{"id":2228,"date":"2026-04-17T17:27:54","date_gmt":"2026-04-17T14:27:54","guid":{"rendered":"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/?p=2228"},"modified":"2026-04-18T13:12:49","modified_gmt":"2026-04-18T10:12:49","slug":"hebun-zanebun-xwebun-ruote-da-criceto-menu-pericolosi-e-integrazione-democratica-nellera-della-terza-guerra-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/2026\/04\/17\/hebun-zanebun-xwebun-ruote-da-criceto-menu-pericolosi-e-integrazione-democratica-nellera-della-terza-guerra-mondiale\/","title":{"rendered":"Heb\u00fbn \u2013 Zaneb\u00fbn \u2013 Xweb\u00fbn: Ruote da criceto, menu pericolosi e integrazione democratica nell\u2019era della Terza Guerra Mondiale"},"content":{"rendered":"<p>Di Lena Wilderbach<\/p>\n<p>Tra guerra e vita quotidiana, ideologia e intimit\u00e0, si dispiega un\u2019immagine multistrato del nostro presente: un mondo in cui l\u2019esistenza non \u00e8 un dato acquisito, ma deve essere difesa ancora e ancora. La guerra del nostro tempo \u00e8 anche una guerra sulla domanda: come vivere? Attingendo ai concetti di <strong>Heb\u00fbn<\/strong> (essere\/esistenza), <strong>Zaneb\u00fbn<\/strong> (conoscenza) e <strong>Xweb\u00fbn<\/strong> (diventare se stesse), questo saggio intraprende un viaggio attraverso le linee del fronte visibili e invisibili di una Terza Guerra Mondiale che da tempo ha smesso di essere combattuta esclusivamente in termini militari, politici ed economici. Tra truote da criceto, raccomandazioni di menu geopolitici e la \u201cmorte della fratellanza dei popoli\u201d, l\u2019attenzione si concentra sull\u2019incrollabile ricerca di una vita comunalista libera e sul COME della nostra esistenza. Si tratta di significato, amore, organizzazione e di come possiamo concepire e costruire insieme una vita libera.<\/p>\n<h3>I. HEB\u00dbN significa Essere, Esistenza<\/h3>\n<p>Ci sono momenti in cui la pura esistenza, la pura vita, \u00e8 in pericolo. Nei tempi di guerra, lo percepiamo con ancora maggiore acutezza. Guerra significa minaccia, paura, devastazione, negazione, stupro, morte, distruzione dei fondamenti della vita. Nell\u2019attuale fase della modernit\u00e0 capitalista, che conosciamo come Terza Guerra Mondiale, la guerra non si manifesta solo in momenti di aperte ostilit\u00e0 militari, ma \u00e8 onnipresente. Permea la politica, l\u2019economia, le istituzioni, le tecnologie, i media digitali e persino le personalit\u00e0, le relazioni, i pensieri e i sentimenti. A volte \u00e8 apertamente visibile, sanguinosa e omicida; altre volte \u00e8 pi\u00f9 sottile, insidiosa, strisciante, pronta a minare il tessuto stesso della vita, del libero pensiero, della coesione sociale e dell\u2019integrit\u00e0 dei corpi e della terra.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che lo slogan \u201cIl capitalismo \u00e8 guerra\u201d esprime in sintesi \u00e8 qualcosa che possiamo vedere chiaramente davanti ai nostri occhi in questi tempi. Il potere distruttivo della modernit\u00e0 capitalista si riflette nelle crisi sistematiche e negli stati di emergenza in cui sono intrappolate le persone e le societ\u00e0. Vediamo che molte persone sono occupate giorno dopo giorno nel far fronte alle crisi e nel correre su una ruota da criceto nella paura per la propria esistenza e il proprio futuro. La perpetuazione delle crisi esistenziali non \u00e8 un caso, ma parte del sistema. Porta persone, movimenti e societ\u00e0 a diventare stanchi e senza speranza, incapaci di radunare una forza collettiva contro il sistema. Poich\u00e9 coloro che lottano quotidianamente per la sopravvivenza e il riconoscimento della propria esistenza, nella maggior parte dei casi, metteranno inizialmente in secondo piano le domande sulla forma di tale esistenza \u2013 sia essa politica, sociale o filosofica.<\/p>\n<p>Nelle sue prospettive per il 12\u00b0 Congresso del Partito del PKK, Abdullah \u00d6calan scrive: \u201cVorrei iniziare con il tema della &#8220;consapevolezza dell\u2019esistenza e della percezione che i curdi hanno della propria esistenza&#8221;. C\u2019erano, ovviamente, le ben note domande: &#8220;I curdi esistono o no? Se s\u00ec, fino a che punto sono stati in grado di realizzare la loro esistenza? E soprattutto: fino a che punto esistenza e libert\u00e0 sono intrecciate e come si condizionano a vicenda?\u2019\u201d\u00b9<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\">Chi siamo? Fino a che punto la nostra esistenza \u00e8 intrecciata con la libert\u00e0? Dovremmo porci queste domande non solo come curdi, ma come persone e societ\u00e0 in tutto il mondo. Cosa significa per noi vivere in questi tempi di Terza Guerra Mondiale e difendere la nostra esistenza?<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>La lotta per l\u2019esistenza non \u00e8 in definitiva meramente fisica, ma profondamente connessa alla domanda sul COME dell\u2019esistenza. Come vogliamo vivere? Quali forme di esistenza ci sono imposte dal sistema della modernit\u00e0 capitalista? E soprattutto: come liberarcene e creare collettivamente alternative per una vita libera?<\/p>\n<h4>La morte della fratellanza e il COME dell\u2019esistenza<\/h4>\n<p>In Kurdistan, in Medio Oriente e ben oltre, attualmente si combatte una feroce guerra ideologica a fianco degli interventi militari. Legati agli sviluppi nel Rojava e in Siria, nelle ultime settimane sui profili dei media digitali hanno circolato immagini e dichiarazioni che proclamano: \u201cIl paradigma \u00e8 fallito!\u201d, \u201cLa fratellanza dei popoli \u00e8 fallita!\u201d o persino: \u201cMorte alla fratellanza dei popoli!\u201d.<\/p>\n<p>Come reazione emotiva iniziale ai massacri e ai rapimenti commessi a gennaio e febbraio nel Nord e nell\u2019Est della Siria dalle truppe del Governo ad Interim Siriano, questo \u00e8 comprensibile a prima vista. La defezione di alcune unit\u00e0 arabe delle SDF verso le truppe del Governo ad Interim ha scatenato un dibattito su quanto queste alleanze fossero state opportunistiche o sostenibili. Indubbiamente, le strutture organizzative nel Rojava e nel Nord e Est della Siria stanno attraversando un necessario processo di riflessione e autocritica a questo riguardo.<\/p>\n<p>Tuttavia, chiunque abbia seguito i dibattiti sui media digitali riconoscer\u00e0 rapidamente che la propaganda contro la \u201cfratellanza dei popoli\u201d fa parte di una vasta e pesantemente alimentata campagna di contro-propaganda contro le prospettive del Movimento di liberazione curdo e il paradigma della modernit\u00e0 democratica. Come in tutte le epoche e lotte in tutto il mondo, possiamo vedere chiaramente come le narrazioni vengano modellate per cementare la versione della storia dei poteri dominanti.