La postura virtuosa dell’esistenza: resistenza

Ripubblichiamo un articolo di Nagihan Akarsel, scritto per la rivista Jineolojî nel 2019, per offrire un'occasione di riflessione sui concetti di esistenza e resistenza, e su come questi due termini si intreccino, soprattutto nei territori in cui vivere significa precisamente resistere all'annichilimento. L'articolo si può trovare nel libro "Voce Arcaica", una raccolta degli articoli di Nagihan Akarsel pubblicato da Red Star Press nel 2025.

Nagihan Akarsel

Sto scrivendo questo testo da un territorio dove vivere è sinonimo di resistere. Resistenza: una parola che abbraccia tutti i significati del proprio territorio. La vita stessa… La posizione virtuosa dell’esistenza. Il manifesto del più grande movimento di libertà del nostro tempo che inizia con la frase “La resistenza è vita”. La formula di un’organizzazione cosciente che cerca, protegge e difende la verità aggrappandosi a questa frase. Un modo di esistere che risponde con una voce integrale, nel contesto del tempo e dello spazio, all’affermazione di Deleuze: «Quando il potere prende la vita come obiettivo, la vita stessa diventa resistenza al potere»…

Scrivere ciò che si vive è un atto difficile. Esprimere il significato di ciò che si è vissuto dal punto di vista che merita è ancora più difficile. Questo sentimento può sovvertire tutti gli approcci che si vorrebbero intraprendere. Perché vi trovate in un periodo in cui si comincia a contare i battiti cardiaci di coloro che abbracciano il significato della resistenza. Di coloro che resistono dedicando il proprio corpo, cellula per cellula, a tutti i dolori del proprio territorio… Delle persone più belle della nostra epoca che svelano il significato della resistenza con le loro vite…

E in questo tempo, visitate i luoghi di resistenza ricordati nella storia. Vi fermate in un luogo dove Mahmut, che si dice profumi come il kofi1 della nonna di Kobanê, cioè come il sole, ha appena fasciato le sue ferite. Siete testimoni della resistenza di una madre turkmena a Manbij, che sa che tutti i calcoli delle forze del potere saranno vanificati dalla saggezza, dalla saggezza delle donne. Vi rivestite della speranza di Şirin, che porta il vento di Afrin con una lacrima nei suoi occhi. Vedete come le donne di Shahba, che ricreano la vita, si completano a vicenda con le loro energie positive. Ad Aleppo, nel quartiere Sheikh Maqsoud, davanti a una casa distrutta, i vostri occhi si fermano sul verde, ancora vivace, di una vite. Ammirate con meraviglia la vita che resiste, nonostante tutto. Ascoltate la voce di Hedar, che racconta come le madri che seguono la linea di resistenza delle donne a Sinjar, si incamminano verso le montagne con i loro oggetti sacri tra le braccia… Ognuna di queste storie ci racconta diversi metodi di resistenza. In un territorio che le forze del potere del XXI secolo tentano di occupare costantemente, queste storie ci raccontano la filosofia di una vita, di una resistenza che, dicendo “La resistenza è vita”, difende la propria terra, cultura e valori.

Ogni parola di questo testo è stata scritta in un periodo in cui le lancette dell’orologio si muovono verso la resistenza e nei luoghi che si identificano con la resistenza: Kobanê, Manbij, Afrin, Shahba, Aleppo e Sinjar. Questo testo si è basato sui codici culturali che equiparano la vita alla donna, in un territorio dove la resistenza è identica alla vita. Intende contribuire, anche se in minima parte, alle definizioni universali di resistenza decifrando i codici della resistenza locale… Si basa su un metodo fondato sul legame tra il generale (universale) e il particolare (locale).

Un concetto paradigmatico: resistenza

La resistenza è un concetto che corrisponde a un significato paradigmatico. Nel dizionario turco corrisponde a “sopportare, proteggere”. In inglese si usa la parola “resistance”, che significa boicottaggio, protesta. In tedesco corrisponde alla parola “Widerstand”, che significa opposizione, e allo stesso modo in spagnolo “resistencia”. In curdo, “berxwedan” è definito come mobilitare tutte le proprie risorse per resistere. In persiano e arabo appare come “mukavemet”.

