{"id":2122,"date":"2026-01-29T19:16:51","date_gmt":"2026-01-29T16:16:51","guid":{"rendered":"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/?p=2122"},"modified":"2026-02-02T11:45:10","modified_gmt":"2026-02-02T08:45:10","slug":"difendere-la-vita-resistenza-significa-pace-e-afrin-significa-casa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/2026\/01\/29\/difendere-la-vita-resistenza-significa-pace-e-afrin-significa-casa\/","title":{"rendered":"Difendere la vita: Resistenza significa pace e Afrin significa Casa"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">[Interviste di Novembre 2025]<\/p>\n<p align=\"justify\">Da tutto il mondo, dal Venezuela al Kurdistan, in Palestina, Sudan e Somalia, le guerre avanzano e i popoli sono costretti a lasciare le loro case e terre. Le forze che portano avanti la guerra condividono un punto in cui le loro narrative convergono: il tema della casa. Che sia in Siria o in Europa, il dibattito ruota attorno a chi possa chiamare casa la terra in cui vive. Nelle ultime settimane di guerra nel Nord-Est della Siria, centinaia di persone hanno perso le loro case, le loro comunit\u00e0, la loro terra. La maggior parte di esse aveva gi\u00e0 vissuto questa condizione e sono state costrette allo sfollamento forzato per la terza o quarta volta. Questo articolo non \u00e8 un articolo sulla guerra, ma si aggrappa a qualche aspetto della pace. <strong>Cosa vuol dire una vera pace in tempi di guerra e cosa ha a che fare con la propria casa?<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Questa storia inizia in Afrin.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">Afrin \u00e8 una parola dolorosa per coloro che la chiamano casa, perch\u00e9 non possono raggiungerla da lungo tempo. Dai tempi dell\u2019occupazione turca nel 2018, hanno magari vissuto in un campo profughi fuori Afrin, in Shehba, stando pi\u00f9 vicine possibile alla loro citt\u00e0. Lo scorso inverno, di nuovo sono state forzate a spostarsi dalla guerra portata avanti dai mercenari jihadisti, incorporati adesso nell\u2019esercito siriano.<\/p>\n<p align=\"justify\">Molte di queste persone sono arrivate in un nuovo campo, vicino a Tabqa, dove abbiamo potuto incontrarle ed essere invitate nelle loro tende, ad ascoltare le difficolt\u00e0 che hanno affrontato: dal freddo gelido dell\u2019inverno, al caldo torrido in estate, ma anche la loro determinazione nello stare insieme e insistere sul fatto che un giorno torneranno in Afrin.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questo inverno, con gli attacchi a Tabqa e la presa di potere sulla regione da parte del Governo Transitorio siriano e le sue bande jihadiste affiliate, questa gente \u00e8 stata ancora una volta costretta violentemente ad andarsene.<\/p>\n<p align=\"justify\">Situata all\u2019estremo ovest del nord della Siria, la regione di Afrin \u00e8 stata liberata dal regime di Ba\u2019ath nel 2012 durante la Rivoluzione del Rojava. Come in tutto il territorio liberato, la societ\u00e0 stessa ha stabilito istituzioni democratiche di auto-governo. Da allora, il popolo governa se stesso tramite il sistema delle comuni e dei consigli, in un\u2019economia comunalista portata avanti grazie alle cooperative e sviluppando un senso di comunit\u00e0 fortificato attraverso l\u2019educazione popolare.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u201c<i>Questo vuol dire che per qualsiasi decisione venga presa, la comune \u00e8 coinvolta, come per quanto riguarda la soluzione dei problemi. La comune crea l\u2019organizzazione della societ\u00e0; \u00e8 ci\u00f2 a cui diamo maggiore importanza tra tutte le istituzioni e consigli. Ognuno trova il proprio posto nella comune\u201d<\/i> ci dicono le donne attive nelle istituzioni del campo autogestito in Tabqa.