<\/p>\n<p>Ricordiamo altre proclamazioni, come la famosa \u201cfine della storia\u201d proclamata da Francis Fukuyama nel 1989. All\u2019epoca, si riferiva alla vittoria apparentemente assoluta delle democrazie liberali e dell\u2019economia di mercato capitalista su tutti gli altri modelli sociali, in particolare quelli socialisti. Nel \u201cfallimento della fratellanza dei popoli\u201d, troviamo ora una narrazione similmente potente nel contesto del ri-ordinamento egemonico del Medio Oriente. Tali narrazioni non sono accidentali, n\u00e9 cadono nel vuoto; piuttosto, hanno uno sfondo ideologico specifico e servono interessi particolari. Cercano di cementare una specifica definizione di esistenza.<\/p>\n<p>Questa narrazione \u00e8 legata alla deliberata istigazione ad una ostilit\u00e0 razzista-nazionalista e politica tra i vari gruppi etnici nel Nord e nell\u2019Est della Siria e in tutta la regione, alimentata ulteriormente dagli attacchi\u00a0 provocatori alla popolazione curda durante le celebrazioni del Newroz di quest\u2019anno ad Afrin e Aleppo. Nel contesto della riorganizzazione egemonica del Medio Oriente, queste azioni intendono agire come una pugnalata alle spalle contro i risultati della coesistenza democratica tra i popoli della Siria del Nord e dell&#8217;Est, e minare la fede nella possibilit\u00e0 dell\u2019autogoverno democratico.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\">Una donna che ha assistito in prima persona agli attacchi ai quartieri curdi di Aleppo all\u2019inizio di gennaio lo ha riassunto appropriatamente: \u201cCi\u00f2 che stiamo vivendo oggi non \u00e8 una questione locale, ma piuttosto un terremoto regionale inteso a seppellire ogni scintilla di speranza per un futuro democratico in Medio Oriente.\u201d\u00b2<\/p>\n<\/blockquote>\n<h4>Esistenza \u2013 tra tavoli potenti e menu pericolosi<\/h4>\n<p>Tutto ci\u00f2 accade in un momento in cui ci stiamo confrontando con cambiamenti fondamentali nei rapporti di potere e nelle lotte per l\u2019egemonia. \u00c8 una guerra su un ordine mondiale, combattuta su molti fronti simultaneamente. Vediamo come le varie potenze si stanno posizionando al suo interno, ciascuna con i propri interessi e tattiche.<\/p>\n<p>Al World Economic Forum di Davos a gennaio, Emmanuel Macron ha dichiarato: \u201cGuardate la situazione in cui ci troviamo. Intendo, uno spostamento verso l\u2019autocrazia, contro la democrazia. Pi\u00f9 violenza, pi\u00f9 di 60 guerre nel 2024 \u2013 un record assoluto, anche se ho capito che alcune erano truccate. E il conflitto \u00e8 diventato normalizzato, ibrido, espandendosi a nuove richieste, spazi, informazioni digitali, cyber, commercio e cos\u00ec via. \u00c8 anche uno spostamento verso un mondo senza regole. Dove il diritto internazionale \u00e8 calpestato e dove le uniche leggi che sembra contino sono quelle del pi\u00f9 forte.\u201d\u00b3 Il Primo Ministro canadese Mark Carney ha aggiunto: \u201cSiamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione.\u201d\u2074 Riguardo alla situazione del Canada, \u00e8 stato schietto: \u201cle potenze devono agire insieme, perch\u00e9 se non siamo sedute al tavolo, siamo nel menu.\u201d\u2075<\/p>\n<p>Da Trump a Merz, a Macron e Carney, tutti, in un modo o nell\u2019altro, parlano di difendere la stessa esistenza. Sostengono il controllo dei confini <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2230 alignright\" src=\"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/karahan-tepe-768x768-1.jpg\" alt=\"\" width=\"380\" height=\"380\" srcset=\"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/karahan-tepe-768x768-1.jpg 768w, https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/karahan-tepe-768x768-1-300x300.jpg 300w, https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/karahan-tepe-768x768-1-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 380px) 100vw, 380px\" \/>nazionali, la militarizzazione, il riarmo, enormi accordi sulle armi o la collaborazione con altre potenze \u2013 sia per sfruttare che per scavalcare l\u2019uno o l\u2019altro \u2013 per non finire sul menu. All\u2019inizio di marzo, durante un discorso alle forze armate francesi (che, tra l\u2019altro, riguardava il riarmo nucleare), Macron ha scelto parole particolarmente distopiche: \u201cPoich\u00e9 in questo mondo pericoloso e instabile, come ho detto molte volte prima: per essere liberi, bisogna essere temuti.\u201d\u2076 E ancora: \u201cPer essere liberi, bisogna essere temuti; e per essere temuti, bisogna essere potenti.\u201d\u2077<\/p>\n<p>Dichiarazioni come queste, presentate come realismo di politica di sicurezza, ci rivelano essenzialmente la forma pi\u00f9 pura della logica patriarcale: per essere liberi, devi essere cos\u00ec potente che gli altri ti temano. Ma se la propria esistenza e libert\u00e0 si basano sulla paura e quindi sulla sottomissione degli altri (e forse persino dalla potenza dei propri missili) \u2013 di quale \u201clibert\u00e0\u201d stiamo parlando allora? Il modo in cui la politica viene negoziata nella modernit\u00e0 capitalista ci ricorda ripetutamente e dolorosamente la tragica assurdit\u00e0 del patriarcato.<\/p>\n<p>La situazione che ci troviamo ad affrontare in questi tempi \u00e8 stata gi\u00e0 analizzata approfonditamente, sia storicamente che sociologicamente, da Abdullah \u00d6calan molti anni fa nei suoi scritti di difesa, e da lui descritta come la Terza Guerra Mondiale. Il paradigma della Modernit\u00e0 Democratica, a cui il Movimento di liberazione in Kurdistan e, sempre pi\u00f9, altri in tutto il mondo fanno ora riferimento, si basa su queste analisi e formula un\u2019alternativa contemporanea. Questa afferma: l\u2019esistenza sociale e la libert\u00e0 non possono essere difese a lungo termine attraverso il dominio patriarcale, la militarizzazione, l\u2019isolamento e il controllo. Invece, l\u2019obiettivo \u00e8 realizzare e difendere l\u2019esistenza come persone libere e societ\u00e0 libere stabilendo strutture di autogoverno democratico. \u00d6calan formula cos\u00ec una prospettiva che si oppone radicalmente alla guerra, al colonialismo, al capitalismo e alle strutture di potere patriarcali \u2013 un orizzonte strategico e delle alternative pratiche per il Medio Oriente e per il mondo intero.<\/p>\n<h3>II. ZANEB\u00dbN \u2013 Conoscenza e Coscienza come Fondamento dell\u2019Esistenza Umana<\/h3>\n<p>La vita non \u00e8 mera esistenza fisica. Se vogliamo comprendere la guerra del nostro tempo e le lotte sul paradigma, dobbiamo comprendere il ruolo della conoscenza, della coscienza e del significato per le persone e le societ\u00e0. Chi siamo e cosa possiamo diventare? Cosa definisce la nostra esistenza come esseri umani e come societ\u00e0? \u00c8 solo la nostra esistenza biologica come specie umana, la conversione di energia attraverso l\u2019assunzione di cibo, la riproduzione biologica? La mera presenza fisica di uno o pi\u00f9 gruppi etnici su un territorio costituisce una societ\u00e0?