{"id":2267,"date":"2026-09-21T12:07:00","date_gmt":"2026-09-21T09:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/?p=2267"},"modified":"2026-09-21T12:31:22","modified_gmt":"2026-09-21T09:31:22","slug":"in-ogni-notte-buia-ce-una-luce-memoria-dalla-jineoloji","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/2026\/09\/21\/in-ogni-notte-buia-ce-una-luce-memoria-dalla-jineoloji\/","title":{"rendered":"In ogni notte buia c&#8217;\u00e8 una luce: Memoria dalla Jineoloj\u00ee"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Cosa sappiamo della storia della nostra famiglia? Come hanno vissuto la guerra del \u201936? E il colpo di Stato fascista? Hanno combattuto al fronte? Abbiamo qualche parente in esilio o scomparso? E le nostre nonne, come l\u2019hanno vissuta? Cosa significava essere donna e vivere la Repubblica e poi il franchismo? In che modo le ha plasmate? Cosa ci hanno raccontato? E soprattutto, cosa non ci hanno raccontato? Forse sono domande che molte di noi non hanno ancora posto alla propria famiglia. Eppure, se le abbiamo poste, abbiamo ricevuto risposte confuse, lunghi silenzi, voci tremanti\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la guerra furono uccise 600.000 persone, di cui 150.000 sono ancora disperse. Durante il franchismo, 30.000 bambini furono strappati alle loro madri e affidati a famiglie vicine al regime. La guerra, il dopoguerra, la dittatura, l\u2019esilio, gli omicidi, le umiliazioni, le minacce, le torture, la prigionia hanno generato un trauma collettivo nella nostra societ\u00e0. Numerosi studi dimostrano che, di fronte a quello che fu uno scenario di terrore e violenza, molti hanno evitato di raccontarlo ai propri figli e nipoti per risparmiare loro il dolore; anche per l\u2019incapacit\u00e0 di esprimere il significato di ci\u00f2 che avevano vissuto e per la paura di ritorsioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va ricordato che lo stesso regime franchista lo proibiva, cos\u00ec come proibiva qualsiasi forma di dissidenza (parlare catalano, voler essere donna in qualsiasi modo, mettere in discussione il regime, ecc.). Secondo Valverde [1], questa narrazione si \u00e8 tramandata di generazione in generazione, nonostante il trauma psico-emotivo transgenerazionale colpisca anche i discendenti dei vincitori, non solo quelli dei vinti. E infatti, come disse Orwell, \u00abChi controlla il presente controlla il passato e chi controlla il passato controller\u00e0 il futuro\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo modo, l\u2019impatto dei silenzi, delle perdite e della violenza organizzata e sistematica contro coloro che credevano nella giustizia sociale e in una societ\u00e0 pi\u00f9 libera, continua a pesare sulla nostra realt\u00e0. Nei Paesi Catalani, il colpo di Stato e la vittoria del franchismo sulla legittima repubblica furono diseguali. Maiorca fu uno dei primi luoghi a cadere nelle mani del fascismo in tutto lo Stato, mentre la Catalogna e il Paese Valenciano resistettero fino al \u201939. I territori della Franja e delle Terre dell\u2019Ebro vissero un vero e proprio massacro durante la contesa per il Fronte d\u2019Aragona. Questa non fu una guerra tra fratelli, ma una guerra di classe, che perdura ancora oggi. Milioni di persone hanno dovuto piangere in silenzio i propri familiari e amici assassinati e scomparsi, e piangere anche la fine di quello che era un progetto politico emancipatorio (in fase di costruzione). Un lutto per una gioia che non \u00e8 mai tornata.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Recuperiamo la nostra storia per capire meglio chi siamo<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Gruppo <em>Conxa P\u00e9rez<\/em> [2], <em>memoria dalla Jineoloj\u00ee<\/em>,\u00a0\u00e8 un collettivo autogestito che si propone di raccogliere le testimonianze delle donne che hanno vissuto il periodo del franchismo. Lavoriamo secondo la metodologia della Jineoloj\u00ee, un quadro rivoluzionario delle scienze sociali che considera la storia come un\u2019entit\u00e0 nel momento presente, ma anche dinamica e viva, anzich\u00e9 considerarla un fenomeno strettamente determinato.