La Vita nell’Era del Colonialismo
Dal numero sulla Colonizzazione — Rivista Jineoloji, numero 25
Rozan Star
Come e perché si è sviluppata l’idea del colonialismo? Cosa ha portato a questo pensiero e quali sono state le sue conseguenze? Soprattutto, come si è arrivati a concepire questo pensiero? Indubbiamente, queste sono domande a cui bisogna rispondere, per comprendere e cambiare il mondo in cui viviamo. Quando osserviamo la storia umana assistiamo a lotte molto potenti per la libertà e la democrazia, insieme a terribili guerre coloniali. L’ambizione di ottenere potere che sorge negli esseri umani ha influenzato la vita sociale, dal passato al presente. Specialmente con lo sviluppo della sovraproduzione, questa ambizione ha anche eroso la moralità che forma la società, e il risultato è stato lo sfruttamento di alcune persone da parte di altre.
Il colonialismo come sistema (colonialismo o Imperialismo) è iniziato con l’appropriazione forzata della produzione sociale da parte di altri, e lo sfruttamento della forza lavoro a beneficio delle potenze coloniali. Le prime forme di colonialismo furono realizzate per scopi quali: l’espansione degli Imperi, l’idea di trovare nuovi luoghi per la popolazione in crescita, il bisogno di forza lavoro gratuita, la risoluzione del problema delle materie prime nei centri della modernità capitalista, la conquista di geografie di importanza geopolitica e il tentativo di diffondere una determinata religione. Poiché le aree colonizzate non potevano essere abitate esclusivamente sulla base dello sfruttamento del lavoro e dell’appropriazione delle risorse, l’obiettivo del colonialismo fu ampliato in breve tempo. I colonialisti miravano ad espandersi sottomettendo al dominio la cultura, le credenze e la storia dei popoli che invadevano, usurpando la loro volontà e rendendoli economicamente e politicamente dipendenti. Nello sfruttare popoli, comunità, nazioni e Stati, i colonialisti miravano ad alienarli intellettualmente e culturalmente dalla propria identità e dai propri valori per integrarli nel sistema dominante. Renderli estranei alla propria lingua e cultura, e quindi più funzionali al dominio, costituiva la garanzia di questa espansione.
Possiamo considerare che il colonialismo si sviluppi insieme all’idea del dominio, cioè della dominazione, e al processo della sua istituzionalizzazione come Stato. Come è noto, il fenomeno dello Stato ha iniziato a svilupparsi con la colonizzazione delle donne e l’usurpazione dei valori che esse svilupparono. Pertanto, la cellula staminale del colonialismo è formata dalla mentalità patriarcale. L’inizio di un genere che stabilisce l’egemonia su un altro genere, significa anche lo sfruttamento dei valori che esso crea. Questo sistema di sfruttamento, esattamente come il colonialismo, crea una realtà in cui le strutture sociali esistenti vengono plasmate secondo i desideri del potere egemonico. La dominazione, la sovranità, la proprietà e il potere non possono svilupparsi senza colonizzazione. Come esprime Mehmet Hayri Durmuş nella sua opera ‘Storia del Kurdistan’, vediamo la prima colonizzazione sistematica nella figura di Sargon. Sargon, imperatore accadico, iniziò la fase dello Stato coloniale sottomettendo le città-stato sumere una per una. Abdullah Öcalan nelle sue difese CEDU, trasmette la politica di quel periodo come segue: “Violenza pianificata per uccidere persone, prendere tutto ciò che hanno, renderle schiave, colonizzare i luoghi che trovano vantaggiosi e mantenerle come un potere governativo dipendente da loro stessi. Inoltre, questo significa che il colonialismo nel senso classico di colonizzazione ha una storia maledetta che si estende da circa il 2000 a.C. fino al presente. Oppressione, alienazione e sfruttamento erano vissuti intrecciati nelle colonie”. In altre parole, dominio, espansione e colonizzazione si sono sviluppati e sistematizzati intrecciandosi.