<\/p>\n<p>Per trovare risposte a queste domande, dobbiamo guardare molto profondamente alle radici e alle condizioni fondamentali dell\u2019esistenza umana. Nel nuovo <strong>Manifesto della Societ\u00e0 Comunalista Democratica<\/strong> (Demokratik Kom\u00fcnal Toplum Manifestosu), Abdullah \u00d6calan chiede anche cosa costituisca l\u2019esistenza umana. Come l\u2019universo sia venuto all\u2019esistenza, le particelle pi\u00f9 piccole in movimento, protoni, neutroni, elettroni, da cui sono composti gli atomi, atomi che sono in costante scambio e che, attraverso complesse forme di organizzazione, si combinano per formare molecole, da cui a loro volta si sviluppano cellule, organismi, alghe, piante e animali. Sorgono con i cicli del tempo, crescono, si moltiplicano, periscono, e le particelle di cui erano composti transitano in altre forme di esistenza. Nel corso della storia evolutiva, gli esseri viventi sulla Terra si sono sviluppati in un\u2019enorme diversit\u00e0, e cos\u00ec anche la specie umana \u00e8 venuta all\u2019esistenza. In questo senso, gli esseri umani sono parte della natura biologica, del mondo ecologico. \u201cLa vita delle cellule si sviluppa quindi in dipendenza dallo scambio o dall\u2019organizzazione. \u00c8 possibile che questa propriet\u00e0 delle cellule sia connessa alla sociologia umana?\u201d\u2078<\/p>\n<p>Gli esseri umani sono esseri ecologici. E possiamo anche comprenderli come esseri sociali e pensanti. Uno sguardo alla storia evolutiva e culturale dell\u2019umanit\u00e0 ci rivela le profonde impronte della vita comunalista: gli esseri umani sono esseri sociali. Non si tratta di inclinazioni individuali o stili di vita \u2013 come se qualcuno preferisca vivere da solo o riesca a cavarsela da solo per un po\u2019 come individuo autosufficiente. Piuttosto, la socialit\u00e0 \u00e8 una condizione fondamentale dell\u2019esistenza umana. Questo diventa particolarmente chiaro alla nascita: mentre i piccoli di molte altre specie sono spesso in grado di stare in piedi da soli e sopravvivere dopo pochi giorni o settimane, un bambino umano ha bisogno di molti anni per crescere. Dipende dal cibo, dalla protezione e dalla cura \u2013 non solo dalla madre, ma anche da un intero ambiente ecologico e sociale.<\/p>\n<p>Il bisogno di connessione, cura e cooperazione forma la base della vita comunalista. Anche nelle prime comunit\u00e0 e clan umani, la cura organizzata attorno alla madre ha dato origine a una forma di comunalit\u00e0 che forma il nucleo della coesistenza sociale. Possiamo esistere solo sostenendoci e nutrendoci a vicenda \u2013 biologicamente, economicamente, psicologicamente e, non da ultimo, attraverso la connessione interpersonale, il riconoscimento e l\u2019amore. Il fatto che questa realt\u00e0 fondamentale di connessione e interdipendenza reciproca sia oscurata, sfruttata e alienata al massimo nel capitalismo \u00e8 una delle sue contraddizioni centrali.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, gli esseri umani sono esseri pensanti. Sembra che la natura complessa del pensiero umano e il modo in cui creiamo cultura e significato ci distinguano in una certa misura dagli altri animali. Costruendo sulla loro prima natura \u2013 la loro natura biologica o ecologica \u2013 gli esseri umani hanno, nel corso del loro sviluppo, coltivato una seconda natura, sociale: un mondo di linguaggio, cultura, valori e significati. Questa natura sociale \u00e8 continuamente creata, plasmata e trasmessa dalla societ\u00e0 stessa.<\/p>\n<p>Il nuovo manifesto afferma: \u201cLa societ\u00e0 non \u00e8 meramente un\u2019associazione di persone. \u00c8 un sistema di valori prodotto dalle persone e attraverso il quale esse si realizzano tramite la collettivit\u00e0. L\u2019elemento costitutivo, sostenitore e sviluppatore di tutte le strutture sociali \u00e8 il significato. La societ\u00e0 (\u2026) \u00e8 sia soggetto che oggetto del proprio divenire, e ha un carattere aperto. In altre parole: la societ\u00e0 \u00e8 un processo continuo di costruzione, decadenza e ricostruzione. In definitiva, questa natura sociale \u00e8 portata avanti dagli esseri umani. \u00c8 una realt\u00e0 che si forma attorno alla specie umana.\u201d\u2079<\/p>\n<p>E proprio perch\u00e9 la realt\u00e0 sociale \u00e8 creata e trasformata dalla societ\u00e0 stessa, la socialit\u00e0 non si basa su rigide leggi naturali di causa ed effetto. \u00c8 pi\u00f9 flessibile ed \u00e8 plasmata invece da tendenze e possibilit\u00e0. Come esseri umani, siamo profondamente connessi a questa realt\u00e0 sociale: cresciamo al suo interno; la nostra visione del mondo e l\u2019intera nostra vita sono plasmate da essa.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 il significato gioca un ruolo cos\u00ec esistenziale per noi. La nostra comprensione di noi stessi e del mondo, ci\u00f2 che percepiamo come vero, giusto o buono, \u00e8 strettamente legata a come lo abbiamo sperimentato intorno a noi fin dall\u2019infanzia. In tutta la storia umana, ci\u00f2 che ha inizialmente avuto significato \u00e8 ci\u00f2 che abilita, nutre e protegge la vita: la maternit\u00e0, la cura, la comunit\u00e0, la terra, il sole, l\u2019acqua e il cibo sono quindi spesso considerati sacri. Con lo sviluppo del dominio e delle strutture patriarcali, tuttavia, vediamo come possano attecchire valori e significati distruttivi: la violenza, il dominio e lo sfruttamento sono normalizzati o addirittura ritratti come necessari e legittimi, anche se contraddicono la vita stessa. Il significato non \u00e8 semplicemente una dimensione astratta o metafisica dell\u2019immaginazione umana. \u00c8 tangibile, percepibile, materiale, parte della realt\u00e0 sociale. Muove le persone a comportarsi in certi modi e pu\u00f2 anche essere imposto attraverso la manipolazione e la violenza.<\/p>\n<p>Prendiamo, ad esempio, i confini nazionali. Nella prima natura, quella biologica, non hanno alcuna realt\u00e0. Gli uccelli migratori semplicemente li sorvolano, e la storia dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8 sempre stata plasmata dal nomadismo, dalla migrazione e dallo scambio culturale. Il concetto di confini nazionali, d\u2019altra parte, \u00e8 stato creato, istituzionalizzato e imposto nel corso della storia come risultato di una politica centrata sul potere, sul capitale e sul dominio. E cos\u00ec, oggi, i confini nazionali hanno un significato e una realt\u00e0 materiale: definiscono territori, dettano la libert\u00e0 di movimento, lacerano le societ\u00e0, impongono l\u2019assimilazione e sono costati innumerevoli vite nel corso della storia. Eppure, troppo spesso, la loro legittimit\u00e0 non viene affatto messa in discussione.