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">La Jineoloj\u00ee, un quadro di riferimento e una proposta per il futuro<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Jineoloj\u00ee, un quadro di riferimento e una proposta per il futuro La Jineoloj\u00ee \u00e8 una proposta del Movimento delle Donne del Kurdistan. J\u00een in kurmanji significa \u201cdonna\u201d e condivide il lessema con jiyan (vita). D\u2019altra parte, loj\u00ee fa riferimento alla parola greca logos. Si tratta quindi della scienza delle donne o della scienza della vita. La Jineoloj\u00ee critica le scienze sociali occidentali, troppo influenzate dal capitalismo, dal colonialismo e dall\u2019androcentrismo. Vuole essere una scienza propositiva, al servizio del popolo e della vita, e non al servizio del capitale. Ha mosso i primi passi nel 2012, ma il suo percorso affonda le radici nella lotta delle militanti curde in carcere, negli anni Ottanta, e nella resistenza all\u2019interno della guerriglia sulle montagne contro lo Stato turco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte alla necessit\u00e0 di rovesciare il fascismo turco, e comprendendo che questo non \u00e8 altro che una delle tante forme con cui il capitalismo seppellisce la libert\u00e0 e riduce in schiavit\u00f9 le lavoratrici in tutto il mondo, le compagne hanno ritenuto indispensabile costruire una nuova ideologia e, con essa, rompere anche con le scienze sociali egemoniche. Uno strumento per liberarsi dal colonialismo e dal capitalismo. Comprendendo che senza la liberazione delle donne siamo condannate a ripetere la storia, hanno iniziato a tracciare il percorso verso la depatriarcalizzazione della societ\u00e0 e della sua storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, tutte le istituzioni civili, politiche e di autogoverno del Movimento di Liberazione Curdo dispongono di strutture proprie dedicate alle donne. Queste iniziative riescono a spezzare la riproduzione delle dinamiche patriarcali e di oppressione. La Jineoloj\u00ee fa parte di questa trasformazione radicale e viene studiata nelle scuole dell\u2019Amministrazione Autonoma Democratica del Nord e dell\u2019Est della Siria (AADNES). Esistono inoltre numerosi centri di ricerca sulla Jineoloj\u00ee, come l\u2019Istituto Andrea Wolf in Rojava, dove partecipano donne internazionaliste, e comitati di Jineoloj\u00ee in tutto il mondo. Dagli studi e dalle analisi della Jineoloj\u00ee nascono proposte volte a soddisfare i bisogni della popolazione. Un esempio \u00e8 Jinwar, un villaggio per donne sopravvissute alla guerra o a situazioni di maltrattamento o abuso [3]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Comitato di Jineoloj\u00ee dei PPCC fa parte della rete europea di Jineoloj\u00ee, nell\u2019ambito della quale vengono organizzati diversi gruppi di studio e ricerca su temi quali la resistenza, la mitologia, la salute o la storia. Per la Jineoloj\u00ee, abbiamo il dovere di ripensare il nostro passato e di portare nel presente quelle tracce democratiche che ci dimostrano che il sostegno reciproco, il rispetto per la natura e la convivenza tra i popoli sono sempre stati (e saranno) dentro di noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prospettiva di Jineoloj\u00ee considera la storia come uno strumento rivoluzionario di memoria, mostrando come oggi si riflettano i valori, le culture di resistenza, le lingue, l\u2019etica, i culti, i racconti e molto altro ancora. In altre parole, si tratta di individuare il patrimonio della memoria democratica e rivoluzionaria, osservarlo e organizzarlo secondo i valori definiti dalla societ\u00e0, stabilendo cos\u00ec un forte legame tra la vita passata e presente della societ\u00e0 e la natura. Allo stesso tempo, cerca di rompere con la storia patriarcale, che narra il passato attraverso eventi storici \u201crilevanti\u201d, che sono, per lo pi\u00f9, bellici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Jineoloj\u00ee fa riferimento alle donne che sono state escluse dalla storia, dalle culture, dalle istituzioni e dalle strutture formali, basandosi sull\u2019interpretazione di \u00d6calan [4]: \u00abLa storia della civilt\u00e0 \u00e8, al tempo stesso, la sconfitta e la scomparsa delle donne\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Intendiamo la memoria storica come una parte imprescindibile dell\u2019identit\u00e0 collettiva, attraversata dalla lotta di classe e dalla lotta popolare, che ci aiuta a conoscerci, a dare dignit\u00e0 al nostro passato e a comprenderlo come un\u2019eredit\u00e0 che spiega chi siamo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia dei nostri popoli \u00e8 stata messa a tacere, occultata e travisata fino al punto di essere quasi dimenticata. A cinquant\u2019anni dalla Transizione, non siamo ancora riusciti a liberarci come societ\u00e0 dalla mentalit\u00e0 imposta dal regime fascista. La paura e il silenzio si sono diffusi come un veleno fino agli angoli pi\u00f9 remoti del nostro territorio. Questo silenzio e questa paura sono innegabili nelle esperienze vissute dalle donne e dalle minoranze, sorvegliate e punite dalla \u00abpolizia morale\u00bb e da istituzioni come il Patronato della Donna. Maltrattamenti psichici, emotivi, fisici, abusi sessuali, vessazioni, umiliazioni continue, sottrazione di bambini, sottomissione\u2026 e un lungo elenco di strategie di tortura che fanno comprendere alcune delle dinamiche ancora vive nella socializzazione che oggi permea la nostra societ\u00e0 e la nostra lotta per la libert\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2268\" src=\"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1.png\" alt=\"\" width=\"873\" height=\"542\" srcset=\"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1.png 873w, https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1-300x186.png 300w, https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1-768x477.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 873px) 100vw, 873px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Immagine 1: Raccolta di testimonianze orali e illustrate. 6 storie di donne sull\u2019educazione durante il<br \/>\nfranchismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riteniamo necessario appropriarci della Memoria Storica, poich\u00e9 appartiene al popolo e alle istituzioni che la utilizzano per i propri interessi di parte. Attualmente, a livello politico, si \u00e8 intensificata la disputa sulla memoria storica a fini di parte, senza insistere sul recupero e sulla valorizzazione della storia della rivoluzione sociale e delle combattenti antifranchiste, n\u00e9 per formulare una critica alla transizione. Non c\u2019\u00e8 volont\u00e0 politica n\u00e9 di recuperare e onorare la storia, n\u00e9 di condannare il franchismo, n\u00e9 di formulare una critica alla transizione. Qualsiasi analisi critica \u00e8 stata messa a tacere per continuare a perpetuare la stessa logica di dominio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, tutto ci\u00f2 \u00e8 rafforzato dal modo in cui la storia viene insegnata nelle scuole, attraverso una visione fortemente bellicista e coloniale e attraverso gli occhi e i modelli patriarcali. Noi sappiamo che la storia \u00e8 anche nella quotidianit\u00e0, nelle relazioni tra le persone, nelle emozioni, nel dolore, nell\u2019organizzazione sociale, nei sogni e nelle aspirazioni dell\u2019epoca, nella resistenza delle donne&#8230; Lo sguardo di Jineoloj\u00ee pone l\u2019accento proprio su questo. Ed \u00e8 per questo che la nostra prima ricerca si \u00e8 concentrata sul ruolo che l\u2019istruzione ha avuto nel sostenere il sistema franchista e il silenzio.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Strumenti per la memoria storica: il legame tra generazioni<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo condotto una prima ricerca che stiamo condividendo attraverso la presentazione di un fumetto (Raccolta di memorie orali illustrate, 2024). Il fumetto tratta dell\u2019educazione delle donne durante il franchismo, sia all\u2019interno che all\u2019esterno delle mura domestiche, e in contesti rurali e urbani. Si tratta di una ricerca che abbiamo realizzato valorizzando la testimonianza di sei donne della Catalogna e della Franja. In questo modo, rivendichiamo l\u2019oralit\u00e0 come fonte di apprendimento intergenerazionale: in questa prima ricerca abbiamo potuto contare sulla collaborazione di sei illustratrici che hanno dato forma all\u2019eredit\u00e0 e alla memoria di queste donne, come esempio vivente della memoria collettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2269\" src=\"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/2.png\" alt=\"\" width=\"926\" height=\"571\" srcset=\"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/2.png 926w, https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/2-300x185.png 300w, https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/2-768x474.