Il sistema coloniale ha bisogno di espandersi per essere permanente. Perché l’essenza di questo sistema si basa sulla creazione di se stesso attraverso il lavoro degli altri. Più espansione significa poter sequestrare più lavoro. Pertanto, colonialismo e Imperialismo si sono sviluppati in connessione tra loro. L’Imperialismo è definito come il desiderio di uno Stato di espandersi e dominare altri Stati. Il termine Imperialismo, derivato dal termine latino ‘Imperium’ che significa impero, fu usato per la prima volta in inglese nell’anno 1880, e stava a significare la dottrina dei sostenitori del regime Imperiale. L’origine della parola è Per che in indoeuropeo significa ottenere. Sebbene la prima volta che la parola è stata usata risale negli anni dell’ottocento, possiamo far risalire questo processo ai Sumeri. Nella storia della civiltà egemonica, il carattere espansionista si è manifestato nello sviluppo di tutti gli Stati e Imperi. Le potenze civilizzatrici hanno adottato un metodo ricorrente: ingannare prima, intimidire poi, e infine schiacciare come un rullo compressore una volta ottenuto il dominio. Spostare le persone dai loro luoghi, renderle schiave forzatamente e farle lavorare in terre diverse è una delle pratiche colonizzatrici più antiche. Trasportare persone in terre sfruttate, è stato un metodo frequentemente applicato. Controllare i nativi delle terre sfruttate attraverso la coercizione e nominare diversi amministratori tra i nativi, è un metodo ancora applicato oggi. La mescolanza forzata tra popolazioni autoctone e gruppi trasferiti da altri territori per creare società ibride è stata un’altra strategia coloniale ampiamente applicata. Come si può dedurre nel corso della storia i metodi sono cambiati, ma gli scopi sono gli stessi.
Il colonialismo emerse in Europa in modo più intensivo e sistematico verso la fine del XV secolo. La scoperta di nuove rotte marittime e l’invenzione della bussola ebbero un impatto significativo sul viaggio verso continenti diversi. Le attività coloniali durante questo periodo furono molto dolorose, tragiche e sanguinose. Il colonialismo in questo periodo fu realizzato attraverso la schiavitù, armi avanzate e il cristianesimo. I Paesi dell’Europa occidentale, principalmente gli Imperi britannico, francese, spagnolo e portoghese, inflissero terribili sofferenze alle società che colonizzarono e alle persone che resero schiave in Sud America, Nord America, Africa, Asia e Australia. Per esempio, tra il 1486 e il 1641, 1.389.000 persone furono portate dall’Angola in America come schiavi. Milioni di persone divennero vittime della politica del colonialismo, che catturava persone, le rendeva schiavi e le faceva lavorare. A parte quelli che morirono durante il viaggio, le persone trasportate in America furono sottoposte a torture incurabili. I popoli che poterono rimanere nelle proprie terre, dovettero affrontare tutti i tipi di violenza da parte del colonialista. Arrivarono al punto di non poter chiedere alcun diritto di esistere nelle proprie terre. Dovevano lavorare per soddisfare i bisogni del colonialista. Questa tortura non si formò solo sul lavoro. Le culture e i modi di vita delle comunità sfruttate furono umiliati, implementando politiche terrificanti per farli vergognare di se stessi e per portarli ad obbedire all’infinito. Con questo, nei Paesi coloniali come in America e in Europa, le persone colonizzate furono esibite in gabbie. Questa barbarie, che chiamarono zoo umano, continuò fino al 1958. Menzioniamo questo per mostrare le diverse dimensioni del colonialismo. Oggi, sebbene la schiavitù sia ufficialmente vietata, in Paesi come la Mauritania continua ad essere praticata. Oggi nel mondo comprare e vendere schiavi non è più tollerato, ma la continuazione di quel tipo di mentalità non è riconosciuta e non è vista come una contraddizione.