<\/p>\n<p><strong>Zaneb\u00fbn<\/strong> significa conoscenza. Acquisire conoscenza (<strong>zaneb\u00fbn<\/strong>) e coscienza (<strong>hi\u015fmend\u00ee<\/strong>) della nostra storia e societ\u00e0 significa essere in grado di comprendere la nostra stessa esistenza e situazione in un modo completamente diverso. Possiamo sfidare realt\u00e0 apparentemente schiaccianti e vedere pi\u00f9 chiaramente in quali ruote da criceto della modernit\u00e0 capitalista ci stiamo consumando. Vedere il potenziale di una vita libera e comprendere quando e come certe strutture di potere si sono sviluppate nel corso della storia, ci permette di realizzare che le cose possono essere molto diverse. Ecco perch\u00e9 conoscenza e coscienza sono un prerequisito fondamentale per la liberazione.<\/p>\n<h4>Dare significato e creare una cultura della vita libera<\/h4>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\">Pi\u00f9 profonda \u00e8 la nostra conoscenza-coscienza, pi\u00f9 la nostra capacit\u00e0 di dare significato e creare significato diventa una grande forza produttiva per la liberazione. Il movimento di liberazione curdo ci mostra come, attraverso la tradizione della lotta per la libert\u00e0, combinata con un ampio movimento sociale, si possa creare un nuovo significato.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Intorno al movimento di liberazione \u00e8 persino cresciuta un\u2019intera cultura. \u00c8 profondamente radicata in una storia condivisa, esperienze comuni e lotte vissute. \u00c8 fondata su valori che sono stati forgiati con grande dedizione e sforzo, e per i quali sono stati fatti molti sacrifici. E continua a crescere \u2013 attraverso la memoria collettiva, la pratica, la riflessione e il rinnovo. Combina storia vivente, la commemorazione degli <strong>\u015eeh\u00eeds<\/strong> (martiri), valori, principi, musica, danze, simboli, concetti e parole, fino ai metodi di lavoro pratici e agli approcci alla vita comunalista organizzata. A volte, vediamo persino come le forze nazionaliste e capitaliste cerchino di imitare questa cultura e sfruttarla per i propri interessi. Ma alla fine, questo produce solo un\u2019immagine distorta e svuotata. \u00c8 una cultura che pu\u00f2 essere vissuta, ma non imitata. \u00c8 aperta e accessibile a tutti coloro che condividono i suoi valori \u2013 ma non \u00e8 un artefatto che pu\u00f2 essere acquistato e indossato come una corona. Il suo potere e la sua bellezza sorgono dall\u2019unit\u00e0 di essenza (<strong>cewher<\/strong>) e forma. Questo esempio ci dice molto sul potere che pu\u00f2 emergere dalle lotte sociali. Se abbiamo il coraggio di mettere in discussione i valori distruttivi della modernit\u00e0 capitalista, e dare significato e rafforzare ci\u00f2 che veramente ci avvicina alla libert\u00e0 e in cui risiede il potenziale per una vita buona e pi\u00f9 giusta per tutti \u2013 allora ci incamminiamo sulla strada per creare una cultura della vita libera. Tutto questo rende chiaro perch\u00e9 la lotta per il paradigma sia cos\u00ec essenziale. Poich\u00e9 la lotta per il paradigma \u00e8 anche una lotta per il significato. E la lotta per il significato \u00e8 legata alla lotta per il COME dell\u2019esistenza.<\/p>\n<h4>Un\u2019etica dell\u2019esistenza all&#8217;insegna del sorriso<\/h4>\n<p>Quando si parla del Rojava, si sente a volte giornalisti o commentatori spiegare la situazione con fervente razionalit\u00e0: il Rojava non riguarda affatto la rivoluzione o i paradigmi alternativi, ma riguarda l\u2019accesso alle risorse minerarie. \u201cForse per voi,\u201d penso allora \u2013 perch\u00e9 ci\u00f2 di cui il Rojava si tratta dipende dalla propria prospettiva. E davanti ai miei occhi vedo tutte le persone nel Rojava: madri, figlie, nonni, lavoratori, giardinieri, insegnanti, combattenti, che stanno dando la loro vita per questa rivoluzione.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00c8 folle che viviamo in tempi in cui insistere su valori etici fondamentali pu\u00f2 essere liquidato come ingenuit\u00e0. Eppure dobbiamo iniziare proprio da l\u00ec e rompere con l\u2019insopportabile normalizzazione della brutalit\u00e0 della modernit\u00e0 capitalista. In tempi come questi, la difesa dell\u2019esistenza sociale ed etica \u00e8 altamente politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Chiunque, di fronte alla Terza Guerra Mondiale o ai Fascicoli Epstein, si aggrappi ancora alla nozione nichilista che qualsiasi tentativo di sviluppare un\u2019alternativa etica alla modernit\u00e0 capitalista sia ingenuo, non \u00e8 criticamente cauto, realista o imparziale, ma sta chiaramente prendendo posizione in difesa di un sistema distruttivo e assurdo.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2231 alignleft\" src=\"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Bikene-bila-mirin-serm-bike-1024x665-1-768x499-1.jpg\" alt=\"\" width=\"443\" height=\"288\" srcset=\"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Bikene-bila-mirin-serm-bike-1024x665-1-768x499-1.jpg 768w, https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Bikene-bila-mirin-serm-bike-1024x665-1-768x499-1-300x195.jpg 300w, https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Bikene-bila-mirin-serm-bike-1024x665-1-768x499-1-210x136.jpg 210w\" sizes=\"auto, (max-width: 443px) 100vw, 443px\" \/>Mentre scrivo questo testo e rifletto sul significato e sulla morte della fratellanza dei popoli, mi viene in mente un ricordo. N., un\u2019amica araba con cui ho vissuto per un po\u2019 nel Rojava, aveva scritto una frase nel mio taccuino come promemoria. Lei stessa \u00e8 cresciuta in una trib\u00f9 araba, si \u00e8 sposata giovane, si \u00e8 separata dal marito violento dopo poco tempo ed era entrata a far parte del Movimento di liberazione. La frase che ha scritto in arabo nel mio taccuino \u00e8 il titolo di un libro di Xeyri Garzan, in cui scrive sulla vita dei guerriglieri: \u201cG\u00f6l\u00fcmse, \u00f6l\u00fcm utans\u0131n.\u201d \u2013 \u201cRidi, che la morte si vergogni.\u201d In un tempo in cui siamo frequentemente confrontati con violenza e morte, penso a questa amica e al perch\u00e9 abbia scritto questa frase nel mio taccuino. \u00c8 un promemoria di ci\u00f2 che significa dedicare la propria vita alla lotta per la libert\u00e0. Cosa significa un sorriso di fronte alla morte e alla distruzione? La risata a cui si fa riferimento qui, una risata che fa vergognare la morte, non \u00e8 un sorriso forzato che maschera insicurezze o dolore. \u00c8 una risata che rivela una connessione profonda con la vita. Una risata che rifiuta di essere umiliata, ma invece sfida l\u2019ingiustizia e formula una resistenza vibrante contro la furia devastante della distruzione. Una resistenza che difende, dalle profondit\u00e0 del cuore, una vita etica e la coesistenza dei popoli nella dignit\u00e0 e nella libert\u00e0.