“Nella corsa senza scopo e nell’eccessiva velocità della modernità, la poesia, Il racconto, insomma l’arte è un metodo per viaggiare dentro noi stesse, un sereno pulsare a ritmo della vita, dell’universo. Essere respiro per le persone che hanno tagliato la loro relazione con la natura, che sono rimaste senza fiato all’interno della civiltà, intessuta di cemento- acciaio-vetro”. Nagihan Akarsel – Voce Arcaica
Quando abbiamo deciso di organizzare il Festival Voce Arcaica come compagne di Jineoloji in Italia, siamo partite dalla convinzione che la migliore risposta a chi voleva togliere voce alla lotta di Nagihan Akarsel fosse continuare il suo lavoro. Nagihan ci ha trasmesso che la cultura non è un ornamento. È l’anima della resistenza. È il modo in cui una comunità dice: esisto, penso, sento, e nessuno mi cancella. Così il festival di Arte e Cultura a lei dedicato è giunto quest’anno alla sua terza edizione che si terrà a Roma, il 7 Novembre 2026, al Teatro Biblioteca Quarticciolo.
Perché abbiamo immaginato un festival? Perché l’arte? La risposta risiede proprio nel pensiero di Nagihan secondo cui l’arte non è lusso, è necessità! Quando sei in lotta, quando combatti contro il patriarcato, quando difendi il diritto a parlare la tua lingua e a essere donna nel tuo territorio, hai bisogno di poesia. Hai bisogno di musica e arte. Hai bisogno di vedere altre donne che creano, che sognano, che trasformano il dolore in bellezza.
Ed il Festival è nato da questo intento, per seguire il suo esempio, con l’idea che l’arte sia il linguaggio più profondo e vicino alla società e alle donne. Un linguaggio che riesce a connettere profondamente le donne in una maniera naturale, affettuosa, limpida e senza sovrastrutture.
L’arte, per Nagihan e per noi che continuiamo il suo lavoro, rappresenta la vitalità della donna, la sua consapevolezza, la sua bellezza e la sua lotta per l’esistenza.
Quando una donna si esibisce al Festival, non lo fa solo per se stessa ma per tutte le altre che non possono essere lì, per le prigioniere, per le martiri, per le donne che verranno in futuro. La cultura per Nagihan era anche questo: era il modo di mantenere viva la memoria e di raccontare le nostre storie, quelle delle nostre antenate, per continuare a farle vivere, e attraverso questo creare sapere, il sapere della società.
Nagihan andava di città in città, di regione in regione, e raccoglieva le donne, si sedeva con loro, ascoltava le loro storie, le loro lotte non come chi raccoglie dati, ma come una sorella che riconosce nella tua storia la propria. Affermava che l’incontro tra donne è politico. Che quando due donne si guardano negli occhi e riconoscono la propria lotta nell’altra, accade una rivoluzione. Ed è questa la Jineoloji che Nagihan costruiva: non una teoria astratta ma una pratica viva, un modo di guardare il mondo partendo da quello che le donne sanno, sentono e percepiscono. Ha fondato la Kurdish Women’s Library, Archive and Research Center a Sulaymaniyah: una biblioteca, un archivio, un centro di ricerca dove le donne potessero scrivere la propria storia: “Scrivere la storia delle donne attingendola dalla voce delle donne”. Era in quel Centro che voleva lavorare, con i suoi articoli per la rivista Jineolojî, pubblicata in Bakur, che coordinava come membro della redazione, mescolando la ricerca con la poesia, la storia con il presente, la ragione con il cuore.
Ed è seguendo il suo esempio e insegnamento che, da tre anni ad oggi, al Festival accade ciò che Nagihan realizzava: le donne si mettono insieme per creare bellezza, per riconoscersi, per dedicarsi con cura e amore all’organizzazione di Voce Arcaica. Siamo convinte come lei che l’arte è politica, che la cultura è lotta e che le donne insieme sono inarrestabili. È per questo che il Festival dedicato a Nagihan e promosso dall’Accademia di Jineoloji viene organizzato in sinergia con altre realtà di movimento, quali Rete Jin, Donne che tessono il futuro, Gioventù Internazionalista – Oltre e Non Una di meno Roma. Il Festival per noi è il luogo dove Nagihan vive ancora; è il luogo dove l’arte viene celebrata come un atto di resistenza. Ogni anno aggiungiamo voci, storie, bellezza.
Le artiste che si esibiscono portano spettacoli teatrali dove le donne raccontano le loro storie di lotta, di resistenza, di quotidianità straordinaria; musica dalle diverse parti del nostro territorio e del mondo; danza che trasporta le parole di Nagihan attraverso i gesti del corpo.