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questo sistema democratico, in cui ogni individuo partecipa al processo decisionale in modo che tutto sia in accordo agli interessi del bene comune, rappresenta la visione della vita libera per il popolo della Siria del Nord -Est. La vita \u00e8 basata su valori democratici ed ecologici, con la liberazione delle donne e l\u2019uguaglianza di genere come punto centrale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Le donne continuano la loro storia sulla vita in Afrin:<i> \u201c<\/i><i>All\u2019inizio della Rivoluzione del Rojava, nel 2012\/2013, Afrin viveva di un\u2019economia circolare e autosufficiente. La gente si nutriva direttamente dalla terra che viveva. [\u2026] Ogni casa aveva alberi e giardini. Quando si coltivano le piante per venderle, per creare pi\u00f9 profitto spesso si usano fertilizzanti chimici, questo tipo di cose non si facevano in Afrin. Quando le donne si prendevano cura della coltivazione del cibo, lo facevano secondo le necessit\u00e0 della loro casa e talvolta anche di quelle dei vicini e delle amiche. Afrin fu isolata, assediata, ma avremmo potuto vivere cos\u00ec per altri dieci anni. Perch\u00e9? Perch\u00e9 ogni casa aveva il proprio giardino e poteva provvedere per se stessa. <\/i><i>Le donne avevano un ruolo in questo, coltivando e innaffiando la terra. Piantavano qui fiori e l\u00ec pomodori, una rosa delicata qui e i fagioli pi\u00f9 in l\u00e0. La gente di Afrin faceva crescere tutto, faceva da s\u00e9. Inoltre, ogni casa aveva una pecora per lo yogurt, il latte e il formaggio e anche questi erano per lo pi\u00f9 presi in cura dalle madri.\u201d<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">Le donne ci parlano con orgoglio della naturale economia circolare e dell\u2019importanza dell\u2019autosufficienza in tempi di guerra e assedio. Il ruolo delle donne e delle madri in questo, come portatrici di questa vita comunitaria, \u00e8 fondamentale per loro. Ci parlano di quanto verde fosse la loro terra madre in Afrin, in contrasto con i paesaggi aridi in cui ora stanno cercando di ricostruire le loro vite.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-2125\" src=\"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/signal-2026-01-27-221432_002-1024x682-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"608\" height=\"405\" srcset=\"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/signal-2026-01-27-221432_002-1024x682-1.jpeg 1024w, https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/signal-2026-01-27-221432_002-1024x682-1-300x200.jpeg 300w, https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/signal-2026-01-27-221432_002-1024x682-1-768x512.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 608px) 100vw, 608px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\">\u201c<i>Si potrebbe pensare che non si possa piantare niente [qui], ma guarda, abbiamo piantato di tutto\u201d.<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">Quando parlano del verde non pensando a un verde qualunque, non al verde dell\u2019erba rigogliosa o al verde abete, bens\u00ec il grigio-verde degli alberi d\u2019ulivo. Afrin \u00e8 nota infatti per le sue olive e la sua produzione d\u2019olio. L\u2019esercito turco, che ha violentemente distrutto la vita comunale in Afrin nel gennaio 2018, ha chiamato la sua offensiva militare \u201cOperazione Ramo d\u2019Ulivo\u201d. Una nuova offensiva contro Afrin inizi\u00f2 il 20 di gennaio, con il nuovo gruppo mercenario \u201cSyrian National Army\u201d (SNA), creato con l\u2019intenzione di implementare gli interessi turchi dall\u2019altro lato del confine, in Siria.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u201c<i>Durante la guerra di Afrin c<\/i><i>i furono improvvisamente<\/i><i> aerei di guerra nel cielo sopra di noi. Non avevamo mai visto niente di simile nelle nostre vite, non avevamo esperienza della guerra\u201d<\/i> ci racconta una donna.<\/p>\n<p align=\"justify\">Gli interessi turchi erano incentrati sulla difesa del concetto di patria per cui unicamente un gruppo etnico, una lingua, una cultura e una religione sono legittimate a chiamare &#8220;casa&#8221; quella terra. Per imporre questo tipo di pensiero, lo Stato turco si \u00e8 basato sulla negazione della societ\u00e0 curda, della lingua curda, dell&#8217;etnia e della cultura curda. La vivace vita comunitaria sviluppatasi attraverso la Rivoluzione del Rojava dall&#8217;altra parte del confine turco, in Siria, minacciava di smentire questo concetto, soprattutto perch\u00e9 era guidata dall\u2019iniziativa curda. Le donne di Afrin raccontano come, attraverso la resistenza condivisa delle donne, le divisioni etniche furono superate, assumendo loro un ruolo di primo piano, di avanguardia, per l&#8217;intera societ\u00e0.