In tutte le lingue comprende significati come sopportare, non accettare, opporsi. Inoltre, in tutte le narrazioni visive, poetiche e grafiche, la resistenza è espressa come opposizione. Ma resistere “a cosa”? O boicottare “cosa”? A cosa opporsi? Qui troviamo una serie di risposte come: all’occupazione, al freddo, alla fame, all’ingiustizia, alla sofferenza, all’oppressione, alla guerra, alla paura, al colonialismo, al genocidio.

Queste risposte rivelano un significato. Una mentalità. Una coscienza. Un paradigma… Qui è necessario definire il concetto di paradigma. Il paradigma può essere definito come una prospettiva, una teoria, una visione del mondo. Thomas Kuhn, che per primo ha utilizzato il concetto nel senso che conosciamo, con il suo lavoro La struttura delle rivoluzioni scientifiche pubblicato nel 1962, scuote i concetti più ampiamente utilizzati nella scienza fino a quel momento. Kuhn sviluppa il concetto di “paradigma” contro la comprensione tradizionale basata sulle tesi che il cambiamento nella scienza sia evolutivo, che il lavoro degli scienziati mostri una continuità, e che il cambiamento e lo sviluppo nella scienza siano un processo continuo, interconnesso e cumulativo come il posizionamento dei mattoni nella costruzione di un muro. “Ogni paradigma viene proposto come risposta a un insieme di problemi accumulati in un campo. Un indicatore di ciò è l’inizio di un certo questionamento rispetto un determinato campo. Le critiche aumentano. Emergono nuove ricerche. La discussione si intensifica”,2 afferma.

A esempio, con il periodo dell’Illuminismo del XVII e XVIII secolo, è iniziato il periodo chiamato “Età della Ragione”. Tuttavia, il paradigma associato a nomi come Bacon, Descartes, Galileo, Newton, Wesley, Voltaire, Rousseau, Locke, Hume, Kant e Adam Smith, e le cui radici risalgono al 1500 d.C., è ormai in declino. Il fatto che tutti i sapienti dell’Età della Ragione fossero uomini è un argomento che richiede un’ulteriore analisi. Questo paradigma, chiamato Positivista/razionalista, diventa il paradigma su cui si basa la modernità capitalista.3 Basandosi su questo paradigma, hanno sostenuto che la realtà è semplice, la gerarchia è il principio dell’ordine, l’universo è meccanico, il futuro e la direzione da prendere sono fatti già determinati, il cambiamento è quantitativo e accumulativo. E hanno cercato di dimostrare che l’obiettività è necessaria, attraverso una serie di relazioni basate sul rapporto di causalità. Poiché è iniziato con l’opera di Newton “Principi matematici” (Principia Mathematica), il paradigma che oggi domina la scienza è definito come “Paradigma Scientifico Newtoniano”. In questo paradigma, il funzionamento di una macchina viene adattato al funzionamento dell’universo. Pertanto, anche la visione del mondo è meccanica. Oggi, quasi tutti gli approcci “post” che conosciamo, dal postmodernismo agli approcci postcapitalisti e poststrutturalisti, si basano su questa grande trasformazione paradigmatica newtoniana.4

Tuttavia, sostenendo che questo paradigma non definisce la vita, la società, la natura e la donna e che è incentrato sul potere, Abdullah Öcalan afferma che la scienza ha bisogno di una rivoluzione paradigmatica:

Se non ci fosse una seria imperfezione e una catena di errori nei paradigmi e nelle strutture fondamentali delle forze della civiltà democratica, non ci sarebbe stato tanto fallimento. C’è bisogno di un nuovo profondo approccio teorico metodologico. I metodi sociologici sommersi dalla moltitudine di numeri, tendono a velare la realtà piuttosto che rivelarla. È necessario allontanarsi dai discorsi che legittimano la modernità ufficiale. In questo ambito, c’è bisogno di una rivoluzione scientifica radicale e di una svolta metodologica.5