È uno spazio pieno di energia, dove insieme alle esibizioni si mescolano momenti laboratoriali aperti e accessibili a tutte, legati ai saperi delle donne. Questa energia ci ha dato la spinta di organizzare per la terza edizione delle tappe itineranti del Festival, per fare in modo di far conoscere Nagihan, il suo modo di vita e quello in cui credeva, a più donne possibili; abbiamo fatto viaggiare la sua conoscenza ispirandoci al suo metodo per conoscere donne diverse. Le tappe itineranti del Festival sono state organizzate a Reggio Calabria, Roma, Torino e Bologna. Sono stati momenti di approfondimento, laboratori e arte in cui filo conduttore degli incontri sono stati la presentazione del libro “Voce Arcaica”, una raccolta di 16 articoli di Nagihan, e il ricamo collettivo del suo volto, dando vita ad una creazione collettiva carica dell’energia e della storia delle mani delle donne che la vanno via via ricamando. La costruzione del Festival e delle tappe itineranti è stato un momento importante nella individuazione e messa in atto di un metodo di lavoro comunale, basato sull’ascolto reciproco, sulla valorizzazione delle differenze attraverso una divisione di compiti in base ad abilità e voglia di misurarsi, sulla creazione di un clima di fiducia collettiva e voglia di partecipazione creativa, che ha stimolato un’analisi attenta del contesto in cui ci siamo trovate ad operare sulla base del principio: “La Jineoloji può aiutare a riempire il vuoto tra la percezione dei problemi e il senso di fiducia nel collettivo, può riuscire a far capire che hai un ruolo nella comunità locale”.
“Ognuna di noi ha una storia relativa ad un albero: un albero dei desideri dove lasciamo il nostro cuore, un’ombra in cui ci rifugiamo, o la fonte dell’aria che respiriamo, una fonte di fiducia su cui ci appoggiamo nel dare significato alla vita, nel sentirci parte della natura, nella nostra ricerca di comprendere l’universo. L’albero è quasi un universo che ci dà la conoscenza della totalità …” Nagihan Akarsel – Voce Arcaica

La prima tappa si è svolta a Reggio Calabria, il 18 Settembre presso il Parco Ecolandia, un balcone verde sullo Stretto di Reggio e Messina luogo di sedimentazione di innumerevoli passaggi, migrazioni, scambi, miti i cui significati aspettano di essere indagati nella prospettiva di una storia delle donne.
Sedute nella capanna verde creata dai rami degli alberi di gelso, una trentina di donne di varie età e provenienza geografica da vari luoghi della Calabria e del mondo (donne afgane e curde) , qualche uomo e bambine, in un intreccio di fronde, generi, generazioni, fedi, etnie, culture, tradizioni, siamo entrate in contatto con l’interpretazione della Jineoloji e il pensiero di Nagihan attraverso la lettura a più voci di alcuni brani del suo libro, accuratamente scelti e introdotti da domande ad hoc e brevi commenti, al fine di cogliere alcuni snodi per noi particolarmente significativi delle sue riflessioni.
Dopo una breve introduzione sul Festival Voce arcaica e sulla figura di Nagihan, è stato illustrato il progetto della rete Donne che tessono il futuro e la Conferenza sulla terza guerra mondiale che si terrà a Roma nel febbraio 2027. Le attività creative, quali il ricamo del volto di Nagihan, la pittura con tinte naturali, la vetrofania sono state svolte in contemporanea, dando la possibilità alle persone partecipanti di scegliere la forma più congeniale per esprimere la propria creatività e sono state concluse dalle danze popolari curde. L’organizzazione del laboratorio di ricamo, obbligandoci alla ricerca di telai, matassine e tela fra i lasciti di mamme e nonne, è diventata essa stessa uno scavo nella memoria personale e una riflessione collettiva sull’esproprio storico di arti e saperi delle donne o sulla loro svalutazione, perché bollati di scarso valore in quanto attività femminili casalinghe. Richiamando il mito greco di Procne e Filomela (e la fiaba popolare calabrese di Milindonna), abbiamo ragionato sull’arte del ricamo (e della tessitura) come importante forma espressiva, narrativa e persino di denuncia, quando le donne sono private della parola, e di quanto sia importante che le donne alzino la loro voce, le loro grida.