<\/p>\n<p>Mi viene in mente anche il \u201cLa vergogna deve cambiare campo\u201d di Gis\u00e8le Pelicot\u00b9\u2070, che in questi tempi potrebbe diventare lo slogan per un ampio movimento. Se siamo consapevoli dei valori per cui stiamo e di ci\u00f2 che \u00e8 sbagliato, e se rendiamo questa consapevolezza uno standard condiviso che sappiamo anche difendere nella pratica, allora abbiamo il potere di spostare le cornici di significato e le realt\u00e0 sociali.<\/p>\n<p>Il paradigma della modernit\u00e0 capitalista proclama ancora e ancora: o ti pieghi alle realt\u00e0 del sistema e ti siedi ai tavoli dove le potenze egemoniche stanno giocando \u2013 o sarai divorato. Il significato del paradigma della modernit\u00e0 democratica per i nostri tempi risiede proprio nel resistere a questa logica del sistema. Basato su una solida analisi storica e sociologica, una sana dose di realismo geopolitico e un\u2019etica radicale della libert\u00e0, ci permette di uscire dalla ruota da criceto; apre nuovi orizzonti di immaginazione e vie di azione sociale e politica.<\/p>\n<h3>III. XWEB\u00dbN significa diventare se stesse<\/h3>\n<p>Arriviamo ora alla dimensione in cui esistenza e coscienza trovano la loro espressione: <strong>Xweb\u00fbn<\/strong>. <strong>Xweb\u00fbn<\/strong> significa essere se stesse e diventare se stesse. A volte parliamo anche di <em>t\u00ea\u015f\u00ea girtin<\/em>, che significa prendere forma. Nella filosofia politica del movimento di liberazione curdo, e in particolare del movimento delle donne, Xweb\u00fbn significa liberarsi da tutte le forme imposte e, passo dopo passo, attraverso un processo di coscienza e liberazione, diventare se stesse: prendere coscienza della propria esistenza, della propria identit\u00e0, della propria volont\u00e0 e dar loro forma.<\/p>\n<p>La nostra esistenza \u00e8 legata all\u2019esistenza, alla storia, alla vita e alla libert\u00e0 degli altri. Ecco perch\u00e9 diventare se stessi e l\u2019autoliberazione significano sempre anche liberazione collettiva, sociale. Xweb\u00fbn \u2013 non solo come singola donna, come singolo essere umano, ma anche collettivamente: come comune, come movimento, come societ\u00e0.<\/p>\n<p>Le esperienze nel Rojava dimostrano il potere che risiede nell\u2019autorealizzazione collettiva. Y\u00fcksel Gen\u00e7 ha scritto a questo proposito: \u201cCi\u00f2 che si sta sviluppando nel Rojava e oltre \u00e8 un profondo spostamento politico: una minoranza minacciata \u00e8 diventata un soggetto politico transnazionale sicuro di s\u00e9 con influenza crescente, ma anche responsabilit\u00e0 crescente. L\u2019unit\u00e0 che \u00e8 emersa non \u00e8 perfetta, ma \u00e8 reale. E sta cambiando il panorama politico.\u201d\u00b9\u00b9<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\">L\u2019esistenza \u00e8 fisica, \u00e8 ideologica, \u00e8 politica \u2013 e si realizza attraverso l\u2019organizzazione. O, come afferma Abdullah \u00d6calan nel nuovo manifesto: \u201cEsisti nella misura in cui sei organizzato.\u201d E continua: \u201cLo abbiamo visto noi stessi quando abbiamo cercato di definire la struttura curda; esistiamo nella misura in cui siamo organizzati; siamo distrutti nella misura in cui la nostra organizzazione \u00e8 dispersa. \u00c8 ovvio che l\u2019organizzazione \u00e8 ci\u00f2 che rende possibile l\u2019esistenza in primo luogo.\u201d\u00b9\u00b2<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Proprio come gli atomi si combinano per formare molecole e costituiscono cos\u00ec la materialit\u00e0 della vita, anche le societ\u00e0 si realizzano attraverso la forma della loro organizzazione. Organizzazione significa dare forma alla nostra esistenza condivisa. Specialmente in questi tempi, la questione dell\u2019organizzazione \u00e8 esistenziale. Dobbiamo organizzarci contro la guerra imposta e la violenza patriarcale, contro gli stati di emergenza permanenti, l\u2019isolamento, la divisione e le minacce con cui siamo confrontati in questa Terza Guerra Mondiale. Ma quali forme di organizzazione sono necessarie per permettere alla libert\u00e0 e all\u2019autodeterminazione di fiorire? E su cosa possono fondarsi?<\/p>\n<\/blockquote>\n<h4>Oltre la fratellanza e lo stato-nazione<\/h4>\n<p>Chiunque oggi sputi pubblicamente sulla \u201cfratellanza dei popoli\u201d e la contrapponga alla \u201cfratellanza dei curdi\u201d sta costruendo una contraddizione che in realt\u00e0 non esiste all\u2019interno del paradigma. Poich\u00e9, secondo il paradigma, la \u201cfratellanza dei popoli\u201d e l\u2019esistenza libera e autodeterminata del Kurdistan sono interdipendenti.<\/p>\n<p>Se si guarda pi\u00f9 da vicino, si potrebbe anche sostenere che il termine \u201cfratellanza\u201d non si adatti in realt\u00e0 cos\u00ec bene al paradigma. In curdo, coloro che sono vicini al paradigma usualmente parlano di \u201c<strong>xwi\u015fk \u00fb biratiya gelan<\/strong>\u201d\u00b9\u00b3 (\u201csorellanza e fratellanza dei popoli\u201d), distanziandosi cos\u00ec da una prospettiva puramente maschile. Sottolineare la sorellanza e la fratellanza dei popoli \u00e8 una parte importante della tradizione democratico-socialista e internazionalista del Movimento di liberazione e si riferisce alla solidariet\u00e0 tra i popoli (oppressi).<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che risuona nel termine familiare \u201cfratellanza\u201d infatti, non \u00e8 in realt\u00e0 ci\u00f2 verso cui lavora la prospettiva della nazione democratica e del confederalismo democratico. La \u201cfratellanza\u201d si riferisce effettivamente a un ethos tradizionale di lealt\u00e0 e coesione. Tuttavia, la coesione dei fratelli si basa sui legami di sangue e pu\u00f2 quindi implicare anche cricche maschili e nepotismo. In altre parole: non ci sono dietro principi o standard etico-politici. Non \u00e8 un caso che il paradigma della modernit\u00e0 democratica aspiri a pi\u00f9 di una fratellanza tra stati-nazione. Piuttosto, si tratta della nazione democratica e di una coesistenza democratica dei popoli basata su fondamenta etiche e politiche. Abdullah \u00d6calan sostiene che il tentativo di forzare la realt\u00e0 multistrato delle societ\u00e0 in un nazionalismo statocentrico non offre alcuna prospettiva di soluzione. Piuttosto, questo porta a una perpetuazione e approfondimento dei conflitti: \u201cSe la soluzione dello stato-nazione \u00e8 imposta, cinque stati sulla stessa terra saranno in conflitto permanente l\u2019uno con l\u2019altro.