In questi processi, la geografia, con le persone che vivono su di essa, le sue ricchezze sotterranee e fuori terra, la sua natura e i suoi animali, fu sottoposta a terribile sfruttamento e furono compiuti massacri di massa. Le persone e altri esseri viventi furono letteralmente usati come strumenti, merci e trasformati in carcasse. Le loro anime furono ferite. I nativi americani sono quasi inesistenti oggi. Il popolo aborigeno, i nativi dell’Australia, stanno lottando per sopravvivere nelle aree forestali. Ancora, molte specie animali si sono estinte o stanno affrontando l’estinzione a causa della caccia e della distruzione della natura. La natura è stata sottoposta ad un processo di industrializzazione e sfruttamente per il bene della legge del massimo profitto. La produzione di beni in eccesso rispetto al necessario, finalizzata al massimo profitto, e la logica produttiva interamente subordinata al guadagno hanno alterato oggi l’equilibrio naturale attraverso la distruzione ambientale, riflettendosi inevitabilmente anche nelle relazioni umane e nei modi di vita. La produzione incessante e l’ossessione per il profitto massimo hanno ridotto le persone in robot, a formiche instancabili prive di autonomia. In conclusione, appare evidente che il colonialismo abbia costituito il fondamento strutturale e ideologico su cui si è edificata la modernità capitalista.
Per comprendere questo fondamento, è necessario analizzare correttamente l’egemonia mentale, la colonizzazione del pensiero e il processo per diventare “essere colonizzato”. Il pensiero è una benedizione meravigliosa per le persone, aiuta a comprendere e interpretare il mondo. In un certo senso, il pensiero ha una struttura abbastanza flessibile. Perché un pensiero si sviluppi e si diffonda, i fattori principali sono che il fondamento sia solido, che vi sia una buona organizzazione e che le opportunità vengano ben sfruttate. Questa situazione mantiene la sua validità sia per i pensieri positivi (legati al buono e al bello) che per i pensieri negativi (legati alla bruttezza e alla cattiveria). Tanto che il potere delle nuove idee può influenzare i sentimenti, gli spiriti e i pensieri delle persone e avere potere coercitivo. Questo è ciò che influenza, dirige, regola, disturba e disperde la vita sociale, e allo stesso tempo dirige il flusso della storia. La capacità di pensiero positivo negli esseri umani ha portato a comprendere, interpretare e creare cultura nel mondo; mentre il pensiero negativo si è rivolto a stabilire il dominio sulla terra. Il colonialismo si è anche sviluppato come risultato di questi pensieri negativi. Questa affermazione possiamo trovarla anche nella realtà umana. Cioè, sia il bene che il male esistono potenzialmente negli esseri umani; la parte nutrita di più, fiorisce. Ecco perché il colonialismo è stato un fenomeno sviluppato specialmente nella mentalità.
Questo sistema non può essere realizzato senza fare una distinzione tra ‘noi e l’altro’. Quando si stabilisce una relazione gerarchica di alienazione tra noi e l’altro, l’altro è posizionato o come un soggetto di minaccia o come un oggetto al servizio di noi. Pertanto, quando ‘Noi e l’altro’ si sviluppa come base relazionale in conflitto, viene anche gettato il fondamento dello sfruttamento. Questa distinzione divenne in seguito la fonte del nazionalismo e del razzismo, ideologie della modernità capitalista. In queste ideologie la relazione con l’altro si sviluppa sull’asse degli interessi della nazione o della razza, basata sull’annientamento, l’umiliazione o l’assimilazione e la colonizzazione. Tuttavia, ogni società ha le proprie differenze e unicità. Queste differenze non possono essere messe su una scala di superiorità o inferiorità. È qui che il pensiero del dominio — forgiato dalla mentalità coloniale, da una visione che non riconosce nulla al di sopra dell’essere umano se non se stesso — si arroga il diritto di assoggettare e strumentalizzare altre società e popoli. Gli attacchi sono organizzati contro le popolazioni locali mostrandole come barbare, reazionare, primitive, anacronistiche, e se stessi come popoli civilizzati, moderni, contemporanei e progressisti. Questa idea di esportazione della civiltà sminuendo gli altri popoli come primitivi è frequentemente utilizzata ancora oggi. Come risultato di questi attacchi barbarici, hanno applicato ogni tipo di distruzione sulla prima e seconda natura1. La mentalità che guarda l’altro, tranne se stesso, come un insetto da debellare descrive molto bene il colonialismo. Poiché tutti sono visti come insetti, i governanti non hanno nessun problema di passarci sopra come un rullo compressore.