Il punto di partenza per la realizzazione di questa tappa del Festival è stata la ricerca di realtà femminili e singole donne con cui abbiamo avviato, nel corso degli anni, relazioni significative per operare in sinergia sul territorio sia cittadino che provinciale. Il gruppo promotore e organizzatore a livello locale è stato composto, oltre che da noi compagne di Jineoloji, da Rete Jin, da Unione Donne in Italia Reggio Calabria, Eurocoop Camini Jungi Mundu cooperativa sociale del borgo di Camini (RC), Parco Ecolandia parco ludico tecnologico e ambientale Reggio Calabria, CSOA Cartella Reggio Calabria.
“Abbiamo bisogno di una voce che ci chiami alla cascata di emozioni e pensieri di questa epoca…Una voce che descriva tanto l’antico e l’arcaico, quanto il presente…Una parola che ci faccia sentire che non siamo soli nell’universo, che completi la nostra energia. Abbiamo bisogno di una sillaba che non separi l’emozione dal pensiero, l’anima dalla mente, la luce dall’oscurità, la filosofia dalla sociologia.” Nagihan Akarsel – Voce Arcaica
Il 25 Settembre, a Roma, si è svolta la seconda tappa del Festival al Casale Garibaldi, uno spazio sociale e culturale nel cuore del quartiere di Roma Est, che ha accolto la giornata diventando luogo di incontro, condivisione e partecipazione. Anche questa tappa è nata da un lavoro collettivo, costruito attraverso la collaborazione e il coinvolgimento di diverse realtà come Jineolojî, Rete Jin, Donne che tessono il futuro e Non Una di Meno Roma, unite dal desiderio di far circolare il pensiero della Jineolojî e mantenere viva la memoria di Nagihan attraverso pratiche e linguaggi differenti. Le donne del Casale hanno partecipato attivamente alla realizzazione della serata, contribuendo a creare un ambiente accogliente e a dare forma a un momento pensato per incontrarsi e conoscersi.
La giornata si è svolta nel grande giardino del Casale e si è aperta con un laboratorio creativo, dedicato al ricamo del volto di Nagihan e alla realizzazione di segnalibri di carta, dove ogni donna ha potuto imprimere attraverso ago e fili colorati qualcosa che raccontasse di sé. Il ricamo, che accompagna il viaggio del Festival nelle sue diverse tappe, è diventato anche a Roma un’occasione per ritrovarsi attorno a un gesto comune e contribuire, ciascuna a modo proprio, a mantenere viva una storia. A seguire, la presentazione del libro Voce Arcaica è stata arricchita da letture a più voci: le parole hanno viaggiato nell’aria incontrando le persone presenti e offrendo l’occasione di avvicinarsi alla vita, al pensiero e al lavoro di Nagihan Akarsel, così come alla Jineolojî e al valore della memoria nella costruzione di percorsi collettivi. La partecipazione ha restituito la pluralità del quartiere e delle realtà che lo attraversano: erano presenti persone di generi ed età differenti, alcune delle quali abitano proprio nella zona. La serata si è conclusa con l’esibizione di Le Coeur, coro di donne di Tor Pignattara, che ha portato al Casale Garibaldi canti di lotta e resistenza, provenienti da diverse parti del territorio e del mondo. La tappa romana ha così intrecciato memoria, creatività, pensiero e musica in uno spazio profondamente legato alla vita del quartiere; il Festival ha trovato un’occasione per far incontrare persone e percorsi diversi, ricordandoci come la memoria possa continuare a vivere non soltanto nelle parole, ma anche nei gesti condivisi, nelle cene sociali, nelle voci che si uniscono e nelle relazioni che, incontro dopo incontro, continuiamo a tessere.

“La soglia rappresenta un inizio. Nel momento in cui si attraversa la soglia, si va verso il nuovo. Anche l’empatia è una soglia di comprensione, è un metodo di comunicazione. Richiede la libertà da tutte le ansie e paure. In definitiva, è creare un ponte verso il cuore di un’altra persona. È raggiungere quel cuore, permettere di comunicare con la sua mente e rendere comprensibile a parole il significato a cui si è arrivate.”