\u201d<\/p>\n<p>Dagli anni \u201990, Abdullah \u00d6calan ha criticato la forma organizzativa dello stato-nazione, e queste critiche e analisi sono state ampiamente discusse e ulteriormente sviluppate all\u2019interno del Movimento di liberazione curdo. \u00d6calan analizza sia le lezioni da trarre dalla storia del Medio Oriente e le esperienze del cosiddetto socialismo reale, sia i movimenti di liberazione nazionale anti-coloniali. Il sogno dello stato-nazione come garanzia della libert\u00e0 e indipendenza dei popoli \u2013 sia borghese che socialista \u2013 \u00e8 un mito. Particolarmente in Medio Oriente, la costruzione degli stati-nazione non \u00e8 stata un\u2019impresa dei popoli, ma uno strumento di intervento imperialista e di politiche del divide et impera. Invece di portare alla libert\u00e0 e all\u2019autodeterminazione, i confini statali tracciati hanno portato a pi\u00f9 conflitti, assimilazione, corruzione e destabilizzazione della regione. Anche gli stati post-coloniali nel Sud Globale che sono riusciti a ottenere l\u2019indipendenza formale sono spesso rimasti impigliati in dipendenze coloniali, e lo sviluppo di strutture democratiche di autogoverno \u00e8 molto difficile. \u201cAnche Maduro aveva uno stato-nazione\u2026\u201d ha osservato recentemente un amico. S\u00ec, se lo stato-nazione da solo fosse una garanzia contro l\u2019intervento esterno o le tendenze anti-democratiche, allora ci\u00f2 che \u00e8 accaduto con Maduro probabilmente non si sarebbe verificato.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\">Il nuovo manifesto lo mette molto chiaramente: \u201cNelle condizioni della modernit\u00e0 capitalista, ogni nazione \u00e8 definita in termini di stato-nazione, ed \u00e8 dato come legge universale il fatto che debba necessariamente svilupparsi come stato per essere una nazione. Al contrario, la costruzione di una nazione democratica non avviene attraverso lo stato-nazione, ma attraverso l\u2019autogoverno. Ci\u00f2 che \u00e8 importante qui \u00e8 che la societ\u00e0 sia amministrata non da un potere esterno o dominante, ma da se stessa. In una nazione democratica, il fondamento non \u00e8 il dominio straniero, ma l\u2019autogoverno.\u201d\u00b9\u2074<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>\u00d6calan \u00e8 ripetutamente criticato sia da ambienti nazionalisti che marxisti ortodossi, e in effetti le sue prospettive vanno oltre i quadri teorici e i concetti classici sotto molti aspetti. Con la sua critica allo stato e la sua focalizzazione sulla liberazione delle donne, sul comunalismo, sul confederalismo democratico e sull\u2019integrazione democratica, non ha n\u00e9 \u201cabbandonato\u201d n\u00e9 \u201ctradito\u201d il Kurdistan \u2013 come alcune voci di contro-propaganda affermano notoriamente. Al contrario: approfondisce e aggiorna le analisi del potere e della societ\u00e0, critica approcci dogmatici, formula le tesi contemporanee pi\u00f9 pertinenti e solleva una domanda assolutamente scomoda: come i movimenti di libert\u00e0 devono riorganizzarsi oggi per non rimanere bloccati nella nostalgia, ma per essere in grado di condurre lotte efficaci per la libert\u00e0 contro il sistema della modernit\u00e0 capitalista.<\/p>\n<h4>Sul diventare se stessi e l\u2019autogoverno: la comune e il comunalismo<\/h4>\n<p>Diventare se stessi \u00e8 quindi legato all\u2019autogoverno. E la base dell\u2019autogoverno \u00e8 la comune \u2013 come la pi\u00f9 piccola unit\u00e0 di organizzazione sociale. Le comuni possono assumere un\u2019ampia variet\u00e0 di forme. Abdullah \u00d6calan scrive: \u201cIl fondamento della societ\u00e0 \u00e8 la comune. Perch\u00e9 l\u2019esistenza sociale prosperi, deve essere rivitalizzata oggi. Essenzialmente, la societ\u00e0 democratica si basa sull\u2019autogoverno e sull\u2019autodifesa. Il comunalismo \u00e8 il nome del sistema sociale democratico. Questo sistema incorpora le differenze e non accetta approcci sviluppati sulla base della fede o dell\u2019etnia che mirano a dividere e creare discriminazione.\u201d\u00b9\u2075 \u201cLe comuni sono un bisogno fondamentale della societ\u00e0; sono autogoverno. La comune \u00e8 la cellula staminale della nazione democratica. Se la cellula non \u00e8 sana, non lo \u00e8 nemmeno il corpo. A questo riguardo, la comune \u00e8 vitale. Il compito pi\u00f9 importante di una societ\u00e0 \u2013 il pi\u00f9 significativo in termini morali, scientifici ed estetici \u2013 \u00e8 raggiungere il potere dell\u2019autogoverno.\u201d\u00b9\u2076<\/p>\n<p>Come visione concreta per il Kurdistan, \u00d6calan propone un modello di organizzazione confederale, che va dalla pi\u00f9 piccola comune all\u2019Unione delle Comuni Democratiche del Kurdistan, formando un\u2019Internazionale Comunalista su scala globale.<\/p>\n<p>Descrive anche l\u2019istituzione delle necessarie strutture di autogoverno democratico e i conseguenti sconvolgimenti di potere come una \u201crivoluzione positiva\u201d: \u201cLa differenza della rivoluzione positiva risiede nel costruire una societ\u00e0 democratica e una nazione democratica basate sul comunalismo, senza impegnarsi con il potere e lo stato. Cio\u00e8, costruiremo il nostro mondo. Lo stato non \u00e8 superato attraverso la distruzione, ma limitando la sfera di influenza dello stato attraverso lo sviluppo del comunalismo.\u201d\u00b9\u2077<\/p>\n<p>Soprattutto, questo risuona come un invito all\u2019azione: Muovetevi! Unitevi! Organizzatevi! Costruite le vostre istituzioni! Approfondite le vostre connessioni! Perch\u00e9 pi\u00f9 forte e consapevole \u00e8 l\u2019auto-organizzazione democratica, pi\u00f9 lo stato \u00e8 costretto a riconoscerla.<\/p>\n<h4>Integrazione democratica: sedere al tavolo o finire sul menu?<\/h4>\n<p>Queste domande non riguardano solo un esperimento di pensiero filosofico, ma questioni socio-politiche molto concrete \u2013 in una guerra dove sono in gioco vita e morte. In questi giorni, il tema dell\u2019\u201cintegrazione\u201d \u00e8 uno dei pi\u00f9 dibattuti a questo riguardo. Questo solleva domande molto concrete e pratiche: qual \u00e8 il futuro del processo di pace in Turchia? Cosa aspetta il Rojava? Le conquiste della rivoluzione possono essere difese e come apparir\u00e0 tutto questo nella pratica?<\/p>\n<p>\u201cSi parla molto di \u2018integrazione\u2019 in questi giorni, ma non di integrazione democratica,\u201d ha osservato un amico in una conversazione recente. \u201cPenso che dobbiamo comprendere questo concetto molto pi\u00f9 profondamente\u2026\u201d Nella comprensione classica degli stati-nazione capitalisti, \u201cintegrazione\u201d significa solitamente adattamento. Cio\u00e8, essere inseriti in un ordine dominante esistente da una posizione marginale. Questo \u00e8 spesso sinonimo di assimilazione, subordinazione, abbandono della propria identit\u00e0 e capitolazione.