Pensiamo a un meccanismo di macchina, se una parte si rompe, una nuova viene immediatamente aggiunta al suo posto, se non viene aggiunta, quella macchina non funziona, diventa disfunzionale. Il colonialismo è un sistema che assimiglia a questo meccanismo. Non è avvenuto per caso. Come abbiamo affermato sopra, il colonialismo non si sviluppa solo in senso fisico, ma è anche sviluppato nelle emozioni, nei pensieri e nello spirito. Quando la dominazione, il potere e il dominio si depositano nella mente di una persona, i valori sociali, la moralità e la coscienza diventano un qualcosa che deve essere superato. Per questo è indispensabile per il potere coloniale umiliare il colonizzato estraniandolo, questo deve guardare se stesso attraverso gli occhi del colonizzatore. Per questo, instillare paura nelle società colonizzate, farle temere le proprie ombre, è indispensabile per il colonialismo; far sentire alle persone di essere inferiori, piccole, semplici, ordinarie e insignificanti è indispensabile per colonizzare le società e rendere permanente il sistema coloniale. I massacri di massa, le torture inimmaginabili, gli esili e le schiavitù vissute dal passato al presente, non possono avere altre ragioni di esistere se non quello di mantenere un sistema di dominio coloniale. Su questa base possiamo dire che il sistema coloniale è il lato oscuro della storia umana. Quando questo lato oscuro viene compreso e superato, l’umanità potrà venire alla luce.
Nel Medio Oriente, che è un antico centro della storia umana, il colonialismo espansionista eurocentrico arrivò nel 1880. La storia della resistenza culturale contro questa civiltà egemonica è profonda quanto la civiltà stessa: è proprio questa profondità a render possibile lo sviluppo di dinamiche uniche. Per questo motivo, il colonialismo eurocentrico non poteva instaurarsi in Medio Oriente come si instaurò in altri continenti. Il colonialismo fu per lo più applicato attraverso regimi mandatari, formando un sistema che mescola il colonialismo classico ed un nuovo concetto di colonialismo. Con la motivazione che i popoli qui (nel Medio Oriente) non potevano governarsi da soli, amministratori occidentali furono imposti a questi Paesi; oppure vennero nominati persone collaborazioniste come amministratori, formatesi nelle scuole europee, senza però riuscire ad andare oltre l’essere un regime fantoccio.
In questo modo queste terre furono sfruttate, e i popoli furono lasciati nella povertà. Oggi, questa politica continua ad esistere anche se in forme diverse. Il Kurdistan, che si trova al centro del Medio Oriente, è sfruttato da quattro Stati (Iraq, Iran, Turchia e Siria), con la sua geografia e il popolo che ci vive; le sue risorse sotterranee e fuori terra vengono distrutte per il bene del profitto. Dodicimila anni di storia vengono sommersi sott’acqua e il popolo della regione è lasciato ad affrontare guerra e distruzione. Sebbene il Kurdistan non sia definito come una colonia da questi Stati, viene applicata una chiara legge coloniale. Negli anni ’70, questo sistema coloniale fu analizzato da Abdullah Öcalan, e furono posti i mattoni della lotta contro questo sistema che si stabilì in Kurdistan sia strutturalmente che mentalmente. Questa lotta mirava non solo a combattere le potenza coloniali, ma anche a distruggere l’idea dell’esistenza curda che era stata modellata dal colonialismo. Questo punto è importante perchè, per rendere disfunzionale la macchina oppressiva, la personalità coloniale deve essere distrutta. Il primo proiettile dovrebbe prendere di mira non solo il potere coloniale, ma anche la personalità colonizzata.