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 926px) 100vw, 926px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Immagine 2: Fumetto di memoria orale e illustrata. La storia di Mari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 chiaro che chi controlla l\u2019istruzione, controlla la societ\u00e0. Per questo motivo, l\u2019infiltrazione dell\u2019ideologia franchista nell\u2019istruzione ha determinato la visione del mondo di molte generazioni. Attraverso la propaganda e il controllo dell\u2019istruzione obbligatoria, \u00e8 stato imposto l\u2019angelo del focolare come modello di donna ideale. In questo modo, la donna veniva relegata al sostentamento e alla riproduzione della famiglia, nonch\u00e9 a ruoli di sottomissione, inferiorit\u00e0 e servit\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019istruzione, cos\u00ec come la intendiamo noi, ci libera dal dogmatismo e dal sistema di dominio, ci insegna a essere critiche e ci aiuta a sviluppare pienamente la nostra personalit\u00e0. L\u2019attuale sistema imposto ci educa all\u2019ideologia liberale e individualista, con la sua mentalit\u00e0 e il suo atteggiamento sessista, colonialista, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante lo svolgimento delle interviste per il fumetto, ci siamo rese conto che alcune donne erano riluttanti a parlare della loro esperienza, perch\u00e9 non le attribuivano importanza, n\u00e9 capivano quale interesse potesse avere la loro esperienza in una \u00abricerca\u00bb. Altre invece non hanno voluto parlare affatto, per paura della repressione, del senso di colpa, per non rivivere il passato, perch\u00e9 \u00e8 doloroso e perch\u00e9 hanno imparato che per convivere bisogna tacere, smettere di condividere ci\u00f2 che hanno vissuto, vergognarsi\u2026 Questo \u00e8 stato il loro modo di voltare pagina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo strumento principale per identificare e liberarci dal sistema integrato nella nostra stessa personalit\u00e0 \u00e8 l\u2019educazione. \u00c8 cos\u00ec che costruiamo la nostra personalit\u00e0 sui principi della libert\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia, quindi, proprio come l\u2019educazione, non ci \u00e8 estranea: \u00e8 passata attraverso i nostri villaggi, le nostre strade, le nostre famiglie, ed \u00e8 per questo che \u00e8 importante sentirci parte di questa memoria, perch\u00e9 \u00e8 la nostra vita, il nostro modo di vedere e comprendere il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per le compagne del Movimento di Liberazione del Kurdistan, la perwerde (educazione) \u00e8 la via per sviluppare l\u2019armonia tra ci\u00f2 che sentiamo, diciamo e facciamo. \u00c8 qui che risiede la vera bellezza e la forza rivoluzionaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innanzitutto, l\u2019educazione \u00e8 una forma di autodifesa perch\u00e9 le persone che si educano ai principi della libert\u00e0, e attraverso lo sviluppo della conoscenza della propria societ\u00e0, della propria storia e della propria identit\u00e0, non accetteranno l\u2019imposizione, il dominio e la colonizzazione del sistema capitalista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Partendo dalla Jineoloj\u00ee e, quindi, da questo lavoro, promuoviamo l\u2019autoformazione e la ricerca sulle nostre famiglie, i nostri popoli, i nostri territori e l\u2019importanza della trasmissione orale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comprendendo che, nonostante siano passati anni da quando ha avuto luogo