Nagihan Akarsel – Voce arcaica
A Torino, la terza tappa del Festival si è svolta il 4 Ottobre: una data carica di significato, essendo il giorno dell’uccisione di Nagihan avvenuta quattro anni fa. É stata una giornata pensata per far conoscere la Jineolojî alle donne e alle persone che fanno parte dell’ampia rete di relazioni costruita negli anni dalle organizzazioni legate al Movimento presenti sul territorio: Gioventù internazionalista – Oltre, le compagne della Rete Donne che tessono il futuro e I.A.O. – Iniziativa delle Alpi Occidentali. Per dare forma allo spazio anche attraverso l’arte, abbiamo allestito una mostra di poster e quadri provenienti dalle nostre case, affiancandoli alle opere di Parwana, artista di protesta afghana anarco-femminista. Un modo per portare all’interno dell’iniziativa frammenti delle nostre vite e sensibilità, intrecciandoli con linguaggi artistici capaci di raccontare esperienze e resistenze. La giornata si è svolta al Cecchi Point, una casa di quartiere in cui la nostra rete di compagne e compagni è molto presente: uno spazio vicino, situato nel territorio in cui molte di noi vivono e lavorano. Un luogo che ha accolto l’incontro, rendendolo parte della vita del quartiere. Nell’organizzazione dell’evento abbiamo cercato di coinvolgere personalmente le donne incontrate in questi tre anni di attività politica legata ai valori del Movimento, invitandole a partecipare e proponendo loro un ruolo nella realizzazione della giornata. L’obiettivo era costruire un momento condiviso, in cui ciascuna potesse sentirsi parte dell’iniziativa. Tra le persone presenti si è registrata una forte partecipazione di donne giovani, all’interno di un pubblico composto da persone di età, provenienze, generi e classi sociali differenti. Durante l’incontro abbiamo parlato della vita e del lavoro di Nagihan Akarsel e della Jineolojî, letto un estratto di Voce Arcaica e riflettuto sul significato delle memorie sociali per esistere e resistere. Il clima creatosi durante la presentazione ha incoraggiato diverse persone del pubblico a intervenire, contribuendo alla discussione e trasformando il momento in uno spazio di confronto e condivisione. La giornata si è conclusa con lo spettacolo Voci e memorie, un momento intenso, energico, partecipato ed emozionante. Sul palco si sono alternate molte artiste di teatro e musica e due cori transfemministi che hanno portato canti in lingue diverse, provenienti da differenti storie di resistenza. Attraverso le parole, le opere e le voci che hanno attraversato la giornata la memoria di Nagihan Akarsel si è intrecciata con storie di resistenza diverse, trovando spazio nella pluralità delle esperienze presenti. La giornata ha così aperto uno spazio di incontro tra percorsi, generazioni e sensibilità differenti, ricordandoci come la memoria non sia soltanto qualcosa da custodire, ma anche una pratica da condividere e mantenere viva nelle relazioni.
“Welatparezi significa lottare basandosi sulla propria identità. Perché ogni pianta fiorisce sulle proprie radici… lottare attraverso la struttura sociale e le contraddizioni in cui (ciascuna donna) è cresciuta. Un’identità socialista astratta o un’identità delle donne astratta non ha molto significato” Nagihan Akarsel – Voce arcaica
A Bologna l’incontro è stato organizzato dalle compagne di Rete Jin Bologna e Piacenza e dall’Associazione Armonie, uno spazio che custodisce una storia importante per il percorso della Jineolojî in Italia. Infatti Armonie è un’associazione di donne per le donne e, nel corso degli anni, la sua sede ha ospitato le assemblee di Rete Jin e la prima formazione di Jineolojî in Italia, nel 2017. Ritrovarsi qui ha significato tornare in un luogo attraversato da esperienze, legami e percorsi comuni, dando continuità a una storia che vive nelle relazioni tra le donne. La giornata si è articolata in tre momenti, diversi tra loro ma uniti dal desiderio di incontrarsi, condividere e alimentare legami. Il primo è stato dedicato al laboratorio di ricamo del volto di Nagihan Akarsel, che sta viaggiando di tappa in tappa insieme al Festival Voce Arcaica. È stato un momento molto partecipato sul piano emotivo, vissuto in un clima bello e accogliente. Attraverso il gesto del ricamare, le mani si sono incontrate attorno a un’immagine che porta con sé una memoria da custodire e tramandare. Un’attività semplice e collettiva, capace di creare vicinanza e di dare spazio alle emozioni condivise. A seguire, l’esibizione del coro di lotta delle Infrangibili, di cui fanno parte anche molte compagne di Rete Jin Piacenza, ha portato l’energia della musica e del canto, coinvolgendo le donne partecipanti in un clima di solidarietà e forza, in cui le voci si sono intrecciate dando espressione a un sentire comune. Il terzo momento è stato dedicato alla presentazione del libro Voce Arcaica, a cura di una compagna di Jineolojî. In un’atmosfera di grande attenzione e interesse, la presentazione ha aperto uno spazio di domande, scambi e riflessioni. Abbiamo letto insieme alcuni estratti, da “Se la donna è chiara come il sole nel suo scopo, trova il suo metodo” a “Iniziare dall’Empatia”, per poi confrontarci sui contenuti e sui significati emersi dalla lettura. Palpabile è stato il desiderio di stare insieme, ascoltarsi e condividere pensieri ed emozioni in un tempo, in cui non è sempre facile incontrare e riconoscere quel sentimento di vicinanza che rinsalda le relazioni, facendo riaffiorare l’amore rivoluzionario.