Con la Modernità Democratica,6 si è affermato che, prima di tutto, la rivoluzione della mentalità è fondamentale. Esprimendo che nelle lotte nazionali e socialiste l’aspetto dell’azione è generalmente in primo piano, nel libro Oltre lo Stato, il potere e la violenza ha particolarmente sottolineato che per comprendere le strutture di conoscenza che stanno alla base del cambiamento di paradigma, è necessario affrontare la fisica quantistica. Ha indicato l’importanza di comprendere il mondo quantistico e il mondo del cosmo basato su scelte libere, che esprime l’intuizione e la libertà. Il mondo quantistico è in qualche modo simile al mondo del periodo neolitico, che esprime le caratteristiche della natura vivente, del metodo intuitivo, del flusso libero. Su questa base, ha affermato che gli sviluppi nella fisica quantistica hanno rivelato la necessità di un nuovo paradigma e che questa, superando la fisica newtoniana, è l’infrastruttura di un nuovo paradigma.7

Un paradigma, da questo punto di vista, esprime le strutture di conoscenza su cui si basano la mentalità e la coscienza. Queste strutture di conoscenza raccontano anche la prospettiva di quel sistema. Questa prospettiva comprende la vita come un tutto, dall’individuo alla società, dalla musica gitana, al tocco artistico di Frida Kahlo che resiste al dolore, dal respiro di un fiore alla storia nascosta nella texture di una pietra. Questo paradigma si basa sull’accumulazione delle società etico-politiche in cui la vita assume lo stesso significato della resistenza.

Questa comprensione è alla base della filosofia dei saggi del Medio Oriente, da Zaratustra a Mani, da Ermete Trismegisto a Hallaj Mansur. Abdullah Öcalan esprime molto chiaramente che questa filosofia si nutre della società agricola-rurale incentrata sulla donna. È anche importante che la fisica quantistica definisca l’universo umano come “microcosmo” e come “seconda natura”. Questo spiega che tutto ciò che si cerca nell’universo può essere trovato nell’essere umano. Il principio “Conosci te stesso!” è quindi molto significativo. Perché vede l’universo non come un ammasso grezzo di materia, ma come un organismo vivente. L’animismo, che esisteva nella società naturale in cui le donne, che costruiscono la vita e hanno un legame naturale con essa, erano alla guida della rivoluzione agricola-rurale, è alla base di questa comprensione. Sapere che tutto è vivo e sacro, è uno dei modi fondamentali per raggiungere la verità stessa. Vedere tutto come vivo e interconnesso, è il metodo di questo pensiero. In questa visione, tutte le componenti della natura sono “uno”, sono insieme.

È importante leggere, da questa prospettiva, anche tutte le storie di resistenza dell’umanità, che trova il suo significato nella socializzazione. Si possono indicare alcuni metodi: esprimere, come fonte di una vita piena di significato, queste storie di resistenza, manipolate e capovolte dalla mitologia, dalla religione, dalla filosofia e dalla scienza; acquisire le conoscenze necessarie per dare un senso alla terra, al Kurdistan e alla propria esistenza; creare una consapevolezza che diventa universale man mano che si dà significato al locale; basarsi sulla propria forza sociale mentre si intenta tutto questo.

Un concetto che si identifica con l’oppressione: il potere

In tutti gli esempi di resistenza, c’è generalmente una parte che mette in pericolo l’esistenza. E, chi resiste, assume una posizione contro quella parte. E questa opposizione è soprattutto una posizione contro il male. Qui ci troviamo di fronte a definizioni come oppressione e ingiustizia. Queste definizioni descrivono un modo di esistere. Esistere attraverso il potere, la dominazione, lo stupro, la guerra, la distruzione, la migrazione… Potremmo anche dire che questi sono modi base di esistere della modernità capitalista.

Le strutture di conoscenza su cui si basa la modernità capitalista, svolgono una funzione che legittima questo modalità di esistere, che ha come fonte la scienza moderna. Perché la scienza moderna si è realizzata attraverso un grande sconvolgimento, in cui l’uomo ha dichiarato il suo dominio sulla natura. Tuttavia, all’inizio l’essere umano considerava la natura come un tutto di cui faceva parte e cercava di comprenderla. Il rovesciamento di questa relazione da parte della civiltà statale o della modernità capitalista, come rappresentazione della prima, trasforma la natura in un oggetto esterno all’essere umano. Un oggetto di conoscenza e di sapere. Un oggetto ridotto a numero, misura e relazione logica… E il potere continua la sua esistenza come una forza che domina sulla natura, sulla società e sulla donna che considera come oggetti. Possiamo affermare che anche il potere ha una corrispondenza paradigmatica. Non è un caso che quando si parla di potere, generalmente vengano in mente la civiltà statale e il paradigma meccanicistico, cioè positivista razionale, di cui abbiamo parlato sopra.