Poiché il colonialismo non può più essere mantenuto nel senso classico del termine, oggi ha acquisito una nuova dimensione. A partire soprattutto dagli anni Sessanta e Settanta, il colonialismo ha cominciato a manifestarsi in una forma nuova: quella della creazione di Stati formalmente indipendenti in territori che erano stati colonizzati, la cui “indipendenza” restava però profondamente condizionata dall’influenza occidentale, e in particolare di quegli stessi Stati che li avevano colonizzati. Questo tipo di “indipendenza”, il capitalismo che si rinnova come capitale finanziario, e lo sviluppo della globalizzazione, sono alcuni esempi di come il colonialismo si sia trasformato. Rispetto alla schiavitù del colonialismo classico, vengono oggi sviluppati metodi più redditizi. Con l’affermarsi dell’industria, il commercio degli schiavi ha perso la propria funzione: al suo posto si è imposta una schiavitù moderna, fondata sulla vendita della forza lavoro. Invadere un Paese e operarne il controllo attraverso corporazioni multinazionali e collaboratori locali, cioè senza insediarsi direttamente, si è rivelato per la modernità capitalista un modello più economico e sostenibile. L’essenza dello sfruttamento non è cambiata, è cambiata soltanto la sua forma.
Abbiamo affermato che i primi processi di colonizzazione della storia avvengono insieme all’Imperialismo, mentre il nuovo colonialismo prende forma insieme alla globalizzazione. La globalizzazione, che è la forma ideologica del colonialismo della nuova era, è un concetto economico-politico e ha una caratteristica multidimensionale che include il diritto, fra cui i diritti umani. Lo sfruttamento continua attraverso l’espansionismo culturale e ideologico portato avanti sotto il nome dell’universalità di concetti come democrazia, libertà e diritti umani. Ciò che una volta veniva chiamato “selvaggio e incivile” è stato ora sostituito dalla parola “terroristi”. Le potenze egemoniche dichiarano terroriste le forze che percepiscono come una minaccia, inserendole nelle liste nere. È lo stesso meccanismo che i colonialisti applicavano in passato chiamando “selvaggi” e “barbari” i popoli che volevano assoggettare: oggi, lo sfruttamento opera attraverso l’etichetta del terrorismo, applicata a chi si oppone a essere sfruttato.
Possiamo anche definire questa globalizzazione come un processo di creazione di un mercato globale, eliminando tutte le barriere economiche per consentire la libera circolazione del capitale e integrando i mercati in singoli Stati-nazione. Il sistema capitalista esporta il suo surplus di produzione aprendo nuovi mercati per se stesso. Lo fa attraverso la globalizzazione. Ora, le corporazioni transnazionali che trascendono gli Stati, possono dirigere il mondo come desiderano. Invece degli schiavi deportati per lavorare, oggi le persone diventano come degli schiavi moderni alle quali si richiede di lavorare con una miseria di stipendio, mentre i governanti si arricchisono aprendo aziende in Paesi sovrapopolati e poveri. Quando i colonizzatori hanno finito di sfruttare tutte le risorse naturali e sociali, e si ritirano, ciò che lasciano dietro di sé sono povertà, dipendenza, sottosviluppo, degenerazione, guerra, assimilazione, malattie, terre devastate e storie tragiche. È sufficiente guardare il debito, la dipendenza e la povertà profonda in cui affoga il Sud globale, che rappresentano le ex colonie, per rendersene conto con chiarezza.
Sebbene oggi si parli formalmente di indipendenza, la realtà vissuta racconta tutt’altro. Non si può parlare di vera indipendenza, né in campo politico, né economico, né militare. La globalizzazione e la crescente interdipendenza tra i Paesi lo rendono evidente: epidemie come il Covid-19 colpiscono il mondo intero, e una guerra, ovunque scoppi, finisce per riguardare tutti.
