Alzare il volo sino all’orlo dell’abisso superando il dogmatismo soggettivo e oggettivo (1)
“Questa trasformazione possiede caratteristiche cicliche che, in modo lineare, includono molteplici opzioni, sono multicolori e contengono vie e metodi diversi. È un percorso di libertà che non avanza come una linea retta; che riconosce il contributo delle differenze alla ricchezza, al colore e alla diversità della verità; che, superando la tensione dell’assimilazione, dell’omologazione, dell’imposizione, ci invita a una cultura e a una mentalità di convivenza in comune.”
16 ottobre 2025
Hüsna Emek
Con il nuovo paradigma, sperimentiamo cambiamenti profondi nella nostra percezione del sistema, nel nostro mondo mentale, nel nostro modo di pensare e nel nostro approccio verso lo Stato e la rivoluzione. Una nuova definizione di modernità che trascende il pensiero occidentale, la sua modernità e la linea classica della sinistra, il pensiero marxista, la percezione, la rivoluzione e il socialismo, ha aperto la porta a uno spazio mentale nuovo con orizzonti nuovi, che supera confini e rompe schemi. Gli interrogativi posti alla forma dogmatica di credere-agire, che si alimenta con l’idealismo orientale che talvolta trascina verso il fatalismo, ci hanno portato a rafforzare il legame scienza-vita, storia-società. Superare il quadro concettuale, teorico, istituzionale e sistemico che alimenta una mentalità che il dogmatismo approfondisce e blocca, in nome della religiosità e dello scientismo, è possibile solo attraverso una sintesi morale, filosofica e scientifica. Partendo dal mondo mentale, con la semplificazione, l’alleggerimento e la chiarificazione dell’universo di pensieri contrastanti, emerge una potente sinergia che unisce l’energia storica, sociale e universale. La Difesa dell’Essere Umano Libero (Difesa di Atene) di Abdullah Öcalan è, in questo senso, un tesoro che non è ancora stato dibattuto quanto meriterebbe, e attende di essere compreso, vissuto e applicato correttamente. Non è stato così facile come si pensava lottare per superare il rigido determinismo e la meccanicità della filosofia e del pensiero occidentale, lo scientismo positivista allontana dalla realtà della società storica allo stesso modo dei dogmi e dei rigidi schemi dell’Oriente che immobilizzano in nome della fede. Per questo, ne La Difesa dell’Essere Umano Libero, Abdullah Öcalan definisce questa realtà come «alzare il volo al ciglio dell’abisso». Questo volo significa liberarsi dai dogmi del pensiero e del modo di agire modernista-tradizionalista che tracciano limiti, ostacolano lo sviluppo e costituiscono il fardello dell’epoca attuale. Si abbatterà la sovranità dell’oggettività-soggettività, del rigido determinismo che l’Occidente ha inculcato nelle menti in nome dello scientismo e l’Oriente in nome della religiosità; si apre la strada al pensiero libero, alla produzione e al progresso. Nella Roadmap, scritta il 15 agosto 2009, Abdullah Öcalan esamina i modelli che conducono a vicoli ciechi e la soluzione per affrontare il problema sociale, misurandosi con questo tema, constata che «…le teorie di democratizzazione contribuiscono a una soluzione realistica nella misura in cui si liberano dal dogmatismo oggettivo e soggettivo».
Partendo da tutte queste connessioni, possiamo interpretare “alzare il volo al ciglio dell’abisso” come la terza via, una via di pensiero che, all’interno della dialettica tesi-antitesi-sintesi, unisce gli estremi, li confronta e conduce a una nuova sintesi, a un nuovo nascere. Questo volo conduce alla via dell’essere umano libero. Partendo da qui, possiamo anche definire la terza via come il pensiero e l’azione dell’essere umano libero. Da cui scaturisce una nuova definizione di modernità, rivoluzione e socialismo, individuo e società, vita e azione, guerra e vittoria, mentalità e sistema. Questa semplificazione, chiarificazione, rinnovamento della direzione e del metodo, determinazione, capacità di risoluzione, esprime un affinamento. È a partire da questa lettura più raffinata che si la modernità democratica affronta la modernità capitalistica. Il paradigma della modernità democratica dice “no” alla mentalità, al sistema, alle istituzioni, alla personalità e alla vita condizionata dal paradigma della modernità capitalistica dirige. Superando il paradigma meccanico, statalista e di potere, lo sostituisce con il paradigma democratico, ecologico e di liberazione delle donne. Di fronte al paradigma che si erge sulla città-classe-Stato come paradigma dell’uomo dominante, propone il paradigma della società democratica basato sulla via della liberazione delle donne. Questo paradigma, che si nutre del sangue stesso della civiltà democratica, esprime una nuova finestra, uno sguardo, un sentire e una serie di valori aperti a tutte le libertà. Questa innovazione rivela nuove definizioni che raggiungono potere concettuale e teorico, valori mentali, vitali, di personalità, sociali, culturali e politici collegati a queste definizioni, nonché una costruzione istituzionale e sistemica legata a questi valori, e nuove vie di soluzione. In questo senso, il paradigma della modernità democratica è il paradigma delle soluzioni, che supera e trascende la crisi sempre più profonda del sistema capitalistico, in termini di mentalità, politica e sistema. La terza via che si nutre di questo paradigma esprime anche la realtà di essere una via di soluzione.