Limitare l’esistenza solo all’essere umano, è il risultato di approcci antropocentrici. Tuttavia ogni essere vivente che porta in sé le dinamiche della vita e vive nel contesto del tempo e dello spazio, ha un processo di esistenza. L’ignorare questi processi e il definirli solo attraverso lo studio dell’essere umano, esprime anche il punto di partenza del fenomeno del potere. A esempio, quando lo analizziamo nell’ambito dei poteri politici, vediamo che la sua esistenza si basa sempre sullo Stato e sulle sue istituzioni. Questo esprime anche una condizione che richiede che il corpo sia compatibile con il potere politico e i suoi scopi economici. Si vive una realtà in cui coloro che non si conformano a questo vengono esclusi. Tali esseri continuano la loro esistenza come ombre senza nome. Sia l’educazione dell’individuo attraverso la paura, sia la conoscenza dei simboli mitici e divini che lo trascendono, contribuiscono alla schiavitù. Si crea un carattere che si sente senza valore nell’universo infinito, pronto a sentirsi in colpa per ogni azione che compie.

Il potere assicura il suo status di soggetto e il suo dominio sulla natura, sulla società e sulle donne, che tratta come oggetti, moltiplicando i corpi che acconsentono a tutto. Rendendo macchina il corpo umano, crea in esso alcune paure fondamentali. Il Professor David Graeber, che ha tenuto un seminario all’Università del Rojava, lo spiega con due paure fondamentali: «In primo luogo, il potere crea persone che si sentono male nel loro tempo libero. In secondo luogo, crea individui che temono costantemente di perdere il lavoro e quindi lavorano senza sosta. Il risultato sono comunità che non pensano, che si muovono solamente attraverso ordini. Possiamo anche chiamarli oggetti meccanizzati. È possibile parlare di uno stile di vita in cui la competizione e l’ambizione hanno preso il posto della solidarietà e della condivisione. Di conseguenza, possiamo affermare che si è formata una realtà umana alienata dalle proprie fonti di esistenza».

«Dove il potere vi ferisce di più, lì trovate la vostra identità».

La vita è in realtà un’organizzazione attiva che contiene ricche forme di resistenza. Una forma di difesa. L’autodifesa e la legittima difesa sono anche un’espressione della resistenza. Resistenza passiva, resistenza attiva, resistenza civile, resistenza culturale, resistenza morale, resistenza ecologica, ecc. Numerosi metodi di resistenza, come per confermare la frase di Milan Kundera: «Dove il potere vi ferisce di più, lì trovate la vostra identità», diventano una voce, un’azione, una posizione, uno stile di vita che si eleva dal luogo in cui si è feriti.

Per esempio Gandhi basò la sua resistenza, che chiamò “Satyagraha”, dicendo: «Non do a nessuno l’opportunità di camminare nel mio cervello con i piedi sporchi». Il Satyagraha è una forma di resistenza basata sulla verità e sul diritto di agire senza usare la violenza. L’11 settembre 1906, in una sala teatrale di Johannesburg in Sudafrica, Gandhi propose e mise in pratica il Satyagraha davanti a tremila indiani, presentandolo come una nuova strategia per protestare contro le politiche razziste e separatiste. Metodi che comportano importanti sacrifici personali, esempi di questa forma di resistenza, come la non collaborazione con il nemico, la non violenza, la disobbedienza civile, la conciliazione, l’ascetismo, lo sciopero della fame e le marce che durano mesi.

Un altro metodo di resistenza è la bio-politica; resistenza contro il bio-potere, che è uno strumento della struttura mentale del paradigma meccanicistico basato sull’inquadramento e il controllo della vita attraverso la rete digitale.8 Il bio-potere, un metodo per tenere sotto controllo gli spazi liberi a disposizione della persona, fa sì che l’individuo non si senta appartenente a nessun luogo. Come dice Foucault: «Questa persona viene addomesticata in luoghi come la scuola, la caserma, l’ospedale, la prigione». C’è una violenza invisibile. Questo viene fatto con molti metodi, dalle serie TV, ai cinema, dalla musica alla pittura. È importante sviluppare la bio-politica contro questa violenza invisibile del potere.