Un’altra questione evidente è che i Paesi che erano precedentemente colonie dell’Occidente, vivono ancora dipendenti dall’Occidente, anche se dichiarati “indipendenti”. Questa dipendenza continua in dimensioni intellettuali, spirituali e vitali, ed è ideologicamente alimentata dal progressismo e dal modernismo. Il progressismo ha globalizzato la distinzione tra noi e “l’altro”. Il modo per “l’altro” di liberarsi dal proprio senso di inferiorità, è legato alla sua capacità di integrarsi ai valori occidentali. Lo sforzo di questo “altro” per liberarsi da se stesso, si manifesta attraverso l’ammirazione per l’Occidente, l’essere come “loro”, apprezzare e preferire il “loro” stile di vita, parlare la “loro” lingua, andare alle “loro” scuole, ecc. Oggi, non importa dove nel mondo, ci sono poche persone che non ammirano l’Occidente o che non vedono l’Occidente come progressista. Agli Stati formalmente indipendenti, classificati come Paesi in via di sviluppo o sottosviluppati, vengono presentate ricette già pronte, politiche ed economiche, su cosa fare per raggiungere l’Occidente “sviluppato”. È attraverso questo meccanismo che l’Occidente perpetua e istituzionalizza la propria egemonia: politica, economica e culturale. Il meccanismo del colonialismo globale viene operato con il branding nel campo della cultura-arte-pensiero, oltre che attraverso a istituzioni come le Nazioni Unite, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la NATO.
Questo nuovo sistema non trasporta più forzatamente le persone rendendole schiave, ma rende schiavi tutti nel luogo in cui si trovano. La società tutta viene sfruttata perchè rinchiusa in una “gabbia di ferro”, attraverso gli Stati-nazione. Un sistema coloniale feroce è stato costruito tanto all’interno quanto all’esterno, erodendo la capacità delle società intrappolate in queste gabbie di ferro di provvedere alla propria esistenza. Per questo, da un lato si alimenta il nazionalismo dello Stato-nazione, dall’altro si alimenta il sogno della fuga attraverso il discorso della cittadinanza globale. Eppure i confini, che scompaiono per il capitale, diventano trappole mortali per le persone. Chi fugge da queste gabbie e si riversa nei centri della modernità capitalista viene sacrificato sull’altare di un nazionalismo rinnovato, come il nuovo “altro” del sistema globale.
Il nuovo colonialismo si sta organizzando nella salute, nell’educazione, nella difesa, nell’economia, nella politica, nei media e in tutte le altre aree della vita. Per il bene del massimo profitto, anche i bisogni più vitali vengono commercializzati, e la vita viene trasformata in macerie. Riducendo l’economia al denaro e accumulando ricchezze immense attraverso lo sfruttamento delle risorse, sotterranee e in superficie, trasformate in terre desolate dal lavoro umano, sembra che non restino più luoghi abitabili. Non è un caso che, dopo aver esaurito le risorse del pianeta, le persone più ricche del mondo si siano ora lanciate nella colonizzazione di Marte e nella ricerca di nuovi spazi vitali altrove.
Un’altra ideologia che viene utilizzata come strumento per aumentare questo profitto e aprire nuove opportunità di sfruttamento, è lo scientismo. Il saccheggio della terra come fonte di materie prime, lo sfruttamento della salute umana come campo sperimentale e la colonizzazione dello spazio vengono giustificati in nome del progresso, presentati come passi inevitabili e necessari.
Le vite di milioni di esseri viventi, compresi gli esseri umani, vengono sacrificate con test di armi biologiche e nucleari. Proprio come accadde con il massacro delle persone deportate dall’Africa in America come schiave, anche questi vengono considerati vittime inevitabili del progresso. Come abbiamo visto nella recente epidemia di Covid-19, la salute della comunità viene spesa per il bene del massimo profitto, come ad esempio lasciare diffondere prima la malattia e poi produrre farmaci contro questa, dando l’immagine di lavorare per trovare una soluzione per salvare le persone.