<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"justify\"><i>La verit\u00e0 \u00e8 che le donne sono coloro che guidano la vita da migliaia di anni. E noi, nel mezzo di tutto questo, abbiamo dovuto affrontare tantissime difficolt\u00e0. Che ci piaccia o meno, nella cultura, nella religione, ovunque ci sono usi e tradizioni. Lo sforzo e il lavoro del movimento delle donne \u00e8 diventato modello e fonte di forza per noi. Nella societ\u00e0, in quanto donne, per costruire l\u2019autonomia delle donne, per conoscerci e liberarci\u2026 e con ci\u00f2 essere avanguardia per tutte le donne nel mondo\u2026<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\"><i>In Afrin vivevano principalmente donne curde e arabe, con qualche famiglia turkmena. Quando parliamo di costruire una comune delle donne, sentiamo come se l\u2019intera societ\u00e0 si muovesse sulla linea della giustizia. La societ\u00e0 cos\u00ec pu\u00f2 tirare un gran respiro\u2026 pu\u00f2 respirare pi\u00f9 facilmente. Abbiamo fatto educazioni popolari sul tema della difesa dei diritti delle donne, perch\u00e9 la libert\u00e0 non \u00e8 facile\u2026 Liberazione delle donne vuol dire che le donne devono conoscere se stesse. C\u2019\u00e8 bisogno della comune delle donne perch\u00e9 in questa le donne possono condividere i loro dolori e sofferenze causate dalle tradizioni opprimenti, dai padri, fratelli o mariti.<\/i><\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"justify\">Due mesi dopo l\u2019inizio della guerra, il 18 marzo 2018, l\u2019SNA sostenuto dalla Turchia ha iniziato l\u2019occupazione di Afrin. Hanno saccheggiato i villaggi, stuprato, ucciso, rapito, torturato e commesso innumerevoli massacri di civili. Parlare la lingua curda fu proibito e perseguitato e gli uliveti storici furono bruciati. Migliaia di persone furono costrette a lasciare la propria casa. Poich\u00e9 Afrin era diventata un rifugio per molti in fuga da guerre precedenti, come gli attacchi dell&#8217;ISIS a Shengal, questo sfollamento fu il secondo nella vita di molte.\u00a0La gente di Afrin non ha rinunciato all&#8217;obiettivo di tornare a casa e quindi ha viaggiato solo per il tempo necessario. Molte sono andate ad Aleppo o Shehba. Anche Shehba \u00e8 stata poi circondata dall\u2019occupazione turca e dal regime totalitario di Assad e quindi soggetta all\u2019embargo economico e a costanti attacchi. Le centinaia di persone che erano state obbligate a sfollare da Afrin non si sono arrese e hanno sviluppato una visione di una vita libera e comunale nei campi profughi.<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"justify\"><i>Dopo il nostro arrivo [a Shehba], abbiamo passato tre mesi a visitare famiglie nelle tende. Andavamo di casa in casa e parlavamo di come essere donne autonome, individuare i problemi fin da subito e mantenere puliti i\u00a0 figli e l&#8217;area circostante. Perch\u00e9 quando le donne sono ben preparate e sicure di s\u00e9, possono provvedere a tutta la famiglia. Successivamente, ci siamo incontrate nel consiglio di comunit\u00e0. Abbiamo discusso della nostra situazione, della situazione della guerra, di come eravamo state sfollate e di come volevamo organizzarci in futuro.<\/i><\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"justify\">Nei campi profughi veniva organizzata anche l&#8217;autodifesa. <i>&#8220;Se arrivava uno sconosciuto (al campo), qualcuno del comitato di autodifesa controllava immediatamente chi fosse. Ora, tre quarti dei membri del comitato per l&#8217;autodifesa sono donne. In generale, sono le donne che fanno pi\u00f9 lavoro. Nonostante tutte le difficolt\u00e0 nelle tende, specialmente per le famiglie con bambini, le donne stanno resistendo, si organizzano e difendono se stesse e le loro famiglie.&#8221; <\/i>L&#8217;autodifesa prevede diversi ruoli. Alcune fanno da guardia, vanno in pattuglia e imparano ad usare le armi. Altre &#8220;dicevano che erano necessarie a casa, ma che avrebbero informato le altre se avessero notato problemi.&#8221; Il loro obiettivo non era solo organizzare bene la vita quotidiana in condizioni di guerra, ma soprattutto creare un futuro in grado di superare la guerra.<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"justify\"><i>Avevamo allestito un asilo a Shehba. Tutto era pronto per il primo giorno dei bambini. Gli insegnanti avevano dipinto immagini sul muro. Mi hanno chiesto: &#8216;Dovremmo dipingere un&#8217;auto?&#8217; Ho detto: &#8216;Tutto ci\u00f2 che dipingiamo dovrebbe essere della natura.&#8217; Mi chiesero: &#8216;Perch\u00e9?&#8217; e io dissi: &#8216;Cos\u00ec che i bambini, sia le bambine che i bambini, possano osservare la natura e trovare la pace. Cos\u00ec che crescano con amore. Quando osservano la natura, l&#8217;amore si sviluppa dentro di loro. Allora ameranno anche ci\u00f2 che li circonda in generale.