questo processo di assimilazione franchista, esso fa ancora parte della nostra vita. Come societ\u00e0, abbiamo un vuoto imposto riguardo alla nostra storia recente. Spetta a noi colmarlo e creare spazi in cui parlare e rivendicare che essa faccia parte della sfera pubblica. Il passato non pu\u00f2 rimanere in un piano inesistente, ma deve far parte del presente, attraverso un dialogo in costante revisione. Non siamo una tabula rasa, un \u00abqui e ora\u00bb, come la modernit\u00e0 capitalista cerca di farci credere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Recuperare la memoria, la storia, ci\u00f2 che \u00e8 accaduto e onorare le vite che ci sono state strappate \u00e8 un compito imprescindibile per rendere giustizia e vendicare chi ha dato la propria vita. Questa giustizia sociale non pu\u00f2 essere limitata a un territorio o a uno Stato imposto, perch\u00e9 \u00e8 proprio attraverso la divisione che gli Stati hanno messo a tacere la storia di migliaia di popoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, questo fumetto d\u00e0 corpo e anima alle espressioni della vita, ai suoi insegnamenti e alle esperienze della quotidianit\u00e0. Abbiamo superato i muri e riportato alla luce ricordi per trovare l\u2019impulso di autodifesa che abita in tutte noi, nel corpo e nell\u2019anima. Le resistenze sono emerse persino dall\u2019ombra. Vi invitiamo a scoprire di pi\u00f9 sul nostro lavoro partecipando alle presentazioni del fumetto \u00abRaccolta di memoria orale illustrata\u00bb che stiamo realizzando in tutti i Paesi Catalani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, attualmente siamo nel pieno di una seconda ricerca. Da febbraio 2024 ci stiamo concentrando sulla raccolta di storie di vita segnate dalla repressione, diretta contro le donne per il fatto di essere considerate \u201crosse\u201d, e sulle resistenze che hanno opposto. Donne che hanno subito uno stigma per il fatto di avere familiari anarchici, comunisti o repubblicani, oppure donne che avevano partecipato attivamente alla vita politica e che condividevano anch\u2019esse questi orientamenti ideologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continuiamo a indagare sull\u2019eredit\u00e0 di repressione e resistenze che donne comuni, povere, ribelli, timide, coraggiose, hanno vissuto per il semplice fatto di essere considerate \u201cdonne rosse\u201d. Racconti duri, ma anche resistenze quotidiane, che molte di loro esercitano ancora oggi, mostrandoci l\u2019importanza di portare avanti questo lavoro perch\u00e9 la mentalit\u00e0 fascista \u00e8 ancora presente in una societ\u00e0 che non vuole ascoltare le proprie antenate e che perpetua la paura di parlare di ci\u00f2 che \u00e8 stato vissuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In ogni notte buia c\u2019\u00e8 luce. Certo, bisogna cercarla tra le macerie della storia. Ed \u00e8 proprio questo che cerchiamo di fare noi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sappiamo che questa terra ha vissuto momenti rivoluzionari che hanno cambiato il corso della storia, che hanno segnato un precedente, e sappiamo che molte donne e identit\u00e0 dissidenti hanno reso possibile tutto questo e che senza di loro non saremmo dove siamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rendiamo omaggio al loro coraggio e alla loro forza, in un\u2019epoca in cui alzare la testa era punito duramente con la morte. Se noi alziamo la testa, \u00e8 perch\u00e9 tutte loro lo hanno fatto prima di noi. Hanno affrontato il fascismo, l\u2019esilio, il controllo, la censura, i divieti, gli abusi di ogni tipo, ma non hanno rinunciato all\u2019amore per la vita e per la libert\u00e0. Nella loro lotta cerchiamo la verit\u00e0 su chi siamo, da dove veniamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 la via in cui tutte le altre vie si uniscono: quella della ricerca della libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In memoria di voi che avete alzato la voce cos\u00ec forte che ancora oggi possiamo sentire il vostro canto di libert\u00e0. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Viva la lotta antifascista e viva la resistenza delle donne!