Anche gli esempi di resistenza ecologica sono aumentati negli ultimi anni. Come esempi di movimenti sociali e di resistenza, iniziati particolarmente con la crisi economica globale, si possono citare: la Primavera araba, Occupy Wall Street, il Movimento degli Indignados in Spagna, la Ribellione in Grecia, la Resistenza del Parco Gezi, il Movimento delle Lavoratrici Senza Terra in Brasile, la Resistenza delle popolazioni indigene dell’Amazzonia, il Consiglio Civico delle Organizzazioni Popolari e Indigene dell’Honduras, il Movimento delle Fabbriche Recuperate in Argentina, la Guerra Educativa in Cile, il Movimento Mapuche della Patagonia Argentina-Cilena, il Movimento di Occupazione Zad in Francia, la Resistenza della Foresta di Hambach in Germania, Standing Rock nel Dakota, Cerattepe ad Artvin, la Confraternita del Fiume Alakır e le Resistenze per Mantenere Vivo Hasankeyf. Come aree di vita alternativa e resistenza, sono state anche una fonte etica e morale per nuove resistenze. Nel 2017 la Rete di Comunicazione e Solidarietà delle Lotte Ambientali ed Ecologiche ha occupato il suo posto nella letteratura come metodo di lotta e resistenza.

Dove una donna viene ferita di più?

L’esistenza delle donne, uno dei primi ambiti in cui il potere si è istituzionalizzato, è allo stesso tempo l’identità più ferita dal potere. Per questo motivo è molto importante la definizione dell’esistenza delle donne, diventata il campo di potere della mascolinità dominante. Qui nasce il bisogno di definire la natura delle donne. In questo contesto emerge l’importanza della scienza. È importante rispondere alle domande sul perché sia necessaria una scienza delle donne. A questo proposito, viene in mente la domanda del perché i campi scientifici che studiano i 3500 rami della matematica, ogni organo del corpo umano e persino i suoi dettagli, non studino le donne.

Il potere ha ferito la donna soprattutto in quattro aree. La prima: attraverso oppressione, stupro, insulti e massacri, ha trasformato la donna in uno strumento di riproduzione. Il potere, che ha reso la donna la prima schiava domestica, l’ha trasformata in una proprietà mantenendola in questo stato. La seconda: al giorno d’oggi, la donna è stata trasformata in uno strumento di impulso sessuale e di potere. La terza: è stata ridotta a una lavoratrice gratuita, non retribuita. La quarta: con il capitalismo, si è verificata la realtà della mercificazione della donna. Il corpo della donna, il lavoro della donna, la coscienza e l’anima della donna sono stati sottoposti a massacri. L’identità della donna è stata ferita.

In questo senso, diventano importanti le risposte alle domande su come una donna definisce la propria esistenza, su che cosa si vuole comprendere e su come renderlo comprensibile. Quando consideriamo le parole “vita” e “donna” da un punto di vista complementare, è necessario descrivere bene la loro esistenza e come si identifica con il significato. È importante sottolineare l’importanza della Jineolojî per stabilire il legame tra vita che ha significato, e donna in modo buono, bello e corretto.

È importante la definizione della donna come essere. Spinoza rispose alla domanda su quale fosse l’essenza dell’essere dicendo: «Il desiderio dello sforzo (conatus)», Nietzsche disse: «Volontà di potenza», Marx: «Forza lavoro». Heidegger, tuttavia, sostenne che tale distinzione non fosse necessaria. Ibn Sina cercò di spiegare l’essere con due principi fondamentali; li chiamò la teoria basata sulla causalità, cioè la relazione causa-effetto, e la teoria dell’emanazione, cioè la teoria dell’origine. Ogni teoria discute l’essenza dell’essere.

La fisica quantistica, che definisce l’essere con il potenziale di diventare particella in nuovi momenti, afferma che questo potenziale acquisisce esistenza quando viene attivato in base alle condizioni e all’osservatore. Con la teoria dell’incertezza, sviluppata sullo stato delle particelle subatomiche di essere sia onda che particella, sperimenta che diventa onda o particella nel momento in cui viene osservata attraverso un effetto che include anche l’osservatore.