“Perché comprendere e percepire con empatia, che è la chiave per una corretta socializzazione, crea un’energia positiva. Con questa energia è possibile equilibrare le relazioni e renderle creative”. Nagihan Akarsel – Voce arcaica
Se guardiamo
al cammino fatto, ci accorgiamo che le quattro tappe hanno disegnato una mappa che non avevamo previsto: un balcone sullo Stretto, un giardino a Roma Est, una casa di quartiere a Torino, uno spazio culturale di donne a Bologna che custodisce l’inizio della storia della Jineolojî in Italia. Diversi i luoghi, le età, le provenienze che si sono intrecciate, ma sempre gli stessi gesti: mani che si cercano attorno a un volto ricamato, voci che leggono a turno, domande che arrivano dal pubblico e che a un certo punto non sono più domande ma pensiero collettivo. Quel volto ha viaggiato ancora: a metà ottobre è passato anche per la Conferenza di Jineolojî, organizzata in Olanda, dove altre mani hanno aggiunto altro filo al ricamo.
A conclusione di ogni tappa, molte donne ci hanno detto che avrebbero voluto continuare a stare insieme, a ritrovarsi, a leggere ancora, e così, accanto al Festival, nasceranno incontri di lettura collettiva, dedicati agli scritti di Nagihan quali echi di Voce Arcaica: leggere a più voci, fermarsi sulle pagine che toccano le nostre menti e i nostri cuori, portarle a dialogare con le nostre vite e con i territori in cui viviamo,
continuare a ricamare e tessere relazioni intorno ad una tavola conviviale crea un senso di comunità, di cui molte persone sentono di avere bisogno e che riaffiora dalla nostra memoria più antica. Forse il senso di Voce Arcaica sta proprio qui: è un festival senza platea, dove chi arriva per assistere allo spettacolo, nel bel mezzo ricama, canta, prende la parola, e dove nessuna è una semplice spettatrice. Un luogo in cui la bellezza si crea insieme, e proprio per questo lascia qualcosa di duraturo.
Per noi, del resto, il Festival è una forma di amore, di quell’amore rivoluzionario che costruisce, che cura e che ti mette in cammino. E Nagihan vive nel Festival. Nagihan vive in noi. Lei merita di essere ricordata così: non con le lacrime, ma con la bellezza e la sua forza trasformativa. Nell’Arte. Nell’incontro tra donne. Con la Jineolojî viva!
Ed è con questo spirito che sabato 7 novembre 2026, al Teatro Biblioteca Quarticciolo, a Roma, vivremo il Festival nella sua terza edizione, il momento in cui tutte le tappe si ritroveranno nello stesso spazio, con teatro, musica, danza e laboratori aperti a tutte. Il volto di Nagihan arriverà con noi e sarà esposto nello spazio del Festival, espressione di tutte le mani che lo stanno rendendo vivo a poco a poco. Ma il 7 novembre non sarà un punto d’arrivo. Il filo continuerà a dipanarsi: ogni nuovo incontro aggiungerà altre mani, altri punti, e il ricamo continuerà a crescere nel tour di presentazioni del libro e negli incontri con nuove donne. In questo modo, Nagihan continuerà a viaggiare di luogo in luogo, e ogni volta sarà come se prendesse posto nel cerchio accanto a noi, così come era solita fare lei. Ogni anno porteremo altre donne, altre voci, altri racconti: faremo in modo che quello che Nagihan ha seminato diventi una foresta. E una foresta è l’insieme di tante radici. Ogni donna che siede in cerchio con noi, che prende in mano un ago, legge una pagina, chiede la parola, intreccia le sue radici a quelle che Nagihan ha piantato. È così che il seme diventa foresta!
“Realizzare il bene e il bello, registrato nella libertà, significativo dei valori collettivi e integrante della creatività individuale non è impossibile. Questo è, soprattutto, il nostro modo di essere. Forse dobbiamo rafforzare ulteriormente la teoria della nostra vita comune …Credere che, in un sistema in cui i valori spirituali sono svalutati e l’utopia è definita consapevolmente come un ideale impossibile, sia possibile resistere più di ogni altra cosa con la conoscenza del bene e del bello, con Jineoloji” Nagihan Akarsel – Voce arcaica