<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continuiamo a lavorare alla nostra ricerca sulla repressione nei confronti delle donne rosse; se hai informazioni o conosci qualche testimone, contattaci all\u2019indirizzo: <a class=\"text-action-primary-default hover:underline\" href=\"mailto:grupconxaperez.jineoloji@gmail.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">grupconxaperez.jineoloji@gmail.com<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo articolo \u00e8 stato scritto in catalano nella sua versione originale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[1] Valverde, Clara. Disotterrare le parole (2014).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[2] In segno di rispetto e ammirazione, abbiamo voluto intitolare il gruppo di ricerca a Conxa P\u00e9rez, poich\u00e9 ai nostri occhi \u00e8 un punto di riferimento della resistenza. Conxa, nata a Les Corts (Barcellona) nel 1915, \u00e8 stata una militante per tutta la vita, passando dalla CNT in giovent\u00f9 fino a impegnarsi nelle lotte di quartiere. Ha difeso la libert\u00e0 e ha lottato contro il fascismo. Fin dalla proclamazione della Repubblica inizi\u00f2 a frequentare i circoli libertari, impegnandosi al punto da trascorrere alcuni mesi nel carcere femminile. Con lo scoppio della guerra si un\u00ec al comitato rivoluzionario di Les Corts; fu una delle sette donne che facevano parte del gruppo di cento soldati armati noto come \u00abAguiluchos de las Cortes\u00bb. Partecip\u00f2, tra l\u2019altro, all\u2019assalto al carcere Modelo per liberare i prigionieri politici e alla lotta armata nella caserma di Pedralbes. Nel dicembre del \u201938 fugg\u00ec in Francia e soggiorn\u00f2 nel campo profughi di Argelers. Nel 1942 torn\u00f2 a Barcellona e apr\u00ec una bancarella al Mercato di Sant Antoni, che divenne un punto di incontro clandestino per il movimento anarchico. Alla fine degli anni Novanta entr\u00f2 a far parte del collettivo delle \u00abMujeres del \u201936\u00bb, che opera per rivendicare e restituire la memoria delle donne vittime di rappresaglie durante la Guerra Civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[3] Queste iniziative popolari delle donne sono oggi minacciate e oggetto di attacchi da parte delle milizie jihadiste vicine al nuovo Governo di Transizione siriano guidato dall\u2019HTS (Hayat Tahrir al Sham). Quest\u2019ultimo ha come obiettivo militare le minoranze etniche e, in particolare, il progetto rivoluzionario di autogoverno nel nord e nell\u2019est della Siria, la cosiddetta Amministrazione Autonoma del Nord e dell\u2019Est della Siria, nata nel 2012 nel contesto della guerra in Siria. Le donne sono uno dei gruppi pi\u00f9 colpiti da questi attacchi: quando le milizie fondamentaliste sono entrate nel territorio autogovernato, non hanno esitato a espellere, cacciare e sottoporre a violenze estreme le donne dai loro centri e dalle loro accademie, a chiudere e distruggere le loro istituzioni e cooperative di lavoro, nonch\u00e9 ad assassinare e umiliare le giovani donne impegnate nella lotta&#8230; Il forte valore simbolico della liberazione delle donne ha trasformato la distruzione della loro autonomia in una forma di guerra ideologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[4] Abdullah \u00d6calan \u00e8 il fondatore del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Dal 1999 \u00e8 detenuto illegalmente e in regime di isolamento su un\u2019isola-prigione chiamata Imrali, in Turchia. Inoltre, \u00d6calan ha lanciato la proposta del Confederalismo Democratico che ha ispirato la rivoluzione del 2012 in Rojava (Kurdistan occidentale) e il modello politico dell\u2019Amministrazione Autonoma Democratica del Nord e dell\u2019Est della Siria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa sappiamo della storia della nostra famiglia? Come hanno vissuto la guerra del \u201936? E il colpo di Stato fascista? Hanno combattuto al fronte? Abbiamo qualche parente in esilio o scomparso? E le nostre nonne, come l\u2019hanno vissuta? Cosa significava essere donna e vivere la Repubblica e poi il franchismo? 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