<\/p>\n<p>Il concetto di integrazione democratica, come Abdullah \u00d6calan lo ha plasmato negli ultimi mesi, rifiuta tuttavia l\u2019assimilazione e la subordinazione. L\u2019integrazione democratica in questo senso si basa sul riconoscimento, l\u2019auto-organizzazione, la conoscenza della storia e la trasformazione reciproca. Significa, prima di tutto, il riconoscimento delle democrazie locali all\u2019interno dello stato. Il nuovo manifesto afferma: \u201cL\u2019integrazione democratica significa non accettare la soluzione dello stato-nazione. Lo stato-nazione si basa sulla negazione, l\u2019assimilazione e l\u2019annientamento. \u00c8 ovvio che uno stato-nazione che accetta l\u2019integrazione e si \u00e8 dichiarato disposto a negoziare su questa materia si allontaner\u00e0 da queste caratteristiche. Pertanto, l\u2019integrazione deve essere considerata come la soluzione fondamentale per rimediare ai danni causati dallo stato-nazione nella nostra regione e per ristabilire una comunit\u00e0 di popoli.\u201d\u00b9\u2078<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\">Ci\u00f2 solleva domande importanti: \u201cGli stati-nazione della regione sono davvero pronti per l\u2019integrazione? O cosa intendono per integrazione? Sono genuinamente contrari all\u2019assimilazione? I processi di negoziazione e il dialogo sono essenziali per rispondere a tali domande. Le soluzioni non possono essere trovate aggrappandosi a vecchi pregiudizi o ponendo la sofferenza sperimentata al centro delle discussioni. Proprio come le forze di opposizione democratiche e socialiste discutono coraggiosamente i vicoli ciechi dogmatici e gli errori del socialismo, cos\u00ec anche gli ideologi e i centri politici degli stati-nazione devono affrontare con la stessa sincerit\u00e0 i crimini e gli errori commessi in nome dello stato per pi\u00f9 di duecento anni.\u201d\u00b9\u2079<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Abdullah \u00d6calan sottolinea anche che l\u2019integrazione democratica non pu\u00f2 essere raggiunta con governi dittatoriali, monarchici o fascisti. Finch\u00e9 la repubblica non si democratizza, nemmeno l\u2019integrazione democratica \u00e8 possibile. Poich\u00e9 questi processi sono interdipendenti. Inoltre, sottolinea che un tale processo pu\u00f2 essere avanzato solo sulla base della politica democratica, negoziazioni democratiche e un quadro legale. Lo status legale, l\u2019ancoraggio dei diritti democratici e il loro pieno riconoscimento sono quindi cruciali. L\u2019integrazione democratica significa non annientarsi a vicenda, ma piuttosto, con consapevolezza storica, essere coscienti delle cose in comune e delle differenze e creare profondi cambiamenti democratici attraverso un processo dialettico di contraddizioni.<\/p>\n<p>In questi giorni, le contraddizioni, le carenze e le insidie di un tale processo sono oggetto di dibattito in particolare, e c\u2019\u00e8 ansia per la possibilit\u00e0 di successo. Abdullah \u00d6calan ha fatto un\u2019osservazione importante nelle sue prospettive per il 12\u00b0 Congresso del Partito. Cita \u015e\u00eax Seid, leader di una delle grandi rivolte curde, che fu condannato a morte:<\/p>\n<p>\u201cSignor Procuratore, avevi promesso che avremmo mangiato agnello insieme. Che fine ha fatto?\u201d\u00b2\u2070<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2232 alignleft\" src=\"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Reberti-li-ser-sofre.jpeg\" alt=\"\" width=\"374\" height=\"266\" srcset=\"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Reberti-li-ser-sofre.jpeg 736w, https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Reberti-li-ser-sofre-300x213.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 374px) 100vw, 374px\" \/>Niente agnello, niente pasto dignitoso a un tavolo condiviso, niente negoziazioni \u2013 invece, \u015e\u00eax Seid fu giustiziato ad Amed nel 1925. Questo esempio serve da monito a non indulgere in aspettative avventate e a non fare affidamento sul fatto che certe norme vengano rispettate. Sembra gridarci: imparate dalla storia, rimanete vigili e non ripetete gli errori del passato. Sedere al tavolo o finire sul menu? Se si seguono le narrazioni dei politici al World Economic Forum, sembra che la Terza Guerra Mondiale ci presenti questa scelta. Abdullah \u00d6calan e il movimento di liberazione curdo hanno aperto una strada alternativa in mezzo a tutto questo caos. La via della nazione democratica significa n\u00e9 stare al gioco delle potenze egemoniche e lasciarsi attirare dalle loro dubbie raccomandazioni sul menu \u2013 n\u00e9 arrendersi e lasciarsi divorare. Mentre nella storia delle precedenti rivolte curde dominava la collaborazione con i poteri dominanti o l\u2019esecuzione per loro mano, Abdullah \u00d6calan \u00e8 riuscito a imbandire un tavolo \u2013 un tavolo di negoziazione per la dignit\u00e0 e la libert\u00e0 dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p>L\u2019integrazione democratica \u00e8 forse un po\u2019 come camminare su una corda tesa, come l\u2019arte di sedere al tavolo senza sedere al tavolo.\u00b2\u00b9 Fare tutto per il riconoscimento dell\u2019esistenza delle societ\u00e0 e per la coesistenza veramente democratica dei popoli, senza farsi trascinare nei giochi delle potenze egemoniche. E sapere sempre:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\">Il tavolo che conta davvero non \u00e8 il tavolo dei poteri dominanti, ma la semplice <strong>sofre<\/strong>\u00b2\u00b2 della vita comunalista. Riunirsi attorno al lavoro comune, alla creativit\u00e0, ai valori e al significato.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>S\u00ec, l\u2019integrazione democratica pu\u00f2 realizzarsi solo se il fondamento democratico della societ\u00e0 \u00e8 forte. In altre parole: se organizziamo le nostre vite comunalmente in tutti gli ambiti.<\/p>\n<p>Non da ultimo, questo significa anche non rinunciare al diritto all\u2019autodifesa: \u201cRinunciare alla lotta armata e alle strategie e tattiche basate su di essa non significa rinunciare al diritto all\u2019autodifesa. Rinunciare al diritto all\u2019autodifesa senza che l\u2019esistenza curda come societ\u00e0 democratica sia garantita significherebbe scavare la propria tomba.\u201d\u00b2\u00b3<\/p>\n<p>Proprio come con la coscienza sottostante, i passi pratici coinvolti nell\u2019organizzare la socialit\u00e0 democratica devono essere continuamente sviluppati. \u201cDomande come: dove e come iniziare, quale posizione adottare nei negoziati, quale linguaggio, stile e metodi usare nel costruire istituzioni e mettere in pratica la teoria, sono almeno tanto importanti quanto la creazione del quadro teorico.