Su questo tema, Abdullah Öcalan afferma:

Innanzitutto, definire la donna e determinare il suo ruolo nella vita sociale, è essenziale per una vita corretta. Non esprimiamo questo giudizio in termini di caratteristiche biologiche e status sociale della donna. È importante il concetto di donna come essere. Nella misura in cui la donna viene definita, diventa possibile definire anche l’uomo. Non possiamo definire correttamente la donna e la vita partendo dall’uomo. L’esistenza naturale della donna occupa una posizione più centrale. Anche dal punto di vista biologico è così. Il fatto che la società, dominata dall’uomo, abbia ridotto e offuscato al massimo lo status della donna non dovrebbe impedirci di comprendere la realtà della donna. La natura della vita è più connessa alla donna. L’estrema esclusione della donna dalla vita sociale non confuta questa realtà, al contrario la conferma. L’uomo, con la sua forza tirannica e distruttiva, attacca in realtà la vita personificata nella donna. L’ostilità verso la vita e la distruttività dell’uomo come dominante nella società, sono strettamente legate alla realtà sociale in cui vive.9

L’esistenza della donna, all’interno dei paradigmi androcentrci, è sempre stata definita in base all’uomo. Cioè, la donna è “colei che non è uomo”. Questa definizione non solo non esprime la donna, ma la distorce. Un’altra definizione è quella che definisce la donna semplicemente come sesso femminile basato sulle sue caratteristiche biologiche, come le altre “femmine” nel mondo degli esseri viventi. Certamente ci sono fattori biologici, ma l’essenziale è lo studio della cultura sociale che si realizza nella persona della donna, e l’inclusione della donna in questo contesto. Se l’esistenza esprime una struttura che si completa attraverso la propria natura, lingua e cultura, allora è stato impedito alla donna di rivelare la propria natura. Questo è stato fatto di proposito attraverso specifici orientamenti ideologici.

L’espressione della donna come essere renderà possibile anche la definizione dell’uomo. L’abbattimento del confine tra l’intelligenza emotiva, attribuita alla donna, e l’intelligenza razionale, attribuita all’uomo, si realizza anche con la definizione dell’esistenza della donna. Il recupero dei valori, che la donna ha alienato e perso, e la pratica di dare significato alla propria esistenza, sarà possibile ed efficace attraverso un ritorno a sé stessa che la donna stessa svilupperà. Man mano che la donna definisce sé stessa, definirà la natura, l’universo, l’umanità. Perché la donna è un essere universale, sociale, storico e integrale che trae la sua fonte dalla natura.

La definizione da parte della donna della propria esistenza è una condizione che richiede la conoscenza. Conoscere sé stesse, significa anche sviluppare la propria consapevolezza. È importante considerare l’essere umano come “un riassunto dell’universo”, definirlo nella storicità, considerarlo come un essere sociologico e come una vitalità culturale. Si tratta dell’essere umano che si realizza nella prima natura, cioè l’universo, e si socializza nella sua seconda natura, diventando una forza di esistenza che ha acquisito volontà e potere di pensiero. La socialità esprime l’atto e il tempo di creare sé stessi. È necessario comprendere la resistenza delle donne o i metodi che portano all’esistenza delle donne.

La resistenza delle donne o i metodi che portano alla sua esistenza

I metodi di resistenza della donna sono allo stesso tempo i metodi di esistenza della donna. Rivelare i metodi di resistenza delle donne porta con sé anche la definizione dell’esistenza della donna. La Jineolojî, che è una scienza della donna e della vita, basata su “un metodo di ricerca fondato sulla realtà delle donne”10 e sul fatto che “la scienza sviluppata intorno alla donna è il primo passo verso una sociologia corretta”,11 rivela i metodi di resistenza delle donne e, in un certo senso, rivelerà anche la definizione della sua esistenza.

Qui, mentre cerchiamo di comprendere la verità nascosta della donna, emerge il fatto che questa verità esiste attraverso la resistenza. Scrivere questo testo da una geografia dove vivere equivale a resistere, fornisce anche riflessioni importanti. Una geografia che, nonostante la guerra, la distruzione e la migrazione, resiste al potere egemonico centrale con la propria forza e volontà, non abbandonando, in un certo senso, la propria terra, cultura e esistenza. Mentre continuano le resistenze di “coloro che amano la vita tanto da morire per essa e di coloro che si sono incamminati come loro compagni e compagne”, è tanto importante quanto difficile spiegare il fatto che il significato di cui si riveste la resistenza nel nostro territorio (che è una forma di esistenza) è la vita stessa…