A partire dagli anni ’90, dalle domande poste al capitalismo e al socialismo reale, emerge la forza per realizzare la trasformazione ideologica, il cambiamento di paradigma. Considerare l’ideologia e il programma statalista come una trappola e giungere alla conclusione che non condurrà alla liberazione, si concretizza nel seguente modo: «Gli Stati di classe capitalisti, socialisti, nazionali unitari e federalisti democratici, lungi dal risolvere i problemi di religione, genere, etnia, ambiente e classe della società gerarchica, sono essi stessi la fonte di questi problemi».
La soluzione cercata al di fuori della via statalista si fonda sulle diverse forme di resistenza praticate nel corso della storia da popoli, individui, famiglia, tribù, profeti, dalle tradizioni sagge, dalle comunità religiose, della donna, e si attualizza come una ricerca multiforme “del nuovo cammino”, dalla difesa delle istituzioni di base della società fino al recupero della libertà perduta dell’individuo. La constatazione che non si può essere “buon schiavo, buon servo, buon lavoratore”, che questi processi portano sola alla “perdita della libertà”, nonché la ricerca di un nuovo socialismo attraverso la critica del marxismo, dà significato e vita alla definizione di società democratica ed ecologica. Nel nuovo cammino, partendo dalla constatazione che, sia la ricerche delle classiche soluzioni islamiche per il Medio Oriente, sia quelle nazionaliste dell’Occidente hanno perso ogni possibilità di successo, diventa chiaro il senso dell’approccio, risolutivo e di liberazione, dell’alternativa curda per una visione senza Stato e una società senza classi. Questa chiarificazione e processo rivoluzionario che conduce al concetto e alla teoria di “civiltà popolare democratica, rivoluzione democratica ed ecologica”, definisce la stretta collaborazione con una scienza indispensabile per la vita. Questa visione condurrà a determinare il campo d’azione e il canale attraverso cui fluirà la forza del significato della Jineolojî, scienza delle donne e della vita. Così il diritto alla legittima difesa diventa garanzia fondamentale, “le vie pratiche realistiche in direzione delle trasformazioni democratiche ed ecologiche” rivelano la ricerca fondamentale e comune di tutte le difese. L’ultima difesa, La questione curda e la soluzione della nazione democratica, difendendo i curdi nelle grinfie del genocidio culturale, acquista una profondità che collega la storia con il presente, come manifesto risolutivo. Il nuovo manifesto, che supera lo stallo e la mancanza di soluzione, si basa sul paradigma democratico, ecologico, sulla liberazione delle donne, e sul potere di un modo di pensare libero che si nutre di questo paradigma.
La terza via è collegata all’essenza, alla direzione del paradigma, che si estende dall’ideologia all’etica, alla coscienza e alla filosofia, nonché dalla politica al sistema, alla via e al metodo di risoluzione, che dirige la guerra e la lotta, la rivoluzione e il progresso sociale, che configura la vita e la personalità. La sua forza e applicabilità è legata alla chiarezza, profondità e sviluppo del paradigma. Abdullah Öcalan definisce questo paradigma come la terza nascita. La prima nascita è quella biologica all’interno del sistema statalista e della società che lo configura; tuttavia, vi è un grande dubbio, mancanza di accettazione e ricerca riguardo all’ideologia statalista, alla personalità e al modo di vita che impongono questo sistema e questa società. La seconda nascita inizia con l’obiettivo di resistere alla violenza, alla negazione e all’annientamento imposti dal sistema colonialista e dallo Stato-nazione, trascinando il proprio Stato-nazione in direzione del socialismo scientifico e diventare Stato e potere. La terza nascita è raggiungere il paradigma della modernità democratica e l’ideologia del socialismo democratico, sulla base del superamento e del rifiuto dello Stato e del potere. In questo senso, la terza via trova significato e vita con questo nascere. È un nascere che riunisce nuovamente scienza e società con etica, filosofia e politica, che le fonda nuovamente con la Jineolojî. La filosofia di questo nascere, di questo paradigma che fa alzare il volo sull’abisso, è la filosofia della libertà, la filosofia della vita libera; la sociologia che respira è la sociologia della libertà. È la filosofia dell’essere umano libero basata sul superamento dei dilemmi profondi, estremi, contrapposti affrontati con la filosofia occidentale. Contiene un’interpretazione dialettica che conduce allo sviluppo libero, creativo e positivo, superando dilemmi come soggetto-oggetto, donna-uomo, anima-corpo, emozione-ragione, individuo-società, ecc., dilemmi che creano profondi abissi nel mondo dell’essere e della libertà. Definisce la dialettica come la coesistenza di contrari che si trasformano reciprocamente, invece dell’unione di opposti che si annullano e si sottomettono. Questa trasformazione possiede caratteristiche cicliche che, in modo lineare, includono molteplici opzioni, sono multicolori e contengono molteplici vie e metodi. È una linea di libertà che non avanza come una linea retta; che riconosce la partecipazione delle differenze alla ricchezza, al colore e alla diversità della verità; che, superando la tensione dell’assimilazione, dell’omogeneizzazione, dell’imposizione, riunisce intorno a una cultura e a una mentalità di convivenza comune.
Questo articolo è stato tratto in forma abbreviata dal numero 34 della rivista Jineolojî, con il tema «LA TERZA VIA».