\u201d\u00b2\u2074<\/p>\n<h4>Xweb\u00fbn: Come vivere?<\/h4>\n<p>La giornalista e guerrigliera Gurbetelli Ers\u00f6z ha annotato nel suo diario: \u201cCreativit\u00e0 pratica. Politica pratica. Questo \u00e8 il punto cruciale. La teoria ha successo solo nella misura in cui viene messa in pratica.\u201d<\/p>\n<p>Nel paradigma della modernit\u00e0 democratica, le prospettive rivoluzionarie e l\u2019etica radicale di dignit\u00e0 e libert\u00e0 si combinano con il realismo politico e l&#8217; elemento utopico \u2013 e, soprattutto, con una strada molto lunga ancora davanti a noi. Ci troviamo in una nuova fase in cui diventer\u00e0 chiaro quanto \u00e8 stato costruito negli ultimi anni e come continuare a sviluppare e difendere tutto questo insieme. E come scrive Abdullah \u00d6calan in <strong>Oltre lo Stato, il Potere e la Violenza<\/strong>: \u201cLa lotta per la pace e la democrazia \u00e8 pi\u00f9 dura di qualsiasi battaglia militare.\u201d\u00b2\u2075<\/p>\n<p>Quindi, cosa dovremmo fare in questi tempi?<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\">In curdo c\u2019\u00e8 una bella espressione: \u201c<strong>buyina bersiv<\/strong>\u201d, che letteralmente significa \u201cdiventare la risposta\u201d. Non si tratta meramente di fornire una risposta a una situazione, come un riflesso a uno stimolo \u2013 ma di diventare se stessi la risposta. E in definitiva, questo significa anche <strong>Xweb\u00fbn<\/strong>. Si tratta di noi, in questi tempi storici, di diventare insieme la risposta. Come donne, come societ\u00e0, come movimento \u2013 localmente, regionalmente e globalmente. Spetta a noi organizzare e difendere la nostra ricerca di una vita libera e dignitosa in una profonda connessione oltre tutti i confini. Questo richiede coscienza storica, lungimiranza, una chiara posizione etica e ideologica, organizzazione pratica e molta creativit\u00e0. E a questo fine, intrecceremo <strong>Heb\u00fbn<\/strong> (esistenza), <strong>Zaneb\u00fbn<\/strong> (conoscenza) e <strong>Xweb\u00fbn<\/strong> (conoscere se stesse) con la stessa abilit\u00e0 e fermezza con cui intrecciamo le nostre trecce.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2233\" src=\"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Nagihan-Zitat-1024x726-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"726\" srcset=\"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Nagihan-Zitat-1024x726-1.jpg 1024w, https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Nagihan-Zitat-1024x726-1-300x213.jpg 300w, https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Nagihan-Zitat-1024x726-1-768x545.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<h4>Note:<\/h4>\n<p>\u00b9 Curdo: \u201cEz dixwazim bi mijara \u2018Di Kurdan de serwextb\u00fbna heb\u00fbn\u00ea \u00fb hay j\u00ea heb\u00fbn\u2019 dest p\u00ea bikim. Ew n\u00eaz\u00eekatiy\u00ean binav\u00fbdeng y\u00ean wek\u00ee; \u2018Kurd hene yan n\u00een in? Heke hebin \u00e7iqas\u00ee b\u00fbne heb\u00fbn? Ya her\u00ee gir\u00eeng j\u00ee, ev heb\u00fbn \u00fb azad\u00ee \u00e7iqas di nav hevdu de ne \u00fb \u00e7iqas\u00ee hevdu p\u00eakan dikin?\u2019\u201d<br \/>\n\u00b2 Vedi: https:\/\/jineoloji.eu\/de\/2026\/01\/31\/das-leben-verteidigen-stimmen-aus-belagerung-und-widerstand-die-frauenkommune-in-aleppo\/<br \/>\n\u00b3 https:\/\/www.weforum.org\/stories\/2026\/01\/davos-2026-special-address-by-emmanuel-macron-president-of-france\/<br \/>\n\u2074 https:\/\/www.weforum.org\/stories\/2026\/01\/davos-2026-special-address-by-mark-carney-prime-minister-of-canada\/<br \/>\n\u2075 Ibid.<br \/>\n\u2076 https:\/\/www.lepoint.fr\/politique\/pour-etre-libre-il-faut-etre-craint-le-discours-integral-demmanuel-macron-a-lile-longue-sur-la-DFQAQP2445GH5FKY54WGM3HMTY\/<br \/>\n\u2077 Ibid.<br \/>\n\u2078 Traduzione provvisoria dell\u2019autrice, da: Demokratik Kom\u00fcnal Toplum Manifestosu. We\u015fan\u00ean Meyman: 2026<br \/>\n\u2079 Ibid.<br \/>\n\u00b9\u2070 La frase \u00abLa honte doit changer de camp\u00bb (\u00abLa vergogna deve cambiare campo\u00bb) \u00e8 stata coniata da Gis\u00e8le Halimi ben prima del caso di Gis\u00e8le Pelicot, gi\u00e0 alla fine degli anni Settanta. Halimi, un\u2019avvocata nata in Tunisia, fu un\u2019attivista femminista e anti-coloniale, divenuta particolarmente nota per il suo lavoro di difesa nei processi politici durante la guerra d\u2019Algeria. Gis\u00e8le Halimi ha lottato per i diritti delle donne, in particolare nel contesto della violenza sessualizzata (incluso il caso di Djamila Boupacha), portando all\u2019attenzione l\u2019intreccio tra violenza sessista e violenza coloniale.<\/p>\n<p>11. https:\/\/deutsch.anf-news.com\/kurdistan\/rojava-als-katalysator-neue-rolle-der-kurdischen-bevolkerung-50279<\/p>\n<p>12. Traduzione provvisoria a cura dell\u2019autore, tratta da: *Demokratik Kom\u00fcnal Toplum Manifestosu* (Manifesto della Societ\u00e0 Comunalista Democratica). We\u015fan\u00ean Meyman: 2026.<\/p>\n<p>13. In turco la parola \u00e8 \u2018karde\u015flik\u2019, che significa \u2018fratellanza\/sorellanza\u2019 (letteralmente &#8220;condizione di fratelli\/sorelle&#8221;) ed \u00e8 un termine neutro rispetto al genere.<\/p>\n<p>14. Traduzione provvisoria a cura dell\u2019autore, tratta da: *Demokratik Kom\u00fcnal Toplum Manifestosu*. We\u015fan\u00ean Meyman: 2026.<\/p>\n<p>15. Ivi.<\/p>\n<p>16. Ivi.<\/p>\n<p>17. Ivi.<\/p>\n<p>18. Ivi.<\/p>\n<p>19. Ivi.<\/p>\n<p>20. La citazione estesa in curdo: \u201cQuali furono le ultime parole dello Sheikh Se\u00eed? Egli pone una domanda di questo tipo: \u2018Signor procuratore, avevi detto che avremmo mangiato l\u2019agnello insieme\u2019. Questa \u00e8 una beffa religiosa, poich\u00e9 si tratta di uno sheikh devoto dell\u2019ordine Naqshbandi. Nella sostanza, esprime un inganno tragico e coraggioso. Mostra quanto egli sia stato ingannato nell\u2019ideologia a cui si era arreso. Questo mette in evidenza la situazione.\u201d<\/p>\n<p>21. Quantico!! \ud83d\ude09<\/p>\n<p>22. *Sofre* si riferisce tradizionalmente al telo steso sul pavimento per i pasti comunitari.<\/p>\n<p>23. Traduzione personale provvisoria, tratta da: *Demokratik Kom\u00fcnal Toplum Manifestosu*. We\u015fan\u00ean Meyman: 2026.<\/p>\n<p>24. Ivi.<\/p>\n<p>25. Cfr. \u00d6calan, Abdullah (2010): *Beyond State, Power and Violence* (Oltre lo Stato, il Potere e la Violenza). Scritti dalla difesa. Colonia: Mezopotamien-Verlag.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Lena Wilderbach Tra guerra e vita quotidiana, ideologia e intimit\u00e0, si dispiega un\u2019immagine multistrato del nostro presente: un mondo in cui l\u2019esistenza non \u00e8 un dato acquisito, ma deve essere difesa ancora e ancora. 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