Le definizioni della Jineolojî, che è in uno stato di divenire e cambiamento perenne, sono importanti per comprendere il significato di questa resistenza. È anche importante sottolineare che la Jineolojî si oppone all’attuale comprensione positivista della scienza. La Jineolojî è una scienza che sviluppa una critica che guarda alla donna e al suo legame, indebolito dalla comprensione scientifica positivista, con la vita, la società e la natura, e mira a creare un’alternativa… La sua ricerca di soluzioni al problema dell’esistenza e la produzione di alternative, comprende un processo vivo e dinamico per la natura di questa nuova scienza…

In questo senso, è importante rivelare il ruolo della semantica come atto di comprensione con la storia e la sociologia. È un metodo importante toccare, con una prospettiva della Jineolojî, il fatto che la storia continua a esistere come un essere sociologico, e la sociologia come un’integrità storica. Riconsiderare la storia e la sociologia con una tale prospettiva, rivela che i metodi di resistenza delle donne sono allo stesso tempo i momenti fondamentali dell’esistenza della donna e della vita. E questi momenti portano in sé i codici della socialità che la donna ha portato e protetto fino a oggi.

Alcuni esempi delle basi teoriche della resistenza delle donne

Le esperienze delle donne che hanno combattuto a Kobane contro l’Isis, la forza più oscura del sistema patriarcale, le donne che hanno continuato la resistenza a Efrin contro il secondo più grande esercito della Nato vestendosi con la conoscenza della propria terra, le donne che hanno resistito con la loro cultura e forza contro lo stupro, il genocidio, il femminicidio a Shengal, dove la resistenza delle donne è stata preservata fino a oggi e che funge da cellula staminale, sono tra gli esempi più importanti dei metodi di esistenza della donna nella nostra epoca. Il fatto che il Movimento di Liberazione delle Donne del Kurdistan, che fiorisce sulle proprie radici, abbia realizzato la seconda rivoluzione delle donne nel luogo della prima rivoluzione delle donne,12 dimostra una sorprendente dialettica tra storia e presente. È determinante che la resistenza delle donne preservi e si basi innanzitutto sulle proprie radici, sulla memoria storica e sulla vitalità culturale.

La donna deve superare l’alienazione che vive, soprattutto creando una volontà comune con le altre donne. La teoria della separazione13 e, a essa correlata, la presa di coscienza della donna della propria natura, l’amore per le altre donne e la lotta contro le proprie arretratezze, costituiscono anch’esse un metodo importante. Questo metodo è stato anche la fonte di un’organizzazione con la fondazione di un esercito delle donne, la formazione di partiti e associazioni nella Lotta per la Libertà delle Donne del Kurdistan.

Partendo dal fatto che una caratteristica dell’essere è femminile e l’altro è maschile, è importante anche lottare da una posizione che si basa sulla trasformazione dell’uomo. Il progetto di cambiamento e trasformazione dell’uomo è centrale perché rende reale la tesi che la libertà della donna è la libertà della società. In questo difficile percorso, che va dal progetto di cambiare e trasformare l’uomo alla teoria della convivenza libera, le definizioni e i metodi di lotta delle donne sono di importanza determinante. È importante analizzare la relazione uomo-donna, definita come la relazione più intima, sulla base della sua universalità e dei suoi legami sociali, prendendo come base che “il privato è politico”, rendendo pubblico il privato e il privato pubblico. Questo metodo di analisi diventa anche il metodo per formare correttamente le basi della conoscenza sociologica.

Ha una importanza vitale mettere in luce la conoscenza dell’esperienze delle donne che cercano risposte alla domanda di come vivere, che condividono i loro saperi nei templi e nelle stanze dove si pratica l’autocoscienza delle donne, o nelle case e nei luoghi di educazioni. Uno dei compiti più prioritari della Jineolojî, che si basa sulla conoscenza dell’esperienza, è rivelare questi metodi che sono le dinamiche dell’esistenza delle donne. Metodi come l’analisi, l’empatia e il sentire, lo sviluppo del dialogo, la critica e l’autocritica, applicati durante la condivisione di questa conoscenza, sono anche questioni che devono essere affrontate uno a uno.