&#8217; Gli insegnanti erano d&#8217;accordo. Chiunque ami la natura ama tutto. Ma abbiamo dovuto lasciare l&#8217;asilo nido e andarcene da Shehba.<\/i><\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"justify\">Per sette anni, la gente di Afrin ha vissuto a Shehba, continuando la propria autogestione nei campi e difendendo questi valori dagli attacchi turchi. <i>&#8220;Quando le tue mani piantano qualcosa nella terra, costruisci conoscenza ed energia. Quando sei separata da quello&#8230; Hai visto cosa stanno facendo agli ulivi di Afrin? Stanno abbattendo gli ulivi. L&#8217;hai visto? Non puoi separare le donne di Afrin dalla natura. La gente pensa che nei campi non cresca nulla. Ma abbiamo piantato di tutto. Essere separate da questo \u00e8 come essere separate dalla propria bellezza, dall&#8217;amore della vita, dal proprio spirito.&#8221;<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-2124\" src=\"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/signal-2026-01-27-221437.jpeg\" alt=\"\" width=\"596\" height=\"335\" srcset=\"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/signal-2026-01-27-221437.jpeg 990w, https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/signal-2026-01-27-221437-300x168.jpeg 300w, https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/signal-2026-01-27-221437-768x431.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 596px) 100vw, 596px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\">Quando il regime di Assad \u00e8 stato rovesciato nell&#8217;autunno del 2024, la Turchia ha colto l&#8217;occasione e ha attaccato la regione con attacchi aerei e di terra da parte dell\u2019SNA e dell&#8217;esercito turco. Il 2 dicembre 2024, i campi profughi sono stati evacuati e la popolazione \u00e8 stata costretta a fuggire nuovamente.<\/p>\n<p align=\"justify\"><i>&#8220;Questo ha un impatto sulle persone <\/i><i>e l<\/i><i>e donne sono le pi\u00f9 colpite, <\/i><i>p<\/i><i>erch\u00e9 spesso sono legat<\/i><i>e <\/i><i>alla casa, a prendersi cura della casa, a crescere i figli. Che tutto ci\u00f2 che \u00e8 necessario per la vita <\/i><i>sia disponibile o meno, che ci sia lavoro o meno, che tutto funzioni bene o meno&#8230; L<\/i><i>e <\/i><i>colpisce, <\/i><i>le coinvolge<\/i><i> molto. Alcuni problemi e difficolt\u00e0 si riscontrano a causa di <\/i><i>questo dover fuggire<\/i><i>,&#8221;<\/i> spiega una delle donne.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un&#8217;altra donna aggiunge:<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"justify\"><i>Quando abbiamo dovuto fuggire da Shehba e siamo venute qui, pensa, era pieno inverno. Eravamo nelle tende al freddo. Ma le donne resistevano e si difesero nei campi, perch\u00e9 una donna che non \u00e8 organizzata e non sa difendersi, non pu\u00f2 vivere in tali condizioni. [\u2026] Insieme, le donne si sostengono a vicenda e si incoraggiano a sfidare le condizioni pi\u00f9 avverse.<\/i><\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"justify\">Alcune famiglie andarono in citt\u00e0 e trovarono lavoro, altre si trasferirono in altri campi profughi, come le donne intervistate a Tabqa, e altre ancora si trasferirono ad Aleppo. Ad Aleppo, furono integrate nelle comunit\u00e0 di quartiere nei distretti autonomi di Sheikh Maqsoud e Ashrafieh e si impegnarono nei comitati.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel processo dei negoziati per l&#8217;integrazione delle unit\u00e0 di autodifesa delle Forze Democratiche Siriane (SDF) nel governo di transizione, il 10 marzo 2025 \u00e8 stato raggiunto un accordo. L&#8217;obiettivo del processo di democratizzazione \u00e8 creare una Siria in cui tutti gli abitanti possano trovare una casa comune.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il punto numero 5 dell&#8217;accordo afferma: <i>&#8220;Garanzia del ritorno di tutti i siriani sfollati nelle loro citt\u00e0 e villaggi e garanzia della loro protezione da parte dello Stato siriano.&#8221;<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">E il punto 7: <i>&#8220;Rifiuto delle richieste di divisione, discorsi d&#8217;odio e tentativi di seminare discordia tra i gruppi demografici della Siria.