne facevano parte, rimasero divisi da allora. Tra il 1872 e il 1877, ci fu il tentativo di creare l’Internazionale anti-autoritaria. Nel 1923, fu inoltre fondata una nuova Associazione internazionale dei lavoratori (AIT), sotto l’impulso del movimento anarco-sindacalista spagnolo. Tuttavia, i movimenti anarchici non riuscirono a resistere agli attacchi e alla repressione condotti dalle forze fasciste, dagli Stati capitalisti e dall’URSS. Dopo la Seconda Guerra mondiale, la maggior parte di questi movimenti fu annientata o considerevolmente indebolita dalle esecuzioni e dall’esilio dei loro principali militanti. Lo stesso avvenne per le organizzazioni federali delle donne, come Mujeres Libres in Spagna.

Inoltre, nel 1889, fu fondata la Seconda Internazionale, su una linea marxista, sotto il nome di “Internazionale operaia”. Dopo la Prima Guerra mondiale, il movimento operaio si scisse in due campi: i socialdemocratici riformisti e i comunisti rivoluzionari. Le posizioni nazionaliste adottate dai partiti socialdemocratici si opponevano alla linea rivoluzionaria internazionalista. Nel 1919, a seguito della rivoluzione russa, fu creata la Terza Internazionale sotto il nome di “Internazionale comunista”. Tuttavia, nuovi disaccordi interni, opposti alle linee di Stalin e di Trotsky, provocarono una nuova scissione. In seguito, le organizzazioni trotskiste tentarono di promuovere una Quarta Internazionale, ma senza reale successo, a causa di difficoltà organizzative persistenti.

A causa di questi disaccordi ideologici e nonostante le loro iniziative, le donne socialiste (rivoluzionarie), che conducevano una lotta comune contro le ineguaglianze di genere e di classe, non riuscirono a unirsi e a costituire una forza capace di superare il sistema statale, capitalista e sessista, condizione necessaria al successo di una rivoluzione socialista democratica.

Verso un confederalismo democratico mondiale delle donne

Nel XXI secolo, per far progredire il progetto di confederalismo democratico mondiale delle donne e di una nuova Internazionale, è necessario studiare e valutare minuziosamente le esperienze storiche delle lotte menzionate in questo articolo, così come le loro lacune. Di fronte al sistema capitalista, nazionalista, razzista e sessista, gli sforzi dell’Internazionale socialista delle donne e di altre organizzazioni socialiste internazionali hanno costituito tappe importanti, ma sono rimasti insufficienti. Per completare questo studio, possiamo sottolineare alcuni punti importanti a partire dalle prospettive del Movimento delle donne libere del Kurdistan.

Prima conferenza internazionale della rete Women Weaving the Future
(Francoforte, 2018)

Innanzitutto, l’unità della lotta di genere, della lotta di classe e della lotta di liberazione nazionale costituisce l’unità stessa della lotta di liberazione. L’unione, la solidarietà e l’organizzazione delle donne a livello mondiale possono costruirsi solo a partire da una coscienza e da una lotta di genere. In questa ottica, iniziative come la creazione del Consiglio delle donne siriane o l’organizzazione di conferenze internazionali delle donne (promosse dall’organizzazione NADA in Medio Oriente e dalla rete Women Weaving the Future in Europa e in Abya Yala) volte a stabilire programmi e meccanismi duraturi di coordinamento, rappresentano esperienze significative.

Conferenza dell’Alleanza delle donne NADA nel 2025

Sulla base dei principi del socialismo democratico e della nazione democratica, nonchè degli insegnamenti tratti dall’opposizione alla mentalità maschile dominante, allo Stato-nazione e all’amministrazione centralizzata, la costruzione di un’organizzazione autonoma appare indispensabile per far progredire la liberazione delle donne. In questa prospettiva, un sistema confederale (decentralizzato) delle donne, che vada dal livello locale al livello globale, costituisce una forma organizzativa privilegiata, di cui l’esperienza della confederazione delle Comunità delle donne del Kurdistan (KJK) rappresenta un riferimento fondamentale.