Il bio-potere, come nuovo metodo del nuovo colonialismo, ha iniziato a influenzare la vita in modo molto pericoloso. Il bio-potere, ovvero la condizione per cui la persona interiorizza il potere dentro di sé e ne adempie le richieste, ha raggiunto una fase nuova con la diffusione delle tecnologie dell’informazione. La creazione di mondi virtuali ha portato le persone a disconnettersi dalla vita reale, spingendole a vivere in un mondo simulacro, un’apparenza che non è reale ma viene percepita come tale. Le intelligenze artificiali sviluppate, la clonazione umana e animale mostrano il punto pericoloso a cui è giunto lo scientismo. Le memorie umane vengono copiate nelle intelligenze artificiali e si interviene sempre più direttamente nella memoria delle persone.
Un altro degli strumenti ideologici su cui si basa il nuovo colonialismo è il sessismo. Il monopolio maschile, stabilito sulle donne dal passato al presente, continua la sua esistenza nel nuovo ordine coloniale. Le donne vengono utilizzate in modo completamente mercificato a sostegno del sistema: portando lavoratori al mondo e crescendoli, offrendo lavoro a basso costo, abbassando il mercato, essendo usate nella pubblicità, e molto altro. Ancora oggi il lavoro delle donne è considerato il più economico, e persino il più privo di valore, al mondo. La pandemia di Covid-19 lo ha reso ancora più evidente: le prime a essere licenziate e a perdere il lavoro sono state le donne, e su di loro è ricaduto il peso maggiore del lavoro di cura. Non è un caso che il concetto di femminilizzazione del lavoro sia tra i più discussi di questo secolo. Nel tempo in cui viviamo, le donne stanno subendo una colonizzazione feroce e si trovano in un vicolo cieco totale, emotivamente, mentalmente e spiritualmente.
Dal passato al presente si sono sviluppate resistenze molto forti contro la distruzione del colonialismo che abbiamo appena descritto. Grazie a queste resistenze, il colonialismo è stato limitato e, molte volte, le potenze coloniali sono state sconfitte. La ribellione contro il colonialismo ha gettato le basi per molti movimenti: dai movimenti anti-schiavitù ai movimenti di liberazione nazionale, dai movimenti ecologici ai movimenti anti-guerra. Gli Imperi coloniali britannico, francese e portoghese dominarono fino all’inizio del XX secolo e, oltre a questi, Paesi come l’Italia e la Germania furono anche inclusi successivamente nel processo coloniale. La lotta anticoloniale, che si estese al XVIII secolo in America Latina e raggiunse il suo apice in altre parti del mondo agli inizi del XX secolo, si è sviluppata attorno a due istanze fondamentali: l’indipendenza politica da un lato, e la rivendicazione di autonomia economica e culturale dall’altro. Nei Paesi colonizzati in cui la resistenza si organizzò sotto la bandiera dell’indipendenza nazionale, dopo il raggiungimento dell’indipendenza emersero diverse posizioni ideologiche, tra cui la promozione del nazionalismo postcoloniale e forme di solidarietà politica internazionale tra i Paesi sfruttati. Queste diverse posizioni politiche hanno dato vita anche a differenti approcci teorici. In particolare, per il XXI secolo, gli studi intellettuali sviluppati nei paesi postcoloniali, la cosiddetta teoria anticoloniale, hanno costruito un’importante infrastruttura per l’analisi delle nuove forme di colonialismo.
Il pensiero anti-coloniale ha messo in pratica le sue critiche al colonialismo formando diverse alleanze e gruppi, come la Solidarietà Africa-Asia, il Movimento dei Paesi Non-Allineati, il Movimento Tricontinentale (Asia, Africa e America Latina). Dall’altra parte la teoria postcoloniale ha interiorizzato politiche di sviluppo economico, moderniste e nazionaliste sulla base dell’uguaglianza delle nazioni colonizzate con le nazioni colonizzatrici. Se consideriamo che il neocolonialismo odierno perpetua la propria egemonia sui Paesi formalmente indipendenti attraverso politiche di sviluppo economico, possiamo individuare la critica alle teorie postcoloniali.