&#8221;<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">Aleppo ha avuto un ruolo speciale nell&#8217;attuazione dell&#8217;accordo e nella decentralizzazione della Siria. Le Forze Democratiche Siriane (SDF) affidarono la sicurezza dei quartieri autogovernati alle forze di sicurezza interne radicate nei comitati di autodifesa della comunit\u00e0. Nell&#8217;aprile 2025, il consiglio civile dei quartieri ha firmato un accordo con il Governo di Transizione Siriano. Questo accordo conferm\u00f2 che i due quartieri sarebbero rimasti autogestiti pur rimanendo riconosciuti come parte di Aleppo, rispettando l&#8217;identit\u00e0 sociale e culturale dell&#8217;area. Il resto delle strade di Aleppo sarebbero dovute restare aperte e la responsabilit\u00e0 della sicurezza dei quartieri doveva essere condivisa.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2123 alignleft\" src=\"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/signal-2026-01-27-221426_003-768x512-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"330\" height=\"220\" srcset=\"https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/signal-2026-01-27-221426_003-768x512-1.jpeg 768w, https:\/\/jineoloji.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/signal-2026-01-27-221426_003-768x512-1-300x200.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 330px) 100vw, 330px\" \/>Verso la fine dell&#8217;anno, divenne sempre pi\u00f9 chiaro che i processi di democratizzazione e decentralizzazione in Siria non sarebbero stati attuati rapidamente, ma anzi, stavano per essere bloccati. Le tensioni erano particolarmente evidenti nei dintorni di Aleppo e a dicembre, le forze governative hanno bloccato le strade di accesso ai quartieri, ostacolando la consegna dei rifornimenti. Dopo alcuni attacchi a manifestazioni pubblici sono poi seguiti scontri militari tra il governo e le forze di sicurezza interna.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il 6 gennaio 2026, milizie mercenarie fedeli al Governo di Transizione Siriano e alla Turchia hanno lanciato un attacco mirato contro civili e infrastrutture utilizzando armi pesanti. Hanno ucciso e distrutto tutto con metodi disumani. Molte persone hanno lasciato i loro quartieri, avventurandosi ancora una volta nell&#8217;ignoto. Altre hanno risposto all&#8217;appello delle comuni e dei consigli, decidendo di rimanere nei loro quartieri e resistere. Le forze di sicurezza interna dell&#8217;amministrazione autonoma hanno difeso i quartieri e resistito per giorni, mentre i gruppi jihadisti continuavano a mostrare la loro completa distorsione della vita, catturando civili, mutilando e profanando i corpi degli assassinati. Tante donne, in particolare, hanno subito violenze da parte degli aggressori fascisti jihadisti. Questa guerra in Siria sta portando via la vita dalla sua terra madre in tutti i sensi materiali e allo stesso tempo attacca il modo stesso di definire la casa come qualcosa di vivo, qualcosa che pu\u00f2 aprire una via verso la pace. La gente del Rojava, nonostante le lacrime agli occhi, nonostante il dolore che ogni guerra porta, sa per certo: solo una vita di resistenza pu\u00f2 portare pace nella loro casa. Anche dopo otto anni di occupazione di Afrin, la popolazione \u00e8 ancora determinata a tornare.<\/p>\n<p align=\"justify\"><i>&#8220;Tutti dicono che le milizie hanno preso il controllo di Afrin, abbattuto gli alberi, ucciso, occupato e distrutto tutto. Ma vogliamo tornare nella nostra terra. Renderemo Afrin di nuovo verde, proprio come prima. Noi donne abbiamo questa convinzione.&#8221;<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">Una delle donne conclude cos\u00ec la conversazione e subito un&#8217;altra aggiunge:<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"justify\"><i>Dico che, quando torner\u00f2 ad Afrin, andr\u00f2 in cima a una montagna, costruir\u00f2 una casa di argilla e ci vivr\u00f2. Saremo autosufficienti e non abbandoneremo mai pi\u00f9 questa cultura. Torneremo alla nostra cultura, al nostro modo di vivere, cos\u00ec da poter facilmente lasciarci alle spalle gli anni in cui abbiamo dovuto lasciare Afrin.<\/i><\/p>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[Interviste di Novembre 2025] Da tutto il mondo, dal Venezuela al Kurdistan, in Palestina, Sudan e Somalia, le guerre avanzano e i popoli sono costretti a lasciare le loro case e terre. Le forze che portano avanti la guerra condividono un punto in cui le loro narrative convergono: il tema della casa. 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