Conclusione

Non è possibile fornire in un solo scritto i significati della resistenza che abbraccia tutto l’universo: dall’individuo alla società, dalla donna all’uomo, dal vivente al non vivente. Nel nostro scritto, che si concentra sul legame della vita con la resistenza, il nostro scopo è sottolineare che i metodi di resistenza della donna, in un territorio dove vige il detto “Vivere è resistere”, equivalgono ai metodi che portano la donna a esistere. Il nostro scopo è anche fare un’introduzione alla relazione tra la resistenza su cui si basa il paradigma democratico, ecologico, basato sulla libertà delle donne, che definisce la donna oltre l’essere solamente un genere ma come l’essenza della sociologia, e smascherare il potere su cui si basa il paradigma meccanicistico. È indicare l’importanza della conoscenza che la resistenza delle donne avverrà con la forte creazione del suo legame con la natura, la società e la vita da cui la donna è più alienata. Nel tempo e nello spazio in cui ci troviamo, in questo senso, si vivono esempi vivi e dinamici di resistenza. È creare concetti, teorie e istituzioni che raccontano al mondo questa bellezza basandosi sulla bellezza di coloro che sono legati alla libertà a costo della loro vita.

Siamo ormai nell’era in cui il motto berxwedan jiyane (la resistenza è vita) viene rivitalizzato come serkeftin jiyane (la vittoria è vita), attraverso il rafforzamento della filosofia, della teoria e dell’organizzazione della resistenza, che è uno dei metodi fondamentali di esistenza del sistema della Modernità Democratica e del suo paradigma basato sulla democrazia, l’ecologia e la libertà delle donne; questa si fonda sull’impegno di tutte le resistenti della storia, si riveste della consapevolezza della loro resistenza e porta con sé una prospettiva di vita alternativa.


1Copricapo femminile curdo.

2Hasan Şimşek, Guerra dei paradigmi sulla soglia del XXI secolo – la Turchia nel caos, Istanbul: Sistem Yayıncılık, 1997, 9.

3La Modernità Capitalista si basa sul capitalismo, l’industrialismo e lo Stato Nazione, è in contrapposizione alla Modernità Democratica, fondata sulla democrazia diretta, l’ecologia sociale e la liberazione della donna. Per saperne di più: Abdullah Öcalan, Manifesto della civiltà democratica, libro 3: sociologia della libertà. Milano: Punto Rosso, 2023.

4Ibidem, 9.

5Abdullah Öcalan, Manifesto della civiltà democratica, libro 3: sociologia della libertà. Milano: Punto Rosso, 2023.

6La Modernità Democratica, fondata sulla democrazia diretta, l’ecologia sociale e la liberazione della donna, si contrappone alla Modernità Capitalista, che si basa sul capitalismo, l’industrialismo e lo Stato Nazione. Per saperne di più: Abdullah Öcalan, Manifesto della civiltà democratica, libro 3: sociologia della libertà. Milano: Punto Rosso, 2023.

7Abdullah Öcalan, Scritti dal carcere. Oltre lo Stato, il potere e la violenza, Punto Rosso, Milano 2016.

8Kurtul Gülenç, Critica scolastica, società e scienza di Francoforte, Istanbul: pubblicazioni Ayrıntı, 2016.

9Abdullah Öcalan, op. cit.

10Ibid.

11La rivoluzione neolitica, avvenuta in Mesopotamia, è considerata la prima rivoluzione delle donne per l’importante ruolo che queste ultime hanno svolto. Oggi, nella stessa zona geografica, la rivoluzione delle donne del Rojava è considerata la seconda rivoluzione delle donne.

12Nel 1996 Abdullah Öcalan divulgò la «teoria della separazione». In questa teoria analizza la dinamica per cui le donne vengono viste dagli uomini come un prodotto e una continuazione di loro stessi. Afferma che le donne hanno in sé una mentalità maschile dominante, e che devono rompere con questa mentalità per poter superare la dominazione patriarcale. Ecco perché questa teoria è anche conosciuta come la «teoria del divorzio infinito». Per approfondire: Jin Jiyan Azadî. La rivoluzione delle donne in Kurdistan. A cura dell’Istituto Andrea Wolf. Napoli: Tamu edizioni, 2022.

13Abdullah Öcalan, Manifesto della civiltà democratica, libro 3: sociologia della libertà. Milano: Punto Rosso, 2023.

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