La critica del capitalismo globale portata avanti dalla lotta anticoloniale guidata dal movimento zapatista in America Latina; la lotta fondata sulla dialettica tra locale e globale sviluppata nel Sud Asia, insieme alla critica del saccheggio della natura; l’obiettivo di liberare tutti i paesi africani, incarnato nel Pan-Africanismo, che vedeva nell’Etiopia il suo simbolo, portato avanti dalla resistenza anticoloniale in Africa; la strategia della rivoluzione algerina di rivolgere la lotta tanto alla personalità colonizzata quanto al colonizzatore; l’obiettivo di costruire la nazione democratica e il confederalismo mondiale dei popoli democratici, sviluppato dalla rivoluzione del Kurdistan sotto la guida di Abdullah Öcalan… Abbiamo accumulato abbastanza esperienza di lotta da poter affermare che queste e molte altre teorie, strategie e politiche anticoloniali, troppe per essere nominate, potranno affermarsi attraverso una solida organizzazione della solidarietà globale e della lotta internazionale. Oggi, il problema della libertà delle società esposte al saccheggio coloniale, ciò che viene chiamato Sud globale, mondo coloniale e terzo mondo di ieri, può essere superato soltanto affrontando in modo completo le dimensioni militari, politiche, economiche, mentali e culturali del colonialismo, e rafforzando la lotta internazionale.
Le condizioni per lo sviluppo di una tale lotta nel XXI secolo si sono formate su più fronti. Accanto agli aspetti negativi delle tecnologie in rapida evoluzione e dell’informatica, esistono anche aspetti che possono essere valutati positivamente in termini di dinamiche di lotta. La possibilità di apprendere istantaneamente ciò che accade dall’altra parte del mondo, favorendo riflessi di solidarietà tra le persone, sta generando tensioni all’interno del sistema stesso. I valori coscienti e morali che rendono le persone umane si sono trasformati in una lotta per preservare la propria esistenza contro il sistema. Ancora, con questi cambiamenti, mentre le società diventano consapevoli delle proprie differenze, la relazione tra nazionalismo e colonialismo viene condannata. In un mondo in cui tutti si assomigliano sotto il segno della moda, è proprio l’incontro con chi è diverso, cioè con ciò che viene dall’opposto, a rendere visibile la propria specificità/differenza. La differenza viene percepita nella misura in cui “l’altro” viene respinto. Il mondo di oggi gioca dunque un doppio ruolo: da un lato omologa, dall’altro spinge a comprendere e proteggere la propria specificità. Una cultura può sopravvivere come entità viva solo nella misura in cui riesce a preservarsi e a svilupparsi. In questo senso, resistere al sistema coloniale, che oggi raggiunge la sua forma più estrema, è possibile soltanto mantenendo una consapevolezza fondata sull’unità e sull’uguaglianza delle differenze. È cosa nota che dopo il culmine viene il declino. La solidarietà reciproca che si sviluppa tra le società, la sensibilità sociale, il crescente emergere dei movimenti delle donne, i diritti umani, la democrazia e la politica basata sulla libertà, valori in ascesa nei discorsi del nostro tempo, sono punti di partenza preziosi. In questo senso, il XXI secolo può ancora essere una nuova era di speranza per l’umanità.
1 Per prima natura intendiamo tutto ciò che è natura, compreso l’essere umano, ossia è una concezione in cui la natura e l’umano non sono in opposizione e quest’ultimo è compreso nella natura in quanto parte della totalità, composta di tutti gli esseri vivente e le esistenze dell’universo. La seconda natura è chiamata anche natura sociale, riguarda la socializzazione dell’essere umano.