Le donne devono inoltre continuare a giocare un ruolo di avanguardia nella costruzione del sistema generale di autonomia democratica dei popoli, difendendo una linea ideologica radicale nel costituirsi come forza di pace e di autodifesa. A questo riguardo, il sistema di co-presidenza sviluppato all’interno del Movimento di liberazione del Kurdistan ha permesso avanzamenti importanti nella rappresentanza e nella partecipazione delle donne all’interno delle organizzazioni generali.

Inoltre, l’istituzione di principi libertari comuni è necessaria per superare sia l’influenza del liberalismo sia gli approcci dogmatici. Attraverso la jineolojî, fondata sull’analisi del sistema dominante e su discussioni politiche, ideologiche e scientifiche collettive, possono essere superate le contraddizioni tra le diverse prospettive delle donne e, in questo modo, possono essere definiti i principi di un’organizzazione mondiale delle donne. In questo quadro, il modello del “contratto sociale delle donne” sviluppato in Kurdistan può anche costituire un riferimento internazionale per un’organizzazione capace di plasmare una società morale e politica.

Lo sviluppo di un sistema organizzato delle donne a livello mondiale necessita inoltre della formazione di una personalità militante. L’esperienza del Partito della libertà delle donne del Kurdistan (PAJK), soprattutto attraverso la teoria della separazione e i principi dell’ideologia della liberazione delle donne, offre prospettive importanti per rafforzare le capacità d’azione dei movimenti delle donne nel mondo.

Infine, di fronte alla mentalità maschile dominante e ai suoi attacchi, la messa in opera di un sistema di educazione autonoma, associato a un progetto di trasformazione degli uomini e di convivenza libera, costituisce una condizione essenziale per costruire personalità libere di donne e uomini socialisti.

Conclusione

Dalla seconda metà del XIX secolo, le nozioni di femminismo e internazionalismo hanno dato vita a un intenso dibattito all’interno della società. Tuttavia, numerosi movimenti delle donne nel mondo hanno conosciuto la frammentazione e non hanno raggiunto i loro obiettivi. Nel XXI secolo, le prospettive della jineolojî e della nazione democratica, scaturite dalla rivoluzione in Kurdistan, hanno ravvivato la speranza di numerose donne e movimenti per la libertà. Da questa ricerca della libertà e dalle azioni che l’accompagnano ai quattro angoli del mondo nascono nuove opportunità di lotta e di organizzazione comuni nel quadro del confederalismo democratico, aprendo la via a una rivoluzione mondiale delle donne.


* Conosciuto come la «Rivoluzione di febbraio», questo evento, avvenuto il 27 febbraio 1917 in Russia, corrisponde all’8 marzo 1917 del calendario gregoriano.


Link utili

https://www.newayajin.net/jin-nirxen-enternasyonalist-pes-dixin/
https://www.newayajin.net/ciruska-agire-sorese/

Per saperne di più sui fondamenti storici, teorici e organizzativi del Movimento delle donne libere del Kurdistan:

– Articolo: “Dee della guerriglia” https://jineoloji.eu/fr/deesses_de_la_guerilla/

– Prima parte dell’opera: Jineolojî. Radici di una scienza in fioritura, “Introduzione alla jineolojî”
https://jineoloji.eu/fr/ouvrage-jineoloji-racines-dune-science-en-floraison/

Per saperne di più sulle organizzazioni citate:

– KJK: https://www.kjkonline.net/en/

– Consiglio delle donne siriane: https://kongra-star.org/eng/2024/12/21/declaration-of-syrian-womens-counsel/

– Rete Women Weaving the Future: https://womenweavingfuture.org/

– NADA (Coalizione democratica regionale delle donne del Medio Oriente e del Nord Africa):
https://womendefendrojava.net/en/2025/05/20/final-declaration-of-nada-regional-democratic-womens-coalition-in-the-middle-